Il proletariato verserà il suo sangue solo per la guerra di classe
Categorie: Capitalist Wars, Cyprus, Greece, Turkey
Questo articolo è stato pubblicato in:
Quando scoppia una guerra, avvenimento al quale siamo abituati ormai, visto che dalla II guerra mondiale non vi è mai stata pace nel mondo, i borghesi e i loro servi opportunisti iniziano subito una indagine per stabilire chi ha cominciato: assemblee in quel covo di ladroni del Palazzo di Vetro dell’ONU, tavole rotonde a Ginevra, discussioni interminabili per stabilire chi ha fatto lo sgambetto per primo turbando così l’ordine esistente.
Questo è quanto è successo per gli avvenimenti di Cipro, per questa vera e propria guerra, tanto feroce e sanguinosa quanto, per ora, limitata ad un piccolo fronte. Accuse reciproche tra Grecia e Turchia di aver violato l’integrità territoriale di Cipro, accuse della Russia e dell’Inghilterra alla Grecia, accuse di Cipro alla Turchia ecc.
A noi marxisti rivoluzionari, non interessa sapere chi ha sparato per primo per trovare il responsabile di questa guerra. Il responsabile è il capitalismo; è l’imperialismo. È la fame di petrolio, il petrolio del mar Egeo, è la fame di accaparramento di nuove terre che ha spinto i ladroni greci e turchi ad affrontarsi apertamente. Tutti e due i paesi sono membri della NATO, ambedue sono sotto dei regimi dittatoriali, militaristi, filoamericani, ma appena hanno avuto un bottino su cui mettere le mani non hanno esitato a gettarsi l’uno contro l’altro. Questo fatto deve servire di lezione agli operai per capire dove andranno a finire le alleanze militari, i patti di coesistenza pacifica e di eterna amicizia nei prossimi anni o forse nei prossimi mesi quando le fonti di materie prime ed i mercati di smercio dei prodotti dei paesi più industrializzati si ridurranno continuamente mentre si accrescerà continuamente l’esigenza di essi.
L’imperialismo non conosce che una strada per uscire da questo cul de sac: la guerra. I ladroni si sbraneranno tra loro distruggendo immense quantità di merci, ivi compresa la merce forza-lavoro (cioè gli operai), fino a che troveranno un nuovo equilibrio mondiale stabilito dalle potenze imperialistiche risultate più forti. Quello che è successo nella II guerra mondiale. Unica alternativa a questa necessità imperialistica sta nel risveglio delle masse operaie occidentali accecate dai fumi di un falso e fugace benessere e infettate dai discorsi dell’opportunismo rinnegato e traditore; sta nel risorgere del Partito Comunista Mondiale strumento indispensabile per la lotta vittoriosa contro questo regime.
NO ALLA DIFESA DELLA PATRIA! NO ALLA GUERRA TRA STATI! VIVA LA LOTTA DI CLASSE RIVOLUZIONARIA E INTERNAZIONALE! Questo gli operai greci, turchi e ciprioti, questo gli operai di tutto il mondo dovranno scrivere sulle loro bandiere se non vorranno di nuovo essere soltanto strumenti nelle mani dell’imperialismo.
I marxisti rivoluzionari hanno sempre collegato il problema della pace a quello della scomparsa delle classi e quindi alla lotta per il Socialismo ed il Comunismo. Solo in una società in cui gli uomini non saranno più divisi da privilegi e da interessi da difendere gli uni contro gli altri e quindi non saranno più divisi in classi spariranno anche le guerre come strumento di oppressione violenta di un gruppo di uomini contro altri gruppi di uomini. I marxisti rivoluzionari quindi se condannano le guerre come prodotto inevitabile di una società divisa in classi, ne capiscono la necessità storica e comprendendo come le guerre non siano che la «continuazione della politica con altri mezzi», dichiarano che per essi non tutte le guerre sono uguali e distinguono tra guerre di rapina e di oppressione e guerre invece, contro la rapina e l’oppressione. Lenin, in un suo scritto dell’estate del 1915 dice: «I socialisti hanno sempre condannato le guerre tra i popoli come cosa barbara e bestiale. Ma il nostro atteggiamento di fronte alla guerra è, per principio, diverso da quello dei pacifisti borghesi (partigiani e predicatori della pace) e degli anarchici. Dai primi noi ci distinguiamo in quanto comprendiamo l’inevitabile legame delle guerre con la lotta delle classi all’interno dei paesi, comprendiamo l’impossibilità di distruggere la guerra senza distruggere le classi e fondare il socialismo, come pure in quanto riconosciamo pienamente la legittimità, il carattere progressivo e la necessità delle guerre civili, cioè delle guerre della classe oppressa contro l’oppressore, degli schiavi contro i padroni di schiavi, dei contadini servi contro i latifondisti, degli operai salariati contro la borghesia. E dai pacifisti e dagli anarchici, noi marxisti ci distinguiamo in quanto riconosciamo la necessità dello studio storico (dal punto di vista del materialismo dialettico di Marx) di ogni singola guerra. Nella storia sono più volte avvenute delle guerre le quali, nonostante tutti gli orrori, le brutalità, le miserie ed i tormenti inevitabilmente connessi con ogni guerra, ebbero carattere progressivo, furono cioè utili all’evoluzione umana, contribuendo a distruggere ordinamenti particolarmente nocivi e reazionari (per es. l’autocrazia o la servitù della gleba), i più barbari dispotismi dell’Europa (quello Turco e quello Russo). Bisogna perciò prendere in esame le particolarità storiche di ogni guerra». (Lenin: Il socialismo e la guerra).
Noi marxisti rivoluzionari abbiamo quindi salutato negli ultimi anni come guerre «giuste» quelle dei popoli coloniali contro l’imperialismo (Cina, Viet Nam, Congo, Cuba, Algeria, Mozambico, Guinea Bissau, Angola ecc.). Questi popoli infatti hanno lottato contro l’oppressione imperialistica per ottenere l’indipendenza nazionale, giungendo in certi casi, ad es. in Cina, anche a realizzare una riforma agraria abbastanza radicale. Queste guerre, dopo la sconfitta dell’ondata rivoluzionaria 1919-20 e il conseguente riflusso del movimento operaio dell’Occidente, sono le uniche manifestazioni di lotta rivoluzionaria avvenute nel mondo.
Una guerra «giusta» è stata la guerra che i contadini e gli operai russi sotto la guida del partito bolscevico hanno combattuto contro lo zarismo, borghesia e opportunismo giungendo ad instaurare nel 1917 la dittatura del proletariato in Russia; una guerra «giusta» è quella che il proletariato rivoluzionario combatterà domani per l’abbattimento del sistema capitalista.
Nello stesso scritto già citato Lenin prosegue: «Ma immaginate che un padrone di schiavi il quale ne possegga cento guerreggi con un altro che ne possegga duecento per una più “giusta” ripartizione degli schiavi stessi. È chiaro che, in un caso simile, la qualifica di guerra “difensiva” o di “difesa della patria” costituirebbe un falso storico e in pratica un puro inganno in danno del popolino, della piccola borghesia, della gente ignorante, da parte degli astuti padroni di schiavi. Proprio così: la borghesia imperialistica del nostro tempo inganna il popolo servendosi dell’ideologia “nazionale” e del concetto di difesa della patria, nell’attuale guerra tra detentori di schiavi per il consolidamento e il rafforzamento della schiavitù».
Un esempio di guerra di questo tipo è appunto quello della guerra di Cipro tra i ladroni greco e turco che non hanno esitato a richiamare i loro popoli alle armi per la «difesa della Patria» (!) soffiando sul fuoco del vecchio odio tra Turchi e Greci anche se i ciprioti hanno sempre fatto capire di non volere tra i piedi né greci né turchi. Ma tanto vale nel sistema capitalistico la volontà dei popoli!
Esempi macroscopici di guerre «ingiuste» sono il primo ed il secondo macello mondiale e non si deve dimenticare che al secondo partecipò anche la Russia, data per sovietica, con voracità non minore degli USA, dell’Inghilterra, della Germania o del Giappone. Queste guerre furono «ingiuste» perché rappresentarono solo uno scontro tra ladroni per la spartizione del bottino. Nulla hanno guadagnato i proletari da queste guerre, soltanto un nuovo, più raffinato sfruttamento, le economie nazionali da ricostruire, anni di fame, di tormenti e di paure.
Non sappiamo come andrà a finire a Cipro, né come andrà a finire tra Grecia e Turchia: certo sarà l’imperialismo russo-americano a far prendere agli avvenimenti la piega che desidera, ma se sangue proletario verrà ancora sparso sia esso greco turco o cipriota, la responsabilità di ciò sarà dell’imperialismo e dei partiti opportunisti che lo sostengono con la loro azione di tradimento all’interno della classe operaia.
Quanto sia importante ribattere su questi punti fondamentali della dottrina marxista, che non sono mai scontati, lo dimostra ciò che è successo in Grecia, dove, appena il sacro suolo della patria è sembrato in pericolo tutti i partiti democratici hanno messo da parte i loro dissensi col regime (Mavros l’attuale ministro degli esteri fino a qualche settimana fa era ancora a soggiornare nel lager di Yaros) e si sono messi a disposizione del paese rafforzando così all’immediato il prestigio del regime militare. Il proletariato greco, benché tra i più sfruttati d’Europa, (i prezzi sono aumentati in un anno di circa il 46%, mentre i salari sono pressoché gli stessi di un anno fa) non ha saputo esprimere, grazie alla politica opportunista dei partiti che dicono di rappresentarlo, P.C.G. in testa, nessun movimento di opposizione alla guerra, per non parlare poi del proletariato degli altri paesi, che il PCI, il PCF ecc. benché non perdano occasione per dichiarare la loro solidarietà col popolo greco, turco, cipriota, si sono ben guardati dal mobilitare in azioni di lotta contro la guerra imperialistica. Tutto oggi, secondo queste carogne, si risolve con i discorsi, le lettere di solidarietà, gli intrallazzi parlamentari.
Noi, ribadendo le posizioni classiche del marxismo rivoluzionario, vogliamo ricacciarli al loro posto: nel letamaio della storia.