Partito Comunista Internazionale

Storia e teoria dei rapporti tra le forme economiche e quelle politiche dell’organizzazione della classe lavoratrice (pt. 1)

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Articolo genitore: Storia e teoria dei rapporti tra le forme economiche e quelle politiche dell’organizzazione della classe lavoratrice

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In questi ultimi quarant’anni di trionfo della controrivoluzione, cioè di feroce repressione del proletariato mondiale da parte dello Stato capitalista alleato e sostenuto con  i partiti opportunisti di tutti i paesi, per la perpetuazione della schiavitù salariale, per il mantenimento dei privilegi delle classi possidenti, ogni risorsa è stata consumata per allontanare gli operai dal programma comunista, dal loro partito politico di classe. È a causa di ciò che il proletariato si trova oggi diviso, disorientato, preda di mille suggestioni false che avrebbero la pretesa di dimostrare che il marxismo è ormai superato, o al massimo una rispettabile teoria tra le tante che pullulano tra gli scansa-fatiche dell’ intellettualità accademica, oppure da aggiornare e rivedere a seconda dei luoghi e dei tempi. Il socialismo scientifico è un’arma che il proletariato deve afferrare per rivolgerla contro i partiti opportunisti, contro i padroni e contro il loro Stato, sia esso a dittatura democratica o a dittatura fascista.

Pubblichiamo, quindi, i passi salienti dei testi della nostra dottrina marxista dalle sue origini fino ad oggi, per controdimostrare, invece, che i cardini del programma rivoluzionario sono sempre gli stessi, che hanno egregiamente servito nel corso di oltre un secolo non solo a interpretare alla perfezione le lotte di classe, ma a indirizzarle lungo il difficile cammino della emancipazione del proletariato, che sono indispensabili per la costituzione del partito comunista. Ogni volta che il proletariato è stato costretto ad allontanarsi da queste basi ha patito le più sanguinose sconfitte e reso più difficile l’opera di riorganizzazione delle sue forze.
È questo il compito primario dei comunisti, quello di chiamare le forze più audaci e sensibili della classe operaia a questo decisivo lavoro di appropriazione dell’integrale e unitario programma marxista, per mezzo del quale abilitare il  grande partito comunista mondiale alla direzione delle immancabili battaglie per la realizzazione del primo ed indispensabile obiettivo storico della classe, quello della distruzione violenta dello Stato del capitale, e della costruzione dello Stato della Dittatura Proletaria.

Si vedrà così che alla difesa di questo integrale programma, si sono accinti tutti i grandi rivoluzionari della storia, dinnanzi alle deformazioni dei traditori, e che nessuno di essi ha mai rinnegato una sola proposizione, l’ha mai “adattata” a condizioni “speciali” o “nazionali”, mai l’ha « corretta » o ” arricchita”, sotto il pretesto di fare dei “passi innanzi” .
Quando si è avuta questa pretesa, ad un passo avanti sono seguiti <<< due passi indietro ».

Questo lavoro è particolarmente dedicato alle giovani generazioni proletarie che, sotto i brutali colpi di forza dell’imperialismo mondiale, stanno finalmente apprendendo la vera natura capitalistica della democrazia e quanto essa non si differenzi nella sostanza di classe dal fascismo, di modo che potranno valutare il tradimento dei partiti che si spacciano per comunisti e socialisti, per rivoluzionari e rinnovatori, la mistificazione dei paesi che spacciano di aver costruito il socialismo economico dove, invece, stanno instaurando le forme più brutali dello sfruttamento capitalistico del lavoro, che vantano di aver instaurato un « sistema » di stati socialisti dove, invece, dell’internazionalismo proletario autentico non esiste nemmeno l’ombra o meglio dove quest’ombra è piuttosto quella tragica del cannone; che hanno ormai, per sempre, abbandonata ogni funzione di esaltare la rivoluzione mondiale per sostituire alla liberazione del proletariato mondiale dal capitalismo quella della conquista di influenze economiche e politiche sul mercato mondiale.

Il passo che segue è estratto dalla « Miseria della filosofia » scritta da Marx tra il 1846 e il 1847 contro quel tal Proudhon che pretendeva, con anticipo di oltre un secolo sulle canaglie di oggi, di riformare il capitalismo senza prima passare alla distruzione violenta dello Stato capitalista, che voleva, insomma, mantenere il capitalismo senza che le sue piaghe eterne, senza le sue insanabili contraddizioni; che, infine, indicava falsamente agli operai di non « corrompere » la loro azione economica con l’azione politica del partito di classe. Diceva tutto quello che oggi ripetono sino alla nausea i bonzi sindacali, i partiti traditori del PCI, PSU, PSIUP e codazzo vario di anarchici, cinesi, operaisti, « studenti », ecc.
« La grande industria raccoglie in un solo luogo una folla di persone, sconosciute le une alle altre. La concorrenza le divide, quanto all’interesse. Ma il mantenimento del salario, questo interesse comune che essi hanno contro il loro padrone, li unisce in uno stesso proposito di resistenza: coalizione. Così la coalizione ha sempre un duplice scopo, di far cessare la concorrenza degli operai tra di loro, per poter fare una concorrenza generale al capitalista. Se il primo scopo della resistenza non è stato che il mantenimento dei salari, a misura che i capitalisti si uniscono a loro volta in un proposito di repressione, le coalizioni, dapprima isolate, si costituiscono in gruppi e, di fronte al capitale sempre unito, il mantenimento dell’associazione diviene per gli operai più necessario ancora di quello del salario. Ciò è talmente vero, che gli economisti inglesi rimangono stupiti a vedere come gli operai sacrifichino una buona parte del salario in favore delle associazioni che, agli occhi di questi economisti, non sono stabilite che in favore del salario. In questa lotta — vera guerra civile — si riuniscono e si sviluppano tutti gli elementi necessari a una battaglia che si prospetta nell’immediato futuro. Una volta giunta a questo punto, l’associazione acquisisce un carattere politico.
Le condizioni economiche avevano dapprima trasformato la massa della popolazione del paese in lavoratori. La dominazione del capitale ha creato a questa massa una situazione comune, interessi comuni. Così questa massa è già una classe nei confronti del capitale, ma non ancora per se stessa. Nella lotta, della quale abbiamo segnalato solo alcune fasi, questa massa si riunisce, si costituisce in classe per se stessa. Gli interessi che essa difende diventano interessi di classe. Ma la lotta di classe contro classe è una lotta politica…
Una classe oppressa è la condizione vitale di ogni società fondata sull’antagonismo delle classi. L’affrancamento della classe oppressa implica dunque di necessità la creazione di una società nuova. Perché la classe oppressa possa affrancarsi, bisogna che le forze produttive già acquisite e i rapporti sociali esistenti non possano più esistere le une a fianco degli altri. Di tutti gli strumenti di produzione, la più grande forza produttiva è la classe rivoluzionaria stessa. L’organizzazione degli elementi rivoluzionari come classe suppone l’esistenza di tutte le forze produttive che potevano generarsi nel seno della società antica. Ciò vuol dire forse che dopo la caduta dell’antica società ci sarà una nuova dominazione di classe, riassumentesi in un nuovo potere politico? No. La condizione dell’affrancamento della classe lavoratrice è l’abolizione di tutte le classi, come la condizione dell’affrancamento del “terzo stato”, dell’ordine borghese, fu l’abolizione di tutti gli stati e di tutti gli ordini.
La classe lavoratrice sostituirà, nel corso del suo sviluppo, all’antica società civile una associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo e non vi sarà più potere politico propriamente detto, poiché il potere politico è precisamente il riassunto ufficiale dell’antagonismo nella società civile.
Nell’attesa l’antagonismo tra il proletariato e la borghesia è una lotta di classe contro classe, lotta che portata alla sua più alta espressione, è una rivoluzione totale. D’altronde, bisogna forse stupirsi che una società, basata sull’opposizione delle classi, metta capo alla contraddizione brutale, a un urto di corpo contro corpo come sua ultima conclusione?
Non si dica che il movimento sociale esclude il movimento politico. Non vi è mai movimento politico che non sia sociale nello stesso tempo.
È solo in un ordine di cose in cui non vi saranno più classi né antagonismo di classi, che le evoluzioni sociali cesseranno di essere rivoluzioni politiche. Sino allora, alla vigilia di ciascuna trasformazione generale della società, l’ultima parola della scienza sociale sarà sempre: Il combattimento o la morte; la lotta sanguinosa o il nulla. Così, inesorabilmente è posto il problema ».