Partito Comunista Internazionale

Ricordo di Acquaviva e Atti

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L’11 luglio 1945, a distanza di quattro mesi da Fausto Atti, cadeva a Casale Monferrato Mario Acquaviva. Le forze trionfanti dell’imperialismo e della guerra si scatenavano contro i militanti migliori della battaglia rivoluzionaria del proletariato.

A sette anni da allora, l’insegnamento delle vittime rivoluzionarie della guerra mondiale ha tutta la forza dell’esperienza vissuta. Chiamavano i proletari sfuggiti alla morsa fascista a raccogliersi sotto le bandiere non di un altro esercito, ma dell’opposizione di classe alla guerra: il mostro dell’imperialismo li volle uccisi.

Denunciavano la menzogna delle ideologie con le quali la classe dominante indorava la brutale realtà del massacro – la pace perpetua, la libertà, la giustizia – e, nella mobilitazione partigiana in nome della democrazia, additavano la grande manovra borghese per impedire alle masse in fermento di imboccare la via della rivoluzione, e farle anzi direttamente servire alla conservazione capitalistica. Indicavano nell’America e nell’Inghilterra come nella Germania, nella Russia come nel Giappone, i grandi mostri statali la cui vittoria avrebbe significato, in un caso come nell’altro, la perpetuazione, in vesti democratiche come in vesti fasciste, della brutale dittatura di classe del capitalismo. Il bestione trionfante non tollera le voci e le forze discordi.

Tutto questo appare oggi chiaro come la realtà palpabile di tutti i giorni di questo dopoguerra. Per averlo proclamato contro tutto e contro tutti, nello isolamento di una ubriacatura generale, Atti ed Acquaviva caddero. Nella loro milizia di rivoluzionari anche questo era previsto: ma era soprattutto previsto che non c’è piombo che basti alla classe dominante per abbattere il grande nemico, il proletariato. Sapevano che la loro battaglia andava oltre i limiti della loro persona e del loro tempo.

La loro battaglia continua. I vincitori del secondo massacro mondiale, i liberatori di ieri, i campioni dell’antifascismo, esercitano su scala mondiale una politica di guerra, di oppressione, di totalitaria dittatura, che, a parte le forme e spesso anche senza queste, centuplica quella dei loro «avversari» di sette anni fa. Solo la battaglia rivoluzionaria del proletariato può spezzarne il cerchio di ferro e, di questa battaglia, è lo stesso capitalismo a ricreare continuamente – e inconsapevolmente – le forze, gli Acquaviva, gli Atti, i Torricelli, i militi oscuri della rivoluzione. L’ora della riscossa operaia può essere ritardata, ma è certa.