La politica opportunista della Confederazione del Lavoro
Categorie: CGL
Questo articolo è stato pubblicato in:
L’organo della Confederazione Generale del Lavoro, «Battaglie Sindacali», pubblica nel numero del 6 novembre la relazione sull’indirizzo politico della Internazionale Sindacale, che Baldesi e D’Aragona presenteranno al Congresso Internazionale Sindacale di Londra.
Nel contesto della relazione è compresa la famosa convenzione sottoscritta a Mosca da D’Aragona assieme ai rappresentanti dei Sindacati russi e di altri organismi sindacali esteri.
Non è molto facile dedurre dalle precedenti e vaghe enunciazioni della relazione che cosa effettivamente pensi e voglia la Confederazione del Lavoro, e che cosa proponga di concreto a quel Congresso a cui le piace intervenire, e al quale converranno tutti i sindacati a tendenze ultra-riformiste e corporativiste che aderiscono al segretariato di Amsterdam.
La relazione, conclude annunciando una risoluzione, che gli estensori si riservano di proporre al Congresso … quando avranno veduto che vento tira.
Essi prendono le mosse da un ordine del giorno già presentato a Washington a quegli stessi emeriti rappresentanti dell’ex-socialismo traditore, e che contiene questa affermazione … davvero esauriente come posizione di principio e di tendenza: «i fini della classe operaia … dovrebbero essere riassunti nella enunciazione: socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio».
Con questo atteggiamento così imprecisato la Confederazione del Lavoro italiana pretende di essere a posto, da una parte, col Congresso dei socialpatrioti e dei socialdemocratici, e dall’altra colla sua adesione alla Internazionale sindacale di Mosca!
Capolavori dell’equilibrismo e dell’opportunismo riformista!
Noi non crediamo che questo doppio gioco possa durare più a lungo, e crediamo invece che i comunisti debbano illuminare il proletariato italiano perché cessi di tollerare questa che è veramente un’indegna commedia. Dicano i dirigenti della Confederazione, dicano una buona volta, con chi intendono schierarsi: colla seconda o colla terza Internazionale, con Amsterdam o con Mosca, coi comunisti rivoluzionari o coi rinnegati della causa proletaria. Essi non si spiegano chiaramente perché sperano di non essere costretti a mostrare che in realtà tutte le loro simpatie sono per la seconda parte.
Vediamo intanto come le affermazioni della loro relazione stiano in completo contrasto con quelle della convenzione di Mosca, che essi stessi citano, portandola, non si capisce se a titolo di documentazione, o a titolo di proposta (!) al congresso di Londra.
La Confederazione del Lavoro Italiana aderisce ad Amsterdam, interviene a Londra, presenta una relazione, da cui ad ogni rigo si desume che essa riconoscerà sempre l’Internazionale di Amsterdam come l’unione dei sindacati di tutto il mondo – e riporta disinvoltamente, senza mostrar d’accorgersi della patente contraddizione, la recisa dichiarazione della convenzione di Mosca: «La Federazione Internazionale dei Sindacati di Amsterdam è incapace, in ragione del suo programma e della sua azione, di far trionfare i principii sopra enunciati (ora li vedremo subito) ed assicurare la vittoria delle masse proletarie di tutti i paesi».
Noi sappiamo su quale equivoco giocano i confederali: sul comma seguente che dice: «condannare tutti i tentativi tendenti a far uscire gli elementi di avanguardia dalle organizzazioni sindacali esistenti».
Ma ciò – l’abbiamo ripetuto fino alla noia – si riferisce alle organizzazioni locali e nazionali, e non può essere applicato alla Internazionale Sindacale.
Quando una organizzazione nazionale dei sindacati vuol aderire a Mosca, deve lasciare Amsterdam e i congressi come quello di Londra.
Nel firmare la convezione ha D’Aragona dichiarato che la Confederazione italiana intendeva andare a Londra!
Si vuole ancora un documento!
Lo trarremo dal testo del discorso pronunziato da Zinoviev a Mosca quale relazione alle tesi sulle condizioni di ammissione.
«Il Comitato Esecutivo della Internazionale Comunista ha posta già da sei mesi la questione della creazione di una Associazione internazionale dei sindacati rossi, come contrappeso alla associazione dei sindacati gialli, «socialdemocratici» e «liberi» … La questione dell’alleanza internazionale dei sindacati rossi non è facile a risolvere in sé. Noi siamo contro (il corsivo è nel testo) la partecipazione al Comitato Centrale dell’Associazione Internazionale dei sindacati gialli di Amsterdam.
Ma noi siamo per la partecipazione dei comunisti e dei loro amici ai congressi internazionali dei sindacati d’una industria o d’una professione, perché questi ultimi congressi internazionali sono ancora strettamente uniti alle masse operaie».
Il Congresso a cui vanno D’Aragona e Baldesi è strettamente unito … alla borghesia e alla controrivoluzione.
***
Abbiamo dunque stabilito la prima contraddizione: i rappresentanti della Confederazione del Lavoro Italiana si pongono su di una base falsa, portando a Londra la convenzione di Mosca, quando la sola andata a Londra infrange quel patto da loro firmato. Essi scrivono, prima di citare il loro atto di adesione a Mosca, che la Internazionale sindacale deve avere un programma politico, che questo non può essere che quello propugnato dal Socialismo Internazionale.
Essi propongono una intesa chiara e precisa con i Partiti Nazionali che agiscono sul terreno della lotta di classe.
Purtroppo (!) in questo momento (sic) a causa della guerra (sono le loro parole) i partiti socialisti sono divisi in due Internazionali. Niente imbarazzo: se Mosca pone delle condizioni precise ai partiti, esse non impegnano i sindacati operai!!
cosa vuol dire ciò! Che tutta la Internazionale gialla convenuta a Londra, mentre conserverà i rapporti coi partiti socialdemocratici della II Internazionale dovrà aderire a Mosca?! e potrà aderirvi?! Vana domanda, poiché mai l’opportunismo centrista uscirà dal campo del dubbio e dell’equivoco.
Le condizioni perché i Sindacati operai aderiscano a Mosca ci sono e non si può fingere di ignorarle. Ricordiamo dove esse sono formulate:
1° Nella stessa convenzione che stabilisce i principii programmatici della nuova associazione rivoluzionaria di classe, della Terza Internazionale sindacale, che deve spiegare tutta la sua forza per il trionfo della rivoluzione sociale e della Repubblica universale dei Soviet, e oppone alla dittatura della borghesia la dittatura del proletariato sola capace di rompere le resistenze degli sfruttatori, di assicurare e consolidare la conquista del potere da parte del proletariato.
I nostri relatori hanno firmato queste affermazioni di principio. Ma poi nella relazione dichiarano colla più grande disinvoltura: «sullo svolgersi della rivoluzione russa, sulla dittatura del proletariato, si possono fare tutti gli apprezzamenti corrispondenti al proprio temperamento e alla propria speciale mentalità». Si può fare il proprio porco comodo: tanto Mosca non impone condizioni ai sindacati!
2° Altre condizioni invece sono quelle delle tesi del Congresso internazionale comunista, soprattutto in quanto riguarda la dipendenza dei sindacati dai partiti comunisti (Tesi sul compito del partito, 8 e 10, tesi sulla questione sindacale, statuto dell’Internazionale art. 14). la convenzione tra i sindacati accettava preventivamente «le condizioni che saranno stabilite dal congresso».
Queste condizioni tattiche consistono principalmente nella stretta unione Internazionale dei Sindacati e nella direzione di essi da parte dei partiti Comunisti. Ma, ripetutamente, i relatori D’Aragona e Baldesi fanno le affermazioni nettamente opposte: autonomia dei sindacati dei singoli paesi nel seno dell’Internazionale, intesa su di un vago programma (lotta di classe! socializzazione dei mezzi di produzione!) coi partiti socialisti – E poi: adesione a Mosca, ma conservando il diritto di pensare e di operare proprio come prima! Nel modo staffilato a sangue da tutte le dichiarazioni della Internazionale Comunista!
***
La Terza Internazionale sindacale deve essere costituita per l’azione rivoluzionaria del proletariato, diretta dalla Internazionale politica. Ma secondo i nostri due ineffabili relatori, la preparazione rivoluzionaria è costituita da un programma veramente chiaro e preciso: l’azione internazionale in appoggio dei movimenti rivoluzionarii. Magnifica formula! e meraviglia di tattica!
Vedete, essi dicono, dimenticando le dichiarazioni di principio della convenzione stampata a lato, non si tratta di fare la rivoluzione alla russa. Ciò potrebbe, ad esempio in Italia, essere di danno alla stessa rivoluzione russa e alla sua lotta (!!). Si tratta solo di proclamare che il movimento internazionale proletario sarà solidale con qualunque rivoluzione fatta … a casa degli altri. Senza sottilizzare. Non è che possa distinguersi fra rivoluzione democratica, socialdemocratica o bolscevica. Avvenuta una rivoluzione qualsiasi si deve appoggiarla perfino collo sciopero delle industrie più vitali.
Ecco una soluzione brillante dello scabroso problema dell’azione rivoluzionaria, non ci daremo pensiero di fare la rivoluzione, che potrebbe spiacere ai buoni e degni alleati di Amsterdam e Londra.
Ma se per accidente essa scoppia in qualche punto … noi, dall’estero, le appoggeremo, previo un formidabile ordine del giorno di solidarietà.
O nella guerra, di grazia, tra Russia e Polonia, chi si doveva dunque appoggiare: la rivoluzione russa bolscevica o quella polacca socialdemocratica! Ci par di sentire il sommo sociologo Baldesi risponderci: Via … non sottilizzate!
Ma ci pare d’aver detto anche troppo per dimostrare quanto di equivoco e di contraddizione v’è nel documento veramente singolare che abbiamo esaminato esaurientemente.
Il gioco è talmente volgare che non solo noi siamo sicurissimi che la Internazionale comunista lo sventerà sconfessando – come ha già fatto più volte – l’opera e le persone dei varii D’Aragona, ma che la stessa accolta socialriformista di Londra saprà fare il suo lavoro di collaborazione colla borghesia e di sabotamento della rivoluzione, senza osare un trucco così sfacciato, riconoscendosi e dichiarandosi il contraltare di Mosca e dell’Internazionale rivoluzionaria. E potremo ancora una volta concludere che l’opportunismo centrista è molto peggiore di quello di destra: più pericoloso e più nauseante.