Partito Comunista Internazionale

È l’ora dei valzer a sinistra

Categorie: Electoralism, Italy

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Il moto pendolare del regime politico borghese è, specie in fase democratica, di una regolarità e chiarezza matematica: quando il meccanismo economico accusa stanchezza, depressione, crisi, le formule dei partiti parlamentari si tingono di rosa, cominciano i giri di valzer a sinistra, intendendo per sinistra – fuori dagli equivoci del gergo parlamentare – quella certa politica intesa a cullare i lavoratori nella speranza di una soluzione sia pur temporanea del loro disagio attraverso espedienti e manovre e «riforme» nel quadro della società capitalistica, e a stamburrare programmi «dinamici» di «apertura sociale» (non vogliamo dire, per decenza, che cosa si tratta di «aprire» al prossimo) che nessuno si sognava di tirar fuori dal cassetto in periodo di calma e di relativa prosperità, nei momenti cioè di oscillazione al centro o tendenzialmente a destra.

Non diremo che oggi si sia aperta nel mondo capitalistico una crisi vera e propria, ma certo è palese – e denunciato ufficialmente – il marasma, il disfunzionamento, la «recessione». Non stupisce quindi che Eisenhower sbandieri programmi di allargamento delle forme assistenziali a favore degli operai; che Churchill tappi la bocca a un deputato conservatore invocante la limitazione del diritto di sciopero; che Adenauer stia varando un progetto di «cogestione»; che il neo-eletto presidente francese Coty, uomo parlamentarmente di destra, abbia lanciato il grido (ohimè, diventiamo materialisti?): «Dove c’è miseria è vano parlare di libertà».

Non stupisce, quindi, che anche l’ago della politica parlamentare italiana abbia fatto in pochi mesi un giro di 180 gradi passando dal centro alla destra e di qui alla «sinistra», chiamando al governo – trascinatore di tutto il conglomerato cattolico al suono del suo flauto sociale ed iniziativico – Fanfani. Quali che siano le sorti riservate in aula al governo, la tendenza rimane: quando le aziende sono in difficoltà, la disoccupazione aumenta, i prezzi salgono, le officine chiudono, il sottosuolo sociale è pieno di cupi brontolii e, per giunta, la conferenza di Berlino è alle porte, è necessario promettere la «casa per tutti», il lavoro per ognuno (salvo le debite e riconosciute eccezioni), gli investimenti, la riorganizzazione dell’amministrazione statale e dell’industria, il proseguimento a ritmo accelerato delle «riforme di struttura», e dobbiamo dire che, fra le tante figure in vetrina, proprio non si sarebbe potuto scegliere di meglio che l’autore del piano Fanfani-Case, dei cantieri di rimboschimento, del ritiro (temporaneo, sia pure) del passaporto a Marinotti, l’amico di La Pira e ministro degli interni nei giorni in cui la Pignone era occupata e vi si celebravano le messe, il duttile politico della corrente di «Iniziativa». I parlamentari hanno la bocca buona, e neppure ai laici spaventa che Fanfani sia il rappresentante, nello stesso tempo, dell’«integralismo cristiano» col suo codazzo disgustoso di acqua santa e cordoni francescani e omelie e macerazioni. Cada o no il ministero, è su quella via che la democrazia italiana è obbligata a muoversi, e lo sanno tanto bene Nenni e Togliatti, che si sono buttati avanti, soprattutto il primo, non escludendo affatto di entrare nel giro di valzer e presentendo che dal prossimo incontro di Berlino potrà uscire il là ad un abbraccio Oriente-Occidente e quindi alla onorata sepoltura del diverbio fra «centro» e «sinistra» democratici con conseguente secondo matrimonio davanti all’altare della Patria. L’«operazione Nenni» sognata da Saragat la farà Fanfani o, per lui, la realizzeranno su scala più vasta i Quattro riuniti a Berlino, soffiando anche quell’ultimo residuo di voti ai socialdemocratici? La faccia chi vuole; venga presto o tardi; non occorre essere profeti (e Nenni non è certo profeta; è soltanto un esecutore di ordini da «altissimo livello») per capire che mille e mille cose della società borghese tendono in quella direzione.

Il giro di valzer è a sinistra. La superfregatura vi attende, operai!