Partito Comunista Internazionale

Il terremoto nello stalinismo romeno

Categorie: Communist Party of Romania, Romanian People's Republic

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Lo stalinismo rumeno era l’unico regime dei paesi satelliti di Mosca che si fosse tenuto sinora immune dalla contaminazione del morbo «deviazionista» che divora il blocco orientale. Perciò era additato al mondo cominformista e non come insuperato esempio di fedeltà al Cominform e come modello da imitare. La giustificazione era la solita, e cioè che un mondo che si avvia verso l’abolizione delle classi, in cui il potere dei capitalisti e degli agrari è morto, doveva essere libero di lotte e di contrasti interni. Ora, anche il mito rumeno è crollato. Una drastica epurazione è in atto nelle supreme sfere del Governo e del Politburo bucarestino, né si esclude che tra non molto sentiremo parlare di fucilazioni e di impiccagioni a pena di reati di tradimento e di spionaggio.

I principali incriminati sono Vasile Luca, vice-presidente del Consiglio dei Ministri e ministro delle Finanze, e Teohari Georgescu, Ministro dell’Interno i quali sono stati spogliati delle loro cariche ed assoggettati ad un fiero biasimo del Comitato Centrale del Partito Operaio Rumeno, riunitosi il 26 e 27 maggio. Secondo quanto riferisce l’Unità (6-6-52), che a sua volta cita l’organo staliniano di Bucarest, Scînteia, «nel Ministero delle Finanze, nella Banca della Repubblica Popolare Rumena, nella Banca di Credito per gli investimenti e così pure nella Cooperazione sono stati mantenuti ed inquadrati un gran numero di elementi ostili, che si sono raggruppati attorno a Vasile Luca e che hanno condotto una attività ostile di sfaldamento alla base del regime popolare…». Dal che risulta evidente che non si tratta di una silenziosa rimozione di funzionari incapaci e corrotti, ma al contrario della repressione violenta di un movimento organizzato di opposizione al regime dato che Vasile Luca e Teohari Georgescu sono accusati di aver fatto da polo ad un «gran numero di elementi ostili» la cui attività viene definita come svolgentesi «alla base del regime popolare». Quali fossero gli obiettivi e l’azione di queste forze non è dato sapere, per ovvie ragioni. Il comunicato del Comitato Centrale del partito stalinista rumeno recava questa incriminazione: «Lo scopo perseguito (dai deviazionisti) era quello di creare le condizioni per il ristabilimento del capitalismo nel nostro paese». Se questo è il reato ascritto a Luca Vasile, egli è senz’altro riconosciuto innocente dagli operai che hanno capito i trucchi di Mosca. Luca è accusato di aver eseguito male la riforma monetaria, giovando ai capitalisti delle città e delle campagne. Ma il capitalismo non comincia veramente a morire nella misura in cui, non già si riforma il sistema monetario, ma si comincia a distruggerlo? Si potrebbe accusare Vasile Luca di aver voluto favorire la restaurazione del capitalismo se gli stalinisti potessero provare che in Romania la moneta sarebbe in via di eliminazione. Ma tutti i fogli staliniani non fanno che parlare della stabilità delle monete delle democrazie popolari ancorate al rublo, e biasimano ferocemente i ministri borghesi perché non riescono a stabilizzare le monete europee… Evidentemente, altri sono i reati di Vasile Luca e del suo complice Georgescu. Ufficialmente la incriminazione suona così: deviazione opportunistica di destra. Ma che significa per un partito, come quello staliniano, una siffatta accusa? Forse che i membri spodestati del Governo non hanno condotto con sufficiente energia la politica di associazione forzata dei contadini nell’ambito delle cooperative di tipo kolcosiano, favorendo la conservazione della piccola proprietà e della conduzione diretta o con salariati? In ogni modo, il sistema dei kolcos non rappresenta affatto un tipo di agricoltura collettiva in quanto la distribuzione dei prodotti, che solo in parte del resto sono ricavati con lavoro associato, rimane nelle forme tradizionali dell’agricoltura borghese, essendo ogni membro del kolcos libero di vendere la propria quota parte di prodotti al mercato, ricavandone un equivalente in moneta. Evidentemente, il sistema delle cooperative kolcosiane rappresenta una misura drastica per allargare il mercato interno dei prodotti industriali moderni per l’agricoltura e insieme una necessità tecnica per l’impiego di essi. Si capisce che Mosca, nella affannosa lotta per portare le zone arretrate al livello dei moderni paesi industriali, debba imporre mezzi tecnici ed organizzativi i più moderni, essendo assurdo rifare tutta l’evoluzione cominciando dall’aratro di legno. Quindi, se i reati sono questi (facciamo solo un’ipotesi molto verosimile, non essendo in possesso di altri dati) i peccati commessi da Vasile Luca sono a danno, non già della costruzione del socialismo, ma della costruzione del capitalismo, che Mosca vuole marciante a passi da gigante, stroncando chiunque ne ostacoli il cammino.

Il lato sensazionale dell’affare è dato dall’accusa di correità mossa ad Anna Pauker. È il caso di commentare: «Quoque tu, fili mi». La dichiarazione del C.C. parla chiaro: «La sessione plenaria ha appurato che la compagna Anna Pauker ha avuto una posizione di sostegno della deviazione di destra di Vasile Luca e che ella stessa ha deviato dalla linea del partito, per ciò che concerne i problemi dell’agricoltura e dell’ammasso dei cereali, di cui ella era responsabile al Comitato Centrale del partito e del governo». Però il C.C. è stato molto indulgente nei riguardi della Pauker, la quale conserva la carica di Ministro degli Esteri, ma risulta esclusa dalla Segreteria del Partito, mentre Vasile Luca e Teohari Georgescu erano estromessi dalle cariche detenute nel governo e nel partito.

Il franamento interno del regime staliniano rumeno ha il suo immediato precedente nella crisi politica che sconvolse, nel dicembre dello scorso anno, la «democrazia popolare» di Cecoslovacchia, culminata con l’arresto di Rudolf Slánský, ex segretario generale del partito comunista ed ex vice-presidente del Consiglio dei Ministri. L’istruttoria contro il decaduto gerarca ceco veniva abbinata a quella intestata a Sling e Švermová e soci, anch’essi investiti di alte cariche di partito e successivamente accusati di spionaggio e tradimento.

Ormai, non c’è satellite su cui la pesante mano di Mosca non abbia dovuto abbattersi per spazzare via, con spietata energia, le opposizioni organizzate ai regimi vigenti. Ieri si colpì Gomułka in Polonia, si impiccò Rajk in Ungheria, si eliminò Kostov in Bulgaria, si fece sparire dalla circolazione Markos dell’emigrazione greca. Ovviamente, dietro ogni nome si allineava un movimento organizzato, e più o meno clandestino.

Il blocco imperialistico orientale, come quello occidentale, non è privo di contrasti e di convulsioni interne, siccome la propaganda aulica dell’Unità pretende. Ormai, le quinte colonne, destinate ad alimentare la guerra partigiana dietro il fronte sono ovunque presenti, e ciò serve alla controrivoluzione mondiale, che male potrebbe altrimenti convogliare verso la guerra movimenti di rivolta all’ordine costituito.