Partito Comunista Internazionale

Per automobili a buon mercato rivolgersi a «L’Unità»

Categorie: FIOM, Italy, Partito Comunista Italiano

Questo articolo è stato pubblicato in:

In altra occasione si è parlato della questione suscitata dalla pubblicazione, da parte del Consiglio di Gestione della Fiat, del progetto della vettura utilitaria a 400 mila lire. Di che si tratta? «La vetturetta utilitaria Fiat», diceva L’Unità (7-6-52) «l’auto a 400 mila lire, la macchina di milioni di famiglie italiane, è già famosa prima di nascere. I consigli di gestione l’hanno progettata, l’hanno disegnata, ne hanno mostrato la realizzabilità. Il consiglio di amministrazione della Fiat ha reagito scompostamente affermando che il progetto era suo e denunciando addirittura i consigli di gestione alla magistratura; ma intanto la utilitaria non l’ha realizzata e non l’ha neppure impostata e, tanto per cominciare, ha dichiarato che non produrrà mai una automobile a quel prezzo». E L’Unità concludeva sconsolatamente: «Così milioni di famiglie italiane attendono ancora». Poverette. Ecco un altro strato sociale sfruttato dai «monopolisti» e perciò degno di ricevere l’appoggio e i voti elettorali delle masse! A costoro, la Direzione della Fiat non vuole dare l’automobile, la utilitaria a 400 mila lire il pezzo, che i tecnici dei Consigli di Gestione hanno preventivato. L’Unità non dice a quale classe sociale appartengono le famiglie potenzialmente acquirenti della famosa vettura. Possiamo ritenere che facciano parte della classe dei lavoratori salariati?

La tesi padronale era sdegnosamente sostenuta dal Tempo (8-6-52) che scriveva: «La Direzione della Fiat ha rivelato la vera origine della “macchina dei consigli di gestione”. Si tratta di un vecchio progetto preparato dalla Casa e scartato per ragioni tecniche: alcuni zelanti attivisti lo hanno sottratto dagli archivi della fabbrica e l’hanno propalato come frutto dei cervelloni sindacali comunisti. Gli autori della indebita appropriazione del lavoro intellettuale altrui sono stati denunciati alla autorità giudiziaria, e saranno ben lieti, in questo momento, di vivere in Italia, perché in Russia il furto di segreti aziendali è parificato allo spionaggio e porta diritto al plotone di esecuzione». Il livore degli ambienti padronali, che si son visti giocati dagli intriganti confederali, non poteva essere meglio espresso. La questione è ormai nelle mani della magistratura. Intanto, la direzione della Fiat ha categoricamente dichiarato di avere da tempo in cantiere una super utilitaria da 350 cmc., mostrando di respingere incondizionatamente il progetto della vetturetta propugnata dai Consigli di Gestione. Ahimè, i milioni di famiglie difese da L’Unità non potranno munirsi di auto, sia pure utilitaria, e Luca Pavolini (è vero che costui è un nipote del famoso ministro fascista fucilato dai partigiani?) conclude su L’Unità: «Tutta questa massa di gente defraudata (i potenziali compratori della utilitaria a 400 mila lire dei Consigli di Gestione) comincia a muoversi e a organizzarsi: si tratta di costringere i monopolisti a impostare la produzione della grande fabbrica torinese nella direzione che coincide con gli interessi della economia nazionale e con i desideri della popolazione. I primi a muoversi sono, naturalmente (purtroppo, diciamo noi) i lavoratori e la cittadinanza di Torino. Le maestranze della Fiat e tutti i torinesi sanno che sarebbero i primi ad avvantaggiarsi della costruzione su larga scala della vetturetta utilitaria e in genere di un ampio sviluppo in senso pacifico della produzione Fiat».

Chi voleva un saggio della collaborazione dei partiti cosiddetti operai con le forze sociali borghesi è servito. Qualunque operaio, anche quello più istupidito dalla propaganda staliniana, è in grado di comprendere di primo acchito che i milioni di famiglie, cui i Consigli di Gestione della Fiat, L’Unità, e la Fiom si preoccupano di procurare un’automobile, debbano appartenere necessariamente ai ceti della piccola e media borghesia. Quale operaio sarebbe in grado di comprare, ammesso che la Fiat accondiscendesse a produrla e metterla in vendita, la vettura progettata dai Consigli di Gestione? Già, la Fiat vende anche a rate. Non abbiamo difficoltà ad ammettere che qualche operaio specializzato, libero di oneri familiari, potrebbe addossarsi la spesa di una decina di migliaia di lire, come gli operai che comprano la «Vespa» o la «Lambretta». Ma quale azienda concederebbe un pagamento suddiviso in decine di rate mensili? E poi, occorre solo il denaro necessario per l’acquisto? La vetturetta utilitaria non si può fare entrare nelle quattro mura domestiche, a meno che il consiglio di gestione della Fiat non progetti una rimessa… portatile e prefabbricata!

Lasciamo le facili ironie. L’iniziativa del Consiglio di Gestione della Fiat è esempio calzante della politica tradizionale dell’opportunismo che confonde gli interessi particolari di qualche ristretto strato operaio, relativamente meglio retribuito, e dei ceti della piccola e media borghesia, con gli interessi generali di classe del proletariato. È, inutile dire, un’altra trovata elettorale. Di solito, i capoccia del P.C.I., pretendono, per addormentare gli operai rivoluzionari, che siffatta politica di arruffianamento dei ceti medi tenda ad ingannare il nemico borghese. Ora, se ai pidocchiosi rappresentanti della piccola e media borghesia procurate l’automobile sia pure utilitaria, ciò significa che vi servite di essi, oppure, come noi sosteniamo, che servite ad essi, e in generale, alla conservazione del capitalismo? Far vendere macchine alla Fiat e farle comprare ai piccolo-borghesi, che significa se non farsi agenti degli affari del capitalismo?