Neo-quadripartito: bastone e carota
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Nella faticosa alchimia parlamentare e governativa, democrazia cristiana e cosiddetti partiti laici di centro sono finalmente arrivati al traguardo che a taluno era parso avessero abbandonato: hanno cioè ricostruito, poco importa con che «margine» di maggioranza in parlamento, il quadripartito. Ma non è lo stesso quadripartito di prima: è una nuova edizione conforme alle esigenze dei tempi, cioè carica di tutto un fardello di «istanze sociali» e di consimili armamentari. Tanto era sentita, per la conservazione borghese, questa esigenza di faccia nuova, che la democrazia cristiana ha ceduto quello che si diceva incedibile, ha passato finanze e lavoro ai socialdemocratici ed istruzione ai liberali, ha dato un colpo al riformismo e un altro al laicismo, paga di tenersi stretta in pugno la leva della polizia. Si era annunciato dinamico Fanfani; Scelba sarà addirittura supersonico, giacché la condizione per sopravvivere sarà per lui quella di andare a tutta velocità come ha dimostrato di saper andare nel costituire il ministero.
Aspettiamoci dunque un bilancio irto di opere pubbliche, di stimoli all’occupazione, di provvidenze sociali, di iniziative contro i grandi evasori del fisco, di alleggerimento dell’atmosfera bigotta, di piani a lunga e breve scadenza; l’ala «sinistra» dello schieramento borghese (P.C.I. e P.S.I.) dovrà a sua volta promettere più di quello che Scelba – ora coperto di improperi perché al governo, dopo di aver ricevuto, qualche mese fa, il brevetto di buon democratico perché stava fuori del governo – è disposto a promettere; e la destra, ora rifornitasi di organizzazioni «sindacali» ad hoc, dovrà fare altrettanto. Avremo insomma una corsa affannosa a chi presenta più carote, e carote più appetitose.
Ma, con le carote, non mancherà il bastone. L’elogio di tutta la stampa di centro a Scelba è infatti – e meritatamente – duplice: quello d’essere uomo di «sinistra» (la democrazia usa ormai indifferentemente le due mani, è ambidestra, cosicché la distinzione non ha più senso e si può tranquillamente essere destri e sinistri, sinistri e destri, purché si sia borghesi), e quello di avere un forte senso dello Stato. Non staremo a fare insieme con l’opposizione, la polemica sui morti e feriti che hanno, proprio in questi giorni di solenne inaugurazione del neo-quadripartito, rallegrato la bella scena italiana; chi è senza peccato, in materia di botte ai dimostranti e di evoluzioni della polizia, scagli la prima pietra, sia esso democratico di destra o democratico di sinistra, sventoli il tricolore puro o il tricolore con la strisciolina rossa e la stella. Per noi è chiaro che uno Stato che sente l’urgentissimo bisogno di introdurre «riforme» e di «andare verso il popolo», è uno Stato che è deciso a conservarsi e difendersi fino all’ultimo sangue, agita la carota per poter agitare il bastone. L’essenza del riformismo è sempre stata la difesa strenua dell’ordine costituito; una difesa più efficace di quella del puro sgherro armato fino ai denti. E riformista è stato il fascismo. Il neo-quadripartito non può fare eccezione. Sente il morso della crisi; difenderà l’ordine sul doppio (ma solidale) fronte della carezza e della grinta dura.
Non c’è nulla di nuovo, sotto questo sole.