Berlino e il burro
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Per sostenere i prezzi delle derrate agricole (l’abbondanza delle merci sul mercato è la peggiore sventura che possa capitare ai commercianti) il governo americano compera quotidianamente ingenti quantitativi di prodotti che vengono ammassati nei depositi e nei frigoriferi statali, al semplice scopo di toglierli dalla circolazione. Tale sistema fu instaurato al tempo della grande crisi economica del 1929 e viene conservato per allontanarne lo spettro spaventevole. Esso produce l’effetto di innalzare i prezzi americani di determinati prodotti agricoli (grano, cotone, olio di semi, avena, burro, latte in polvere, formaggi, ecc.) al di sopra dei prezzi praticati sul mercato internazionale, con evidente vantaggio dei produttori e dei commercianti, ma costa somme fantastiche all’erario.
Il governo degli Stati Uniti spende 700.000 dollari al giorno per l’acquisto di burro di cui non sa cosa fare, che deve mantenere in frigorifero, e non può vendere sul mercato interno per non fare cadere i prezzi. Il Governo federale spende inoltre 300.000 dollari al giorno per l’acquisto di latte in polvere e 20.000 dollari al giorno per formaggi. Sino a questo momento latticini per un valore di oltre 300 milioni di dollari sono accantonati in frigoriferi e depositi, insieme con milioni di quintali di grano, avena, olio, ecc. La spesa totale, pesata sul bilancio federale, ha raggiunto i cinque miliardi di dollari, pari a oltre 3000 miliardi di lire italiane.
Il Governo degli Stati Uniti possiede la più ricca dispensa del mondo, ma non sa che farsene. Le merci preziose, derrate che potrebbero sfamare moltitudini di affamati (e in quale parte del mondo non ce ne sono a milioni?) deperiscono e si perdono, ma stanno ben chiuse lì, nei magazzini anticrisi della Confederazione stellata.
Abbiamo visto che venderle all’interno non si può. Succederebbe un tracollo terribile dei prezzi agricoli. Milioni di contadini cadrebbero in preda alla fame e alla miseria. Sono le meraviglie del mercantilismo, della produzione per il mercato, dello scambio dei prodotti a mezzo del denaro. Ma ci sono degli acquirenti stranieri che domandano di essere ammessi a comprare dai magazzini statali.
Recentemente un commerciante ha inoltrato al Segretario del Commercio degli Stati Uniti una domanda di acquistare a prezzo ridotto, ma sempre superiore a quello internazionale, 20 (venti) milioni di chili di burro e 3 (tre) milioni e mezzo di olio di semi per rivenderli alla Russia e per scambiarli contro oro russo o manganese (Il Tempo, 18-1-54). Il Segretario del Commercio ha respinto la domanda. La motivazione ufficiale tira in ballo un voto di protesta della associazione delle massaie americane, che si era dichiarata contraria all’affare proposto dal connazionale commerciante, in quanto che, realizzato, permetterebbe alle massaie russe di comprare viveri americani ad un prezzo inferiore a quello praticato in America. Membri del Congresso, abituati a spaziare nelle alte sfere della grande politica, non mancavano di far rilevare che, accettando l’affare, il governo americano verrebbe con ciò ad utilizzare i soldi dei contribuenti, spesi per l’acquisto delle eccedenze di derrate, in contrasto con l’interesse nazionale degli Stati Uniti, cui le difficoltà economiche della Russia non possono che giovare. Saremmo proprio noi ad aiutare il governo di Malenkov ad avere ragione della crisi di sottoproduzione che sparge il malcontento in Russia e paesi satelliti? hanno urlato i politici.
La cosa doveva finire lì. Ma che succederà nell’avvenire? Il Governo americano acconsentirà a veder marcire nei depositi milioni di quintali di derrate per cui l’Erario paga cinque miliardi di dollari l’anno? Ma la questione più importante è questa: È il governo americano interessato veramente all’indebolimento dello Stato russo, alle rivolte delle masse lavoratrici sottoposte ai russi, che già a Berlino dovevano dare, nel giugno scorso, un assaggio della loro forza potenziale?
Il fatto che rappresentanti russi e delle tre potenze alleate si riuniscano a Berlino, nel mentre che l’America ha bisogno di vendere e la Russia di comprare ci autorizza a ritenere che gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a sostenere il governo di Mosca, che rivale o meno dell’America, è sempre un pilastro della reazione mondiale.