Partito Comunista Internazionale

Chi fa sciopero e chi lo sabota (due casi fra tanti)

Categorie: CGIL, Opportunism, Partito Comunista Italiano

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Asti, 27-2-54

Il giorno 17-2-54 la C.G.I.L. di Asti proclamava uno sciopero di quattro ore nel campo metallurgico per il conglobamento delle paghe. Le maestranze della Morando, stanche di aspettare aumenti che non arrivano mai, decisero di continuare lo sciopero ad oltranza. La commissione interna ed alcuni operai non iscritti al sindacato si recarono dal padrone a trattare. Alla richiesta di L. 4000 al mese come acconto su eventuali aumenti, il datore di lavoro, tirando in ballo la concorrenza estera, contratti già stipulati, acquisto macchinari, ecc… rispondeva con un secco rifiuto, dicendo che non era disposto a concedere un bel niente. Ma, alla continuazione della lotta da parte degli operai, veniva dopo due giorni di discussione a fare una prima offerta, cioè L. 5000, 3500, 1500 di premio da dividersi secondo le età, e da concedersi metà in marzo e metà in aprile; ma l’offerta non venne accettata. Così pure non fu accettata quella di L. 2000 e 1500 al mese fatta al terzo giorno di sciopero. Al quarto giorno, l’offerta fu portata a L. 10, 8, 5 orarie con riserva di rivedere le paghe in giugno. Quest’offerta venne assai discussa perché una parte delle maestranze, non soddisfatta, chiedeva un aumento superiore: solo una minoranza restava titubante. La richiesta di aumentare ancora veniva avanzata per mezzo telefono da due esponenti della C.d.L. al datore di lavoro, il quale rispondeva che non avrebbe aumentato più niente ed in serata avrebbe disdetto una parte dei suoi impegni con la clientela se gli operai non avessero accettato l’ultima sua proposta. Dopo la relazione di quanto sopra fatta dai due esponenti della C.d.L. – i quali invece di invitare gli operai a continuare la lotta fecero opera di persuasione affinché tornassero al lavoro perché, dissero, il datore di lavoro aveva raggiunto il massimo di quello che poteva concedere e questa era già una grande vittoria da decantare sul campo nazionale (sic!) -, agli operai già titubanti se ne aggiunsero altri e così si accettarono le L. 10, 8, 5 orarie e, lunedì, mogi mogi, gli operai tornarono al lavoro.

Il metallurgico

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Biella, 1-3-54

Vita Nuova, organo del P.C. Italiano, per Biella-Valsesia, in data 25-2 dà una versione tutta sua dello sciopero scoppiato al Lanificio F.lli Faudella, che occupa circa 800 operai ed è uno dei maggiori complessi tessili della zona. Teniamo a rettificare tale versione fatta per procurare allori non meritati alle organizzazioni sindacali e politiche cosiddette popolari.

Anzitutto, lo sciopero fu spontaneo e non ordinato dalle organizzazioni sindacali; lo motivò la sospensione di un membro della C.I. ad opera della direzione, ma quello che inasprì le maestranze, prevalentemente femminili, fu soprattutto il rifiuto della direzione di accedere alla richiesta del primo turno di un quarto di latte caldo a pagamento per la mezz’ora di riposo (dato che questo turno non può beneficiare della minestra alla mensa aziendale delle 12).

Sciopero, dunque. Un membro della C.I. si reca alla C.d.L. di Biella per notificare il fatto e prendere direttive e aiuti; torna solo e dice che la Camera del Lavoro si appella alla coscienza delle maestranze. Queste formano una delegazione per conferire col titolare dell’azienda e chiedono l’intervento al colloquio della C.d.L. Nessuno si fa vivo. Lo sciopero comincia alle 18 del giovedì e continua tutto il venerdì. Verso le 19 di venerdì, due elementi – uno del P.C.I., per vari anni membro della C.I., e il secondo del P.S.I., già della C.I. ma dimissionario – vanno in direzione; al ritorno, consigliano alle maestranze di tornare al lavoro perché il titolare avrebbe trattato. Le maestranze si abboccano e rispondono con un secco no: niente approcci, accettazione delle richieste già dette (revoca del provvedimento, e quarto di latte caldo), nessuna trattativa in avvenire fra C.I. e direttore.

Se la direzione ha ceduto, non è dunque la C.d.L. che deve menarne vanto: hanno vinto le maestranze nonostante l’assenteismo prima e il pompierismo poi dei bonzetti sindacali. Questa è la verità!

L’osservatore.