Partito Comunista Internazionale

Gilas ha scoperto le carte

Categorie: Jugoslavia, Titoism

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I «documenti» apparsi in merito alla riunione del Comitato centrale della Lega dei comunisti jugoslavi da cui è uscito l’allontanamento da tutte le cariche dell’ex-padreterno titista confermano che il suo grave peccato è di aver scoperto le carte prima del tempo; peccato che lo avvicina – per quel poco che se ne sa – a quello del defunto e non compianto Beria in Russia.

Infatti, nel suo discorso, Tito non nega affatto di aver sostenuto, egli e i suoi colleghi del Comitato Centrale, le stesse idee di Gilas. Praticamente, il reo aveva svolto concetti il cui risultato ultimo avrebbe coinciso con la liquidazione del partito e col passaggio ad una forma non meglio specificata di democrazia socialista. Ora, per quel che riguarda il primo punto, Tito ammette di aver «per primo parlato della fine del partito e dello scioglimento della Lega» ma aggiunge di non aver detto «che ciò dovesse avvenire fra sei mesi o fra un anno, ma che questo è un lungo processo». Riguardo al secondo punto, Gilas ha predicato il passaggio ad una democrazia «pura», a una democrazia borghese, e, perfino, una «restaurazione del capitalismo» (e qui si dovrebbe chiedere a Tito in che senso il capitalismo in Jugoslavia non esisterebbe più) come ponte di avvicinamento alle democrazie occidentali, mentre «è esatto che la Jugoslavia si sia avvicinata alle democrazie occidentali, ma non per adottare il loro sistema sociale, bensì per collaborare con esse sul piano della politica estera». E anche qui, è chiaro che Gilas ha soltanto anticipato l’autosmascheramento di un processo inevitabile, non essendo concepibile una «collaborazione sul piano della politica estera» che non si traduca in un avvicinamento sul piano del «sistema politico e sociale».

Ora, per quanto possa sembrare il contrario, l’interesse non solo della Jugoslavia ma dei sostenitori occidentali della Jugoslavia (e aggiungiamo, l’interesse dei suoi sostenitori orientali se Tito fosse rimasto col suo regime nell’orbita sovietica) è che la natura non-socialista, l’essenza capitalista del «socialismo nazionale» jugoslavo, non sia ora denunciata e che non venga perciò meno al fronte occidentale del capitalismo quel pizzico di «sapore sociale» e di «colore rosso» che può guadagnargli le simpatie di strati proletari, e ai dirigenti di Belgrado l’appoggio dei lavoratori all’interno.

Le carte non vanno scoperte anzi tempo. A noi, quel che interessa è che chi le ha in pugno dovrà per forza di cose, presto o tardi, scoprirle. Che siano carte democratiche, borghesi, quindi anticomuniste, l’abbiamo detto ancora quando Tito era «dall’altra sponda», che è per noi sempre una sponda democratica e borghese. L’indisciplina di Gilas è tutta lì: accantonandolo senza sopprimerlo fisicamente, Tito lo ha messo in riserva. Forse insieme con le carte programmatiche, un giorno salterà fuori, ancora fresca, la carta personale Gilas.