Partito Comunista Internazionale

La classe dominante si moralizza

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Andrà a finire che alle tre o quattro figure, maschili e femminili, dell’arcifamoso processo di cui la stampa ci delizia la classe dominante dovrà erigere un monumento. Sollevando un piccolo velo su una piccolissima area del trafficantismo imperante, esse hanno dato la spinta a un’opera «moralizzatrice» ed «educatrice» di cui ci sentiremo riempire le orecchie, a edificazione nostra e a riaffermazione degli eterni e cristianissimi principii sui quali si fonda la civiltà borghese, dio sa per quanto tempo. E i tre o quattro incriminati del suddetto trafficantismo serviranno di copertura – con un crollo ben ripagato dalle fortune passate e, non ne dubitiamo, future – all’onoratissimo e moralissimo trafficantismo generale.

Tutti i salmi finiscono in gloria, e questo grande capitolo di storia giudiziaria finirà in gloria. L’azione tanto delle sinistre quanto del governo converge in un obiettivo unico: dimostrare che quanto è stato rilevato (che ripetiamo, non è se non la milionesima parte del rivelabile) si riduce a un tumore, superficiale e casuale della società d’oggi; qualcosa di «antidemocratico» serpeggiante per aberrazione in seno alla democrazia, e di cui quest’ultima si libererà, diversamente da quanto avveniva sotto il fascismo, per virtù delle infallibili antitossine della Libertà. In altre parole, saremmo di fronte a casi patologici, a postumi del malcostume fascista, e basterà fare pulizia, coi vecchi o con nuovi uomini, perché lo scandalo si riassorba e il tumore cessi d’essere maligno. Che le sinistre invochino pulizia e giustizia ad opera di altri dirigenti, o che il governo dichiari di poterla fare magnificamente da solo, non cambia nulla: tutti due si preoccupano d’insegnare al gran pubblico che pulizia e giustizia può essere fatta nell’ambito del regime costituito, e che i capisaldi di questo sono sani e vitali anche se, per accidente, vi si è annidato un corpo estraneo.

La menzogna è lì, non nell’arruffio di dichiarazioni, ritrattazioni, contestazioni di un processo che tutti gli organi della propaganda, l’elusivo e innominato Minculpop della società borghese, dà in pasto all’«opinione pubblica». Costoro fingono di dimenticare che lo scandalo delle mangerie, del trafficantismo, delle complicità, della corruzione e del commercio degli stupefacenti, percorre come un filo rosso tutta la storia della società borghese: non si è dovuto aspettare il fascismo per conoscerlo, e basterebbe ricordare la Francia della terza repubblica o il governo della malavita sferzato da Salvemini e diretto da quel Giolitti che è divenuto l’idolo insieme di Scelba e di Togliatti. E, come lo scandalo, percorre tutta la storia della società borghese la liquidazione pacifica dello scandalo, la pacifica sanatoria del colpevole o la condanna del meno colpevole a copertura di una rete infernale, perfettamente tollerata ed esaltata come la salvaguardia della civiltà, che avviluppa di traffici e d’infamia il mondo borghese. Il «malcostume» di cui i nostri amati governanti fingono di scandalizzarsi non è che la rivelazione sotto luce artificiale del buon costume dominante, e non si vede davvero perché lo spacciatore di cocaina sia meno morale dello spacciatore di armi nuovissime o di prodotti cosiddetti alimentari che inscatolano l’assenza debitamente provata di vitamine, o perché Tizio, il quale si serve dei suoi rapporti con le sfere dominanti della politica per gavazzare, sia peggiore dell’industriale che manovra ministeri, deputati, senatori e lacché per vendere concimi a prezzo di monopolio o per assicurarsi commesse per spremere lavoro non pagato agli operai.

Che cosa volete moralizzare? Ammesso che un canone morale ci sia, non sono i singoli ma la società intera che va spazzata via. È il regime della merce, del profitto, della lotta per il mercato, della folle corsa all’accumulazione, è il regime capitalista – democratico o fascista che sia – che va messo sul banco degli accusati; e il suo «giudice naturale» non è quello delle aule e del codice esistenti; è la classe sul cui lavoro (la Repubblica italiana è fondata sul lavoro) esso poggia come la sanguisuga poggia sulla sua vittima. Non rompeteci le tasche con la moralizzazione: essa consisterà unicamente nel rendere legale, «onesto», ragionevole, non appariscente, il grande scandalo della società borghese.