Partito Comunista Internazionale

Il sindaco regna, il prefetto governa

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CASTELLAMMARE, fine giugno. Quel che esiste di sostanziale dietro la facciata demagogica delle cosiddette conquiste democratiche, è stato dimostrato, in maniera lampante, da quanto avvenuto recentemente al Comune di Castellammare di Stabia. Il 20 dello scorso giugno una ordinanza prefettizia comunicava che il prefetto di Napoli aveva disposto la sospensione dalla carica del sindaco, lo staliniano Pasquale Cecchi. Cosa ci dice il fatto che un non eletto dal popolo, alias il Prefetto, nominato direttamente dal Ministero dell’interno, possa disinvoltamente destituire un «eletto dal popolo», passando un colpo di spugna sulle migliaia di legittimi voti, da cui quello traeva il mandato? A noi non dice nulla di nuovo, perché non ci siamo mai illusi che il potere politico derivasse dalla cosiddetta volontà popolare. Lo Stato, che per mano del prefetto si è abbattuto, schiacciandola, sulla amministrazione demopopolare di Castellammare, si fonda sulla forza materiale delle sue formazioni armate, sulla magistratura, sulle carceri, se ne fotte dei voti democratici, quando chi li rappresenta devia dal binario legale su cui è obbligato a marciare.

Quale la motivazione del drastico provvedimento prefettizio? Il sindaco avrebbe omesso di prendere le misure disciplinari comminate dal Ministero degli Interni ai dipendenti comunali, partecipanti allo sciopero di protesta contro il generale Ridgway. L’Unità protestava respingendo la tesi del prefetto secondo cui il sindaco avrebbe dovuto «fare il crumiro» colpendo gli scioperanti. Ma l’ordinanza prefettizia preveniva l’attacco specificando che il provvedimento di sospensione dalle funzioni colpiva il sindaco in quanto ufficiale di governo. Praticamente ciò significa, generalizzando, che il sindaco dipende dalla famosa sovranità popolare finché il suo nome non esce vittorioso dallo scrutinio delle schede. Subito dopo l’espletamento delle formalità democratiche, il «primo cittadino» diviene automaticamente ufficiale di governo, obbligato ad applicare alla lettera le leggi dello Stato, incluse le restrizioni del cosiddetto diritto di sciopero e le misure disciplinari contro gli inadempienti. Cose note ed arcinote, ma mai dette dai demagoghi elettorali ai poveri elettori, cui si dà ad intendere con lo slogan «Il comune al popolo» che veramente il comune potrebbe essere amministrato dai cittadini. Finché si tratta di alberare le strade o erigere vespasiani, tutto il potere al Sindaco; per le altre questioni è il prefetto, cioè lo Stato, che, mediante le leggi, tiene il mestolo per il manico… Questa è la verità. Non lo dimenticate quando vi chiameranno ad esercitare il vostro diritto al voto!