Partito Comunista Internazionale

Paradisi coloniali

Categorie: Belgium, DR Congo, Pro und contra

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Il Congo è citato ad esempio dalla stampa borghese non soltanto come la grande riserva della «prosperità» belga, ma come la più bella prova delle virtù civilizzatrici del capitalismo. Né possiamo darle torto, una volta stabilito che le «virtù civilizzatrici» della società borghese si sintetizzano nel più alto grado di sfruttamento della forza-lavoro, sia essa negra o bianca.

E valga il vero. Dalla rivista tedesca Pro und Contra (socialista indipendente) togliamo alcune cifre. I grandi padroni del Belgio sono, praticamente, otto grandi compagnie minerarie, ferroviarie ed agricole. Secondo il governatore generale del Congo Ryckmans, negli anni dal 1936 al 1946, le società anonime belgo-congolesi hanno realizzato, con un capitale complessivo di 7,239 miliardi di franchi, un utile complessivo di 7,835 miliardi, godendo inoltre di speciali sussidi statali dell’ordine di 5,835 miliardi a copertura dei rischi. Nel 1951 l’Union Minière du Haut-Katanga, con un capitale di 3 miliardi di franchi, ha ottenuto un utile netto di 2,5 miliardi; la Compagnie Minière des Grands Lacs Africains (capitale 20 milioni), un utile di 27,3 milioni; la Symetain (capitale 85 milioni) un utile netto di 102,5 milioni. Come si vede, un’altra virtù civilizzatrice, un poderoso sviluppo della civiltà, cioè dei profitti.

Questi utili sono realizzati non già con uno sviluppo intensivo della produzione agricola, di cui, comunque, la popolazione indigena potrebbe godere, ma con lo sviluppo di una produzione mineraria esaltata dal riarmo mondiale e dalla produzione di armi atomiche e diverse. Così, la produzione del cobalto è passata, fra il 1938 e il 1951, da 1.166 a 5.149 tonn., quella della casserite da 10.894 tonn. a 17.572, quella del rame da 123.943 a 191.959 tonn.; in poderoso aumento è l’estrazione del carbone (da 41.600 tonn. a 217.900 tonn.) e dei diamanti (da 7 a 10,5 milioni di carati) che formano oggetto di un’intensa esportazione ad opera di grandi complessi capitalistici. La produzione agricola batte invece il passo con la sola eccezione delle piante industriali ed è anche essa fortemente concentrata nelle mani di imprese azionarie che possono permettersi anche il lusso di una politica… sociale a carattere pubblicitario con assistenza medica alla mano d’opera supersfruttata. Il quadro è vecchio; è il quadro delle «magnifiche sorti e progressive» del capitalismo imperialista.