Anche l’America ci predica lo stakhanovismo
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La stampa e la propaganda filo-americane sono piene degli «orrori dello stakhanovismo russo». In realtà, l’abbiamo detto e ripetuto, Stalin e Truman hanno una sola e stessa merce da vendere sul mercato internazionale dell’imbottimento dei crani: l’aumento della produttività o, in altri termini, l’esaltazione dello sfruttamento del lavoro. Produttività grida Di Vittorio; produttività gridano gli inviati americani dell’E.C.A. Il toccasana è quello, per l’Oriente che si chiama socialista come per l’Occidente che è capitalista e si professa rinnovatore.
Cinque «esperti» americani hanno partecipato in questo ultimo mese ai convegni italiani per capi d’azienda e, finita la tournée, si sono fatti, come di dovere, intervistare. I giornalisti (e non soltanto loro) volevano lumi sul modo (o sui modi) di risolvere la crisi economica italiana: in coro essi hanno risposto: dare premi e gratifiche ai lavoratori delle aziende grandi e piccine che superino uno «standard» di lavoro prestabilito. È, tale quale, la teoria e la pratica dello stakhanovismo russo: si stabilisce una «norma»; chi la supera avrà un premio, chi non ci arriva sarà castigato; variante ultramoderna del cottimismo, edizione internazionale dell’emulazione pacifica. È premiato l’operaio che si fa sfruttare di più per il bene dell’«economia nazionale», cioè (a sentir loro) di tutti. Il premio va, inutile dirlo, – nella teoria e nella pratica americana come in quella russa – anche ai dirigenti. Essi, in verità, non producono, non c’è «standard» che si possa fissar loro: ma, in regime stakhanovista, lo «standard» o, come dicono i russi, la «norma» si applica così al singolo come all’azienda; e se l’azienda supera il livello di produzione prestabilito il premio va a tutta l’ammirevole «famiglia» collaborante a farla funzionare, l’operaio come il direttore. Giacché, se la norma è superata, è chiaro che il merito è dell’operaio, ma anche di chi lo staffila senza per ciò autostaffilarsi; il merito è anche del «tecnico». Premio al produttore, premio all’aguzzino: risultato solidale di questa loro «collaborazione», il prodotto aumentato; e, col prodotto, l’accresciuto profitto.
Povero Di Vittorio: il suo programma è andato a finire in bocca agli esperti americani della E.C.A. O che non sia piuttosto l’inverso: che nella bocca di Di Vittorio e, naturalmente, del suo capo Stalin, sia andato a finire dritto dritto il programma costante del capitalismo?