Per i nostri compagni d’Ungheria
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Salvate dalla morte e dal freddo undicimila compagni!
Compagni! L’inverno è alle porte. E tuttavia migliaia di compagni giovani e vecchi soffrono e agonizzano nelle carceri e nei campi di concentramento d’Ungheria! Anzi, il numero di essi è ancora aumentato per gli arresti in massa delle ultime settimane!
Tutto il mondo sa a quali orribili tormenti siano soggette le vittime del terrore bianco nell’Ungheria di Horthy. La situazione dei prigionieri è così spaventosa, che perfino l’Internazionale dei sindacati, che certamente non ha fama d’esser comunista o bolscevica, si vide costretta a un’azione. Disgraziatamente la nostra previsione, che il boicottaggio da solo non sarebbe stato sufficiente a strappare le vittime dalle mani dei carnefici della Guardia bianca, si è dimostrata anche troppo vera. Nessuno parla ormai più di boicottaggio, ma migliaia di lavoratori e di lavoratrici continuano a languire nelle carceri e negli ergastoli ungheresi, continuano ad esser percossi, maltrattati, tormentati e straziati a morte!
L’inizio dell’inverno acuisce insopportabilmente le sofferenze dei superstiti!
Ad essi manca sufficiente nutrimento, ma soprattutto biancheria ed abiti caldi! Nelle sottili baracche dei campi di concentramento e dietro i muri dei reclusori e delle fortezze questi uomini, coperti solo di cenci, vanno incontro a terribili martirii.
Compagni! Noi sappiamo quanto spesso negli ultimi mesi si fece appello alla vostra solidarietà, e quanto spesso voi, lavoratori tedeschi, avete fatto sacrifizio del vostro misero salario per le vittime dei tribunali statari di Berlino, di Monaco e della Ruhr, e come voi, compagni italiani, norvegesi, svedesi, danesi e svizzeri, avete raccolto fondi per i figli di Germania, di Russia, d’Austria.
E tuttavia noi dobbiamo richiamar l’attenzione vostra sui più poveri tra i poveri, sui più miseri tra i tormentati, e far appello per essi alla vostra solidarietà. Le sofferenze son troppo grandi, la miseria troppo orribile, perché noi possiamo tacere! Noi dobbiamo parlare, vi dobbiamo invocare! E noi sappiamo che, nonostante tutti i sacrifizi da voi già fatti, non vi avremo invocato invano. Se noi oggi non possiamo liberare le vittime, almeno facciamo di tutto per alleviare la loro situazione!
Ma si deve agir presto, se si vuole che l’aiuto abbia ancora efficacia pratica! Noi raccomandiamo a tutte le organizzazioni giovanili comuniste e rivoluzionarie, in unione coi sindacati e con le organizzazioni femminili del loro paese di costituire subito dei Comitati i quali in tutte le città e i villaggi inizino immediatamente una
REGOLARE RACCOLTA DI ABITI, CAPI DI BIANCHERIA E DENARO PER ACQUISTARNE.
Nella stampa di partito, dei sindacati, delle organizzazioni femminili e giovanili si deve svolgere la più intensa propaganda d’azione. Dove sia necessario e possibile, si deve in pubblici comizi richiamare l’attenzione dei larghi strati operai sulle orribili sofferenze dei compagni ungheresi. Non si deve trascurare alcun mezzo per dare impulso ampio e fortunato all’azione di soccorso in pro dei compagni ungheresi.
Appena costituiti i Comitati di soccorso e iniziata l’azione, se ne deve dar notizia al sottoscritto Comitato, che curerà e vigilerà l’ulteriore inoltro di doni e la loro sollecita distribuzione.
Il Comitato Esecutivo dell’Internazionale Giovanile Comunista
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Il Soviet raccomanda vivamente a tutti i compagni, a tutti gli operai d’Italia, quest’opera doverosa di solidarietà proletaria. Al fronte unico della reazione capitalistica internazionale, opponiamo coi fatti il fronte unico della fratellanza internazionale tra i lavoratori! Non dimentichiamo che i compagni ungheresi soffrono il più feroce martirio per aver tra i primi osato levar la bandiera dell’emancipazione proletaria.