“Terzo tempo sociale”
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Superficiale e notoriamente demagogico, Nenni ha uno speciale fiuto per le svolte interne del regime borghese – il fiuto che gli ha permesso, nella sua lunga carriera di piazzaiolo-parlamentare, di mantenersi all’avanguardia dell’interventismo, del fascismo, della democrazia, della repubblica e… del vento del nord. Tutta la recente storia italiana, quando ha avuto bisogno di slogans, si è rivolta a Nenni. L’ultimo, valevole per tutti i partiti, è stato sfornato senza esitazioni, senza battere ciglia: «terzo tempo sociale».
Valido, abbiamo detto, per tutti i partiti: giacché sentite monarchici o togliattiani, saragattiani o democristiani, liberali o missini, repubblicani o socialisti, e la chiave della canzone è sempre quella. Si potrebbe anzi sostenere che, se Fanfani è caduto nonostante le sue qualifiche per propinarci una serie interminabile di provvedimenti sociali e la casa per tutti, la ragione va cercata nell’insufficiente «qualificazione sociale» del suo ministero monocolore. Mentre scriviamo, l’ennesima crisi governativa non è ancora risolta: ma è fin d’ora chiaro che si va, in perfetto parallelismo di giorni con la conferenza berlinese, verso un’orchestrazione in grande stile del «terzo tempo sociale», magari con direttore d’orchestra l’intramontabile Alcide. Né potrebbe essere diverso, essendo fin troppo chiaro che nessun ministero si reggerebbe, in questa fase, senza una spolveratina di zucchero riformista.
Mille volte è stato detto, ma val la pena di ripeterlo, che in queste manovre il capitalismo è infinitamente più piratesco, ipocrita e ruffiano che nell’aperta e spavalda affermazione della sua potenza. Il capitalismo che invoca da se stesso l’«apertura sociale» è il capitalismo che sente il morso della crisi e, per non cadere, mobilita alla sua salvezza tutti gli agenti dell’opportunismo e del tradimento operaio. È il capitalismo corruttore, trasformista, gesuitico, che chiama al soccorso l’ideologia falsamente umanitaria dei riformisti, il produttivismo degli staliniani, il paternalismo cattolico, in una comune opera di imbonimento della classe operaia. Se «terzo tempo sociale» ci sarà, nessun problema sarà risolto per la classe operaia, ma sarà temporaneamente risolto per la classe borghese il problema di cullare nell’illusione di una Patria ansiosa delle sorti dei suoi figli almeno una parte degli operai. Sarà la carota per nascondere il bastone: e, se a Berlino le cose «vanno bene», sarà il preludio al ritorno al governo, in un patetico abbraccio, dei profeti incompresi del rinnovamento sociale della democrazia italiana – i Nenni, i Di Vittorio, i Togliatti.
Lo schieramento borghese è più che mai unitario; le artificiose divisioni di fittizie ideologie si annullano di fronte alla comune ansia di salvare la greppia. La classe operaia dovrà vedere, al di là della facciata, questa realtà unitaria, questa solidarietà profonda di tutti i suoi nemici, e muovere battaglia alla roccaforte dello Stato borghese, protetto dai gendarmi vestiti sia da preti-operai che da laici socialisteggianti.