Strane cifre
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Dal comunicato ufficiale pubblicato il 31 gennaio a Mosca, sulla realizzazione del piano di Stato nel 1953 si rilevano alcune cifre «curiose». Che la produzione dell’industria metallurgica, elettrica e chimica sia aumentata percentualmente dal 1952 più della produzione dei beni di consumo industriali e più ancora degli agricoli non è da stupire, e non è un fenomeno soltanto russo. È nell’ambito della produzione per il consumo che si notano quelle tali «curiosità», non nuove certo sotto il sole capitalistico ma certo non molto sintomatiche della… costruzione del socialismo. Per esempio, la produzione dei tessuti di cotone e di lana è aumentata rispettivamente del 5 e del 9%, ma quella delle seterie del 78%. La produzione di burro e le forniture di pesce sono aumentate del 3%, la produzione di formaggi e latte del 9%, quella della carne e dello zucchero del 12%, ma quella dei frigoriferi è cresciuta del 59%, quella degli aspirapolvere del 100%, quella degli apparecchi televisivi del 120%. Essendo riconosciuto che gli articoli correnti di abbigliamento e gli alimentari di prima necessità sono tuttora insufficienti per il fabbisogno generale, è chiaro che i fortissimi aumenti nella produzione dei suddetti articoli rispondono alle esigenze di uno strato molto sottile della popolazione, a consumi di lusso — anzi considerato il livello generale di vita, di ultralusso. La vantata intensificazione della produzione per il consumo — la grande «bandiera» di Malenkov — va dunque in seterie, frigoriferi ed aspirapolvere, e nel caviale o nella sciampagna che, con grande soddisfazione dei turisti occidentali, la pubblicità sovietica vanta lungo le sue autostrade? Non burro, ma cannoni e apparecchi televisivi: sarà questo il «socialismo in un solo paese»?