Partito Comunista Internazionale

Parigi-Berlino asse della guerra fredda

Categorie: Capitalist Wars, France, Germany

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Guerra e pace non sono, nella società capitalistica, modi di vita contradditori: sono funzioni alterne della dominazione di classe.

Dopo il ponte di Berlino e la guerra guerreggiata in Corea, parve necessario alla strategia generale dell’imperialismo un periodo di distensione; dopo un periodo di distensione ridiventa oggi indispensabile la fase delle scioppettate. I protagonisti delle violente manifestazioni anti-atlantiche di Parigi sono pur quegli stessi che, alla Conferenza Economica di Mosca, si sbracciavano a dimostrare che una pacifica convivenza fra i popoli era possibile; i protagonisti del blocco di radio-Berlino sono pur gli stessi che, due settimane fa, firmavano, insieme con gli accordi fra Occidente e Germania di Bonn, una «garanzia duratura di pace». Ed entrambi sono i primi attori di quanto avviene o sta per avvenire nuovamente in Corea.

Episodi di guerra gli uni e gli altri, lo sappiamo da un pezzo. Ma, per la classe dominante, il loro valore non sta lì: sta nel fatto che masse proletarie vengano lanciate in competizioni estranee, anzi contrastanti, coi loro interessi, e siano portate a battersi in difesa di qualcosa che è presentato come loro – la democrazia, la pace, la civiltà, magari il socialismo – ma che di fatto è contro di loro. Nessuno crede seriamente al «complotto» degli staliniani francesi, nessuno è disposto a prendere per buone le notizie della quarta repubblica in pericolo: ma ad atlantici e stalinisti preme, nello stesso grado, che la violenza proletaria si scarichi in episodi bellici anziché in episodi di contrasto sociale. Nessuno crede sul serio che penda sul capo di Duclos una terribile condanna: sanno, i dirigenti borghesi, che non sarà comunque troppo tardi per riportare dalla Santé a Palazzo Borbone i «martiri» dello stalinismo, allo stesso modo che gli organizzatori delle manifestazioni contro Ridgway sanno che non sarà mai troppo tardi per salutare una seconda volta come «liberatore» il «geniale microbico» di oggi. I loro occhi mirano più lontano: a rafforzare le misure di repressione antiproletarie da un lato, a legare dall’altro al partigianesimo del tempo di pace, prima che del tempo di guerra, i proletari. Non interessa Duclos: interessa che le masse si muovano non contro ma in difesa della «costituzione democratica». Il ministro degli interni francese opera sulla stessa linea dei quattro ministri degli esteri che, firmando la pace con la Germania, provvedono, prima di tutto, a garantirsi contro sovvertimenti sociali avvenire. Minaccia il pugno di ferro contro gli stalinisti: in realtà, ha tutto l’interesse a lasciare che, magari da un carcere democratico, invitino gli operai a lottare per la democrazia e per la legge «violata».

Pinay e Adenauer sono, oggi, gli enfants gâtés del capitalismo occidentale. Il secondo ha salvato qualche anno fa il marco; il primo sta salvando il franco. Non ci manca che «il complotto contro la sicurezza dello stato» e la conseguente repressione, per dare a Pinay la laurea di salvatore della Quarta Repubblica: non contro lo stalinismo egli difende il potere costituito, ma contro il pericolo che lo stalinismo cessi di esercitare la sua influenza controrivoluzionaria sulle masse. Lo stesso ragionamento, in senso inverso, devono aver fatto i russi epurando il partito «comunista» romeno. Di là dalle cortine di ferro, i dominanti occidentali ed orientali si danno la mano: la stabilità – cioè il dollaro, cioè il rublo – avanti tutto! Ciò significa, in altri termini, un più stretto controllo militare americano e moscovita sui rispettivi Paesi, e una più intensa opera di imbonimento democratico delle masse nelle due opposte aree.

Riusciranno le due forze che tengono avvinghiato il proletariato, a svolgere ancora a lungo questo gioco apparentemente contrastante, in realtà unitario, che ha per effetto convergente la ribadita oppressione di classe? Noi abbiamo la certezza che, per tenace e implacabile che sia l’opera di repressione e di sviamento, la classe operaia ritroverà la forza di marciare contro Pinay e contro Duclos, contro Truman e contro Stalin, contro epuratori ed epurati, la forza di disubbidire ai comandanti militari di occidente e di oriente e di mandare all’aria il castello dei prestiti legati all’oro di Napoleone e dei prestiti legati allo sforzo produttivo di Stakhanov.

Sarà il giorno in cui pace e guerra avranno cessato di rappresentare agli occhi dei proletari, e nelle mani dei capitalisti, l’alternativa della rivoluzione proletaria, e il proletariato non si commuoverà più né per Ridgway né per Duclos né per Marianna, perché avrà riconosciuto in questi specchietti per allodole il fucile puntato del nemico di classe.