Le questioni del parlamentarismo
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I lettori del Soviet sono troppo bene edotti sui precedenti della questione, sia per la trattazione fattane da noi in Italia, sia per la copiosa riproduzione di quanto si è affermato e scritto al proposito in altri paesi.
Le tesi di Bucharin, in conformità al parere del Comitato Direttivo, conchiudevano per la partecipazione obbligatoria all’azione elettorale e parlamentare, a scopo di agitazione rivoluzionaria e con carattere affatto antitetico al metodo socialdemocratico.
La commissione – a cui non prese parte alcun italiano, come anche avvenne per le altre commissioni in seguito ad un incidente di cui forse riparleremo – era presieduta dal compagno Trotzki il quale presentò una introduzione storica la quale venne premessa alle tesi. Il compagno Bordiga, giusta il mandato conferitogli dalla nostra frazione chiese di presentare delle tesi in opposizione a quelle Bucharin-Trotzki. Egli venne nominato correlatore ed invitato a partecipare alle sedute della commissione per sostenervi le sue tesi.
La commissione procedette ad una discussione di massima alla quale partecipò il compagno Bordiga e che si concluse con l’approvazione delle tesi Bucharin con due voti contrari. Nella discussione tesi per tesi Bordiga partecipò solo per sollevare la questione delle elezioni amministrative alla quale non eravi alcun accenno. Egli rilevò che dal confronto della tesi 6° (vedi più oltre il testo riportato identicamente nella 3° tesi Bordiga) con la tesi 7° secondo la quale non può parlarsi della utilizzazione delle istituzioni democratiche che allo scopo della loro distruzione; si poteva logicamente concludere in senso negativo per la conquista dei poteri nei comuni, nei consigli provinciali, nei consigli dipartimentali o cantonali dei vari paesi. Questa contraddizione non fu riconosciuta dalla maggioranza che anzi introdusse una apposita tesi di cui crediamo utile dare il contesto.
«Nel caso che i comunisti abbiano la maggioranza nelle istituzioni comunali, essi dovranno: a) condurre una opposizione rivoluzionaria contro il potere centrale borghese; b) fare tutto ciò che può giovare alla popolazione povera (misure economiche, attuazione o tentativo d’attuazione di milizie operaie armata ecc.); c) mostrare in ogni occasione i limiti, che lo Stato borghese pone a mutamenti veramente grandi; d) sviluppare su tali basi una viva propaganda rivoluzionaria, senza temere il conflitto col potere statale; e) in date circostanze, sostituire le amministrazioni comunali con consigli locali di operai ecc. Pertanto l’intiera attività dei Comunisti nell’amministrazione comunale deve essere parte del lavoro generale di dislocazione del sistema capitalistico».
La discussione
Nella seduta del Congresso Bucharin svolse la sua relazione ponendo in rilievo che gli esempi di parlamentarismo comunista scarseggiano, di fronte ai casi numerosissimi di degenerazione dell’azione parlamentare. Egli riconobbe che vi erano due correnti astensioniste assai diverse: una francamente sindacalista e anarcheggiante e l’altra che partendo da premesse marxiste giungeva alla conclusione, erronea secondo il relatore, dell’astensionismo. Egli cercò di sostenere però che taluni argomenti di Bordiga collimavano con quelli anarchici.
Seguì il discorso di Bordiga che sarebbe inutile riferire lungamente. Egli difese le conclusioni presentate affermando la stretta relazione di esse con i postulati marxisti; polemizzò con le tesi Trotzki-Bucharin e con gli argomenti favorevoli all’elezionismo contenuti nella brochure di Lenin.
Si limitarono gli oratori a tre per ogni tendenza. Per gli astensionisti parlarono due sindacalisti ed il compagno Herzog del Partito Comunista Svizzero, per gli elezionisti fu principale oratore lo stesso Lenin che pronunziò un breve discorso polemico contro il punto di vista di Bordiga. Parlarono in ultimo i relatori ed il compagno Bordiga si limitò a brevi rilievi sulle interessanti obiezioni di Lenin. Questi aveva detto che tutte le convulsioni rivoluzionarie degli ultimi tempi avevano avuto origine da crisi parlamentari, e quindi che la presenza di un gruppo comunista nel parlamento offriva in tali situazioni una possibilità d’intervento diretto per influire sulla situazione politica. Secondariamente, secondo Lenin, se è difficile organizzare un’opera rivoluzionaria nell’ambiente borghese del parlamento, non è questa una ragione per rinunziarvi, poiché anche dopo la vittoria rivoluzionaria occorrerà sapere organizzare e dirigere ambienti borghesi e piccolo-borghesi. Bordiga osservò che considerazioni di tal genere allargavano il campo della questione e si distaccavano alquanto dal metodo degl’intransigenti marxisti fondato sull’abbandono, in date situazioni storiche, di forme di azione che pur essendo mezzi pratici di intervento diretto nelle situazioni politiche, divenivano nello sviluppo della lotta di classe prive di efficacia rivoluzionaria. Mentre noi riteniamo che sia già venuto il momento di scartare la tattica elettorale, l’argomentare di Lenin, se noi non abbiamo frainteso il suo pensiero, è di tal natura che potrebbe anche condurre a rimettere in discussione la tattica dell’appoggio o della partecipazione ai Ministeri. Il campo della quistione resta dunque sintomaticamente allargato: noi crediamo che al di fuori del problema elettorale questa resti una quistione aperta nel movimento internazionale comunista, e che bisogna considerarla alla luce dei postulati generali della dottrina e del metodo dialettico marxista.
Il voto dette, se ben ricordiamo, una ottantina di voti alle tesi Bucharin e undici voti contrari. Avendo il Bordiga chiesta la votazione delle sue tesi augurando che non fossero votate da quelli che non ne accettavano le premesse marxiste, esse raccolsero soltanto i voti del Partito Comunista Svizzero, del Partito Comunista Belga e di un gruppo Comunista Danese. (Il compagno Bordiga non aveva voto deliberativo). Bordiga dichiarò, sicuro di interpretare il pensiero dei suoi compagni, che non era ammissibile parlare di divisione tra i comunisti su questo problema e che la disciplina del congresso internazionale avrebbe dovuto essere da tutti indistintamente riconosciuta.
Le tesi astensioniste
Crediamo necessario per completare la documentazione riprodurre la traduzione delle tesi presentate dal nostro delegato a Mosca a nome della frazione.
1. – Il parlamentarismo è la forma di rappresentanza politica propria del regime capitalistico. La critica di principio dei comunisti marxisti nei riguardi del parlamentarismo e della democrazia borghese in genere dimostra che il diritto di voto accordato a tutti i cittadini di tutte le classi sociali, nelle elezioni degli organi rappresentativi dello Stato, non può impedire che tutta l’impalcatura governamentale statale costituisca il Comitato di difesa degli interessi della classe capitalistica dominante, né che lo Stato si organizzi come l’istrumento storico della lotta della borghesia contro la rivoluzione proletaria.
2. – I comunisti scartano nettamente la possibilità che la classe lavoratrice giunga al potere attraverso la maggioranza dei mandati parlamentari, in luogo di giungerci col mezzo della lotta armata rivoluzionaria. La conquista del potere politico da parte del proletariato, che costituisce il punto di partenza dell’opera di costruzione economica comunista, comporta la soppressione violenta ed immediata degli organi democratici, che saranno sostituiti dagli organi del potere proletario, i consigli operai. La classe degli sfruttatori essendo così privata di ogni diritto politico, si realizzerà la dittatura del proletariato, ossia un sistema di governo e di rappresentanza di classe. La soppressione del parlamentarismo è dunque un fine storico del movimento comunista: di più, la prima forma della società borghese che deve essere rovesciata, prima della proprietà capitalista, prima della stessa macchina burocratica e governamentale dello stato, è proprio la democrazia rappresentativa.
3. – Sarà lo stesso per le istituzioni municipali o comunali borghesi, che è falso contrapporre teoricamente agli organi governativi. Infatti il loro apparato è identico al meccanismo governamentale borghese: esse devono parimenti esser distrutte dal proletariato rivoluzionario e sostituite dai soviet locali di deputati operai.
4. – Mentre l’apparato esecutivo militare e poliziesco dello stato borghese organizza l’azione diretta contro la rivoluzione proletaria, la democrazia rappresentativa costituisce un mezzo di difesa indiretta che agisce spargendo fra le masse l’illusione di un processo pacifico della loro emancipazione, l’illusione che la forma dello Stato proletario possa essere anche a base parlamentare con diritto di rappresentanza alla minoranza borghese. Il risultato di questa influenza democratica sulle masse del proletariato è stata la corruzione nel campo della teoria come in quello dell’azione del movimento socialista della II Internazionale.
5. – Il compito dei comunisti nell’ora attuale, nella loro opera di preparazione ideale e materiale rivoluzionaria è prima di tutto di liberare il proletariato da queste illusioni e da questi pregiudizi diffusi nelle sue stesse file colla complicità degli antichi capi social-democratici, per distoglierlo dalla sua via. Nei paesi in cui un regime democratico esiste da lungo tempo ed è profondamente penetrato nelle abitudini delle masse e nella loro mentalità, come anche in quella dei partiti socialisti tradizionali, questo compito ha una importanza assai rilevante e si presenta in primo piano tra i problemi della preparazione rivoluzionaria.
6. – La partecipazione alle elezioni e alla attività parlamentare poteva, nel periodo in cui nel movimento internazionale del proletariato la conquista del potere non si presentava ancora come una vicina possibilità, e non poteva ancora parlarsi di preparazione diretta alla realizzazione della dittatura proletaria, offrire delle possibilità di propaganda di agitazione e di critica.
Dall’altro lato in quei paesi in cui una rivoluzione borghese fa ancora il suo corso e crea nuove istituzioni, l’intervento dei comunisti in questi organi rappresentativi in formazione può offrire la possibilità di influire sullo sviluppo degli avvenimenti, per far sboccare la rivoluzione nella vittoria del proletariato.
7. – Nel periodo storico attuale, aperto dalla fine della guerra mondiale con tutte le sue conseguenze nell’organizzazione sociale borghese, dalla rivoluzione russa, prima realizzazione della conquista del potere da parte del proletariato, e dalla costituzione della nuova Internazionale in opposizione al socialdemocratismo dei traditori – ed in quei paesi ove il regime democratico ha da tempo compiuta la sua formazione, non esiste alcuna possibilità di utilizzare per l’opera rivoluzionaria dei comunisti la tribuna parlamentare, e la chiarezza della propaganda non meno che l’efficacia della preparazione della lotta finale per la dittatura esigono che i comunisti conducano una agitazione per il boicottaggio delle elezioni da parte dei proletari.
8. – In queste condizioni storiche il problema centrale del movimento essendo divenuto la conquista rivoluzionaria del potere, tutta l’attività politica del partito di classe deve essere dedicata a questo scopo diretto. È necessario spezzare la menzogna borghese secondo cui ogni scontro tra partiti politici avversari, ogni lotta per il potere, deve svolgersi nel quadro del meccanismo democratico, attraverso elezioni e dibattiti parlamentari, e non si può riuscirvi senza romperla col metodo tradizionale, di chiamare gli operai alle elezioni a cui essi sono ammessi a lato dei membri della classe borghese, senza smetterla con lo spettacolo dei delegati del proletariato che agiscono sullo stesso terreno parlamentare con quelli dei suoi sfruttatori.
9. – La pratica ultra parlamentare dei partiti socialisti tradizionali ha troppo diffusa la pericolosa concezione che ogni azione politica consista nell’azione elettorale e parlamentare. d’altra parte il disgusto del proletariato per questa pratica di tradimento ha preparato il terreno favorevole agli errori sindacalisti ed anarchici che tolgono ogni valore all’azione politica del partito. È per questo che mai i partiti Comunisti non otterranno un largo successo nella propaganda del metodo rivoluzionario marxistico, se essi non baseranno il loro lavoro diretto per la dittatura del proletariato e per i consigli operai sull’abbandono di ogni contatto con l’ingranaggio della democrazia borghese.
10. – La grandissima importanza che si dà praticamente alla campagna elettorale ed ai risultati di essa, il fatto che un periodo abbastanza lungo il partito consacra ad essa tutte le sue forze e le sue risorse in uomini, in stampa e per fino in mezzi economici, concorre da un lato ad onta di ogni discorso da comizio o di ogni dichiarazione teorica, a rafforzare l’impressione che si tratti della vera azione centrale per gli scopi del comunismo, e d’altro lato conduce all’abbandono quasi completo del lavoro di organizzazione e di preparazione rivoluzionaria, dando all’organizzazione del partito un carattere tecnico affatto contrastante con l’esigenze del lavoro rivoluzionario tanto legale che illegale.
11. – Per quei partiti che sono passati per deliberato della loro maggioranza alla II Internazionale, il fatto di continuare a svolgere l’azione elettorale impedisce la selezione necessaria dagli elementi social-democratici, senza la eliminazione dei quali l’Internazionale comunista fallirebbe al suo compito storico e non sarebbe più l’armata disciplinata ed omogenea della rivoluzione mondiale.
12. – La natura stessa dei dibattiti che hanno per teatro il parlamento e gli altri organi democratici esclude ogni possibilità di passare dalla critica alla politica dei partiti avversari ad una propaganda contro il principio stesso del parlamentarismo, ad una azione che sorpassi i limiti del regolamento parlamentare; allo stesso modo che non sarebbe possibile di ottenere il mandato che dà diritto a parlare, se si rifiutasse di sottomettersi a tutte le formalità prescritte dalla procedura elettorale.
Il successo delle schermaglie parlamentari non sarà mai in ragione che dell’abilità nel maneggiare l’arma comune dei principi sui quali l’istituzione stessa si fonda e delle ficelle del regolamento; così come il successo della lotta elettorale si giudicherà sempre dal numero dei voti o dei mandati ottenuti.
Ogni sforzo dei partiti comunisti per dare un carattere completamente diverso alla pratica del parlamentarismo non potrà che condurre al fallimento le energie che si dovranno dedicare a questa opera di Sisifo, e che la causa della rivoluzione comunista chiama senza ritardo sul terreno dell’attacco diretto al regime dello sfruttamento capitalista.