Partito Comunista Internazionale

Cresce la fungaia sindacale

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Leggiamo che è stata costituita «da un gruppo di sindacalisti di Roma, Napoli, Genova, Milano e Catania» una nuova organizzazione sindacale, monarchica questa volta: la Confederazione italiana forze del lavoro. Nulla più ci stupisce; le «sinistre» inneggiano da anni alla polizia; le destre più storiche inneggiano finalmente ai sindacati, anzi ne creano esse stesse – la convergenza è perfetta; destra e sinistra sono vasi comunicanti che si scambiano esperienze, consigli ed istituti. D’altra parte, non c’è oggi partito borghese che non abbia il suo «programma sociale», non ce n’è uno che non si proponga l’obiettivo (di saggia conservazione dell’ordine costituito) di accalappiare sul terreno rivendicativo gli operai.

Ma intanto la fungaia sindacale cresce e, mentre la sua moltiplicazione avvantaggia i diversi partiti borghesi – di destra come di sinistra – la classe operaia si allontana sempre più dal tipo classico di sindacato unitario, non già apolitico (che è un «ideale» assurdo), ma costituito sulla base della comune appartenenza dei suoi membri alla classe dei prestatori d’opera, escludente perciò i membri di altre classi, e aperto a varie correnti politiche operaie. Vige per contro un regime di sindacati aperti alla affiliazione politica di un solo partito, chiusi ad ogni altra, costruiti a tavolino da non meglio precisati «sindacalisti», e tutti insieme cooperanti ad una politica di «riforme» e di «apertura sociale» il cui solo scopo è di allontanare i proletari dalla via rivoluzionaria. Fra l’opera di distruzione e di ricostruzione che la classe lavoratrice dovrà per forza di cose intraprendere c’è anche questa: buttare a terra la fungaia dei mille sindacati organizzati come sezione di lavoro di partiti borghesi, e ricostruire il proprio sindacato unitario entro il quale il Partito di classe operi con l’occhio rivolto al fine massimo del movimento dei lavoratori: la preparazione dello sbocco rivoluzionario violento.