Partito Comunista Internazionale

Per riarmare la classe

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Il proditorio assassinio del nostro giovane militante della sezione di Camucia-Cortona, Donello, nel più vasto quadro della violenza di classe, quali che siano le circostanze accidentali e le forme occasionali in cui si realizza, ripropone alcune considerazioni che la Sinistra ritiene da sempre fondamentali, e che la smidollata e interessata propaganda congiunta di partiti opportunisti e democratici, invece, pensa di liquidare respingendo la «violenza da qualunque parte provenga», e l’«estremismo di destra e di sinistra».

Il porco borghese, e più porco se più piccolo, concepisce solo la sua violenza, a difesa del suo patrimonio e della sua condizione, sino ad esaltarla nella difesa dello Stato e della Patria. Per questi scopi la violenza sarebbe santa e morale. Giustifica le stragi, le rapine, le peggiori turpitudini del suo esercito in campo avverso, recrimina per quelle nemiche sul suo territorio.

L’opportunista, che del piccolo borghese è il teorico, l’ideologo, avvolge il tutto in un involucro di caramellato umanitarismo e invoca la forza operaia se conforme al civismo democratico, e ossequiente alle leggi dello Stato; la sconfessa se ne deborda e la bolla di banditismo e di teppismo.

Lenin sosteneva che non si dovessero frenare gli «eccessi» e le «intemperanze» dei lavoratori, ritenendole, al contrario, un mezzo utile e necessario per terrorizzare le classi borghesi e fondiarie. La Sinistra Comunista nel 1921-22 non esitò a dare tassative disposizioni al Partito, perché si organizzassero azioni repressive contro i beni e le persone dei ricchi borghesi e agrari, come rivalsa anche preventiva nei confronti delle scorribande delle squadracce nere o bianche.

Come estrema concessione dei duci opportunisti, al limite, la classe operaia potrebbe difendersi dall’attacco armato delle bande nere «irregolari», mai però da quelle bianche «regolari», cioè della polizia e corpi speciali repressivi dello Stato, perché, secondo questi caporioni, la classe dovrebbe difendersi proteggendo il regime, lo Stato, l’economia «democratici»; come dire che gli operai dovrebbero trovare protezione presso i loro nemici borghesi. Non si riesce a capire, inoltre, quale differenza corra tra il piombo dei poliziotti che uccisero i proletari di Reggio Emilia e quello dei «banditi» che intrisero Portella della Ginestra del sangue dei contadini poveri siciliani, per non ricordare gli eccidi di lavoratori da parte dei governi democratici pre-fascisti e della famigerata Guardia Regia.

È paradossale che nelle scuole di guerra dell’esercito borghese si insegni – giustamente – il dialettico rapporto tra difesa e offesa, e che nelle galere proletarie, invece, quali sono i falsi partiti comunsocialisti e i sindacati tricolori, si insegni soltanto la tattica difensiva, che sarebbe come insegnare a pecorescamente rinculare, ovvero a scegliere di avanzare… con il deretano.

Non tifiamo, con questo per «brigate rosse» o simili larve di «arditi del popolo», né condividiamo le spacconate di gruppi e gruppetti che si dicono «alla sinistra» del P.C.I. mentre invece ne sono i figli legittimi.

La loro pretesa di «rispondere colpo su colpo» non è che volgare attivismo, inferiore di molto per qualità a quello degli anarchici classici. Legati tutti a doppio filo all’indirizzo politico dell’opportunismo, la loro smania di «azione» è impotente e serve solo a coprire la loro essenza piccolo-borghese. Vogliamo ribadire che «è necessario che molto prima una minoranza del proletariato (inquadrata nel partito – n.d.r.) cominci a gridare incessantemente al rimanente del proletariato che occorre armarsi per l’urto supremo, armandosi essa stessa e istruendosi alla lotta che sarà inevitabile». («La tattica dell’Internazionale Comunista» – Gennaio 1922).

Il partito, dunque, è la chiave. La Sinistra imposta la questione in questi precisi termini: «in ogni prospettiva di ogni movimento rivoluzionario generale, non possono non essere presenti questi fondamentali fattori: 1) un ampio e numeroso proletariato di puri salariati; 2) un grande movimento di associazioni a contenuto economico, che comprenda una imponente parte del proletariato; 3) un forte partito di classe, rivoluzionario, nel quale militi una minoranza di lavoratori, ma al quale lo svolgimento della lotta abbia consentito di contrapporre validamente ed estesamente la propria influenza nel movimento sindacale, a quella della classe e del potere borghese». (punto 8 di «Partito rivoluzionario ed azione di classe»). E si ribadisce che il Partito Comunista considera il sindacato «organo indispensabile per la mobilitazione della classe sul piano politico e rivoluzionario, attuata con la presenza e la penetrazione del Partito Comunista nelle organizzazioni economiche di classe». (punto 6 delle «Tesi caratteristiche» – parte II – 1952).

L’armamento del proletariato anche in senso puramente «difensivo» è possibile solo quando si è in presenza di un movimento di classe in cui lavora a dirigerlo il vero Partito. Oggi siamo in presenza di sindacati tricolori, cioè diretti da una politica di prostrazione allo Stato borghese, di partiti che hanno tradito la rivoluzione e che si confondono con il regime democratico borghese.

Gli scioperi si affievoliscono sempre più sino a trasformarsi in pure e semplici astensioni dal lavoro. Le manifestazioni di classe si riducono spesso a variopinti cortei, innocui e pacifisti. Per chi esce da questi binari «civili», c’è il «servizio d’ordine» sindacale.

Dietro le Camere del Lavoro, dove c’era una volta la «mitragliatrice», oggi esiste un esercito di burocrati che attendono di essere finalmente inquadrati nei ranghi dell’apparato statale (a proposito, a quando il finanziamento anche ai sindacati, dopo quello ai partiti?). In questa deprimente situazione di classe, è relativamente facile per lo Stato e le classi borghesi ricostruire l’apparato repressivo, le bande regolari e irregolari, per scatenare il terrore bianco, le cui azioni odierne costituiscono una esercitazione preparatoria. Di concerto, partiti e sindacati, disposti al partigianismo, resistenziale o ad altri tipi più o meno «irregolari» di violenza organizzata a favore dello Stato democratico, sono coscientemente avversi ad ogni forma organizzata della forza e della violenza degli operai a protezione delle loro condizioni e a favore dello sviluppo rivoluzionario della classe proletaria. Aggressivi e repressivi verso i comunisti rivoluzionari, che espellono dalle loro file e additano alla massa come nemici e financo come «fascisti», e, quando occorra, assassinano (come in molteplici episodi della «gloriosa» Resistenza), diventano, invece, pecoroni remissivi e permissivi anche se abbaiano come cani da pagliaio, nei confronti del potere statale della borghesia.

La manovra capitalistica si articola in un complesso di azioni in tutti i campi e principalmente produce il suo massimo sforzo per tenere lontani gli operai dal vero Partito Comunista, incoraggiando e sostenendo il monopolio opportunista sulla classe. Per bloccare e contrattaccare questa manovra ci vuol ben altro che l’aggressione personale, il gesto disperato, e simili arnesi dell’individualismo anarchico. È indispensabile che risorgano organizzazioni economiche di classe, sottratte all’influenza dello Stato e dei partiti opportunisti. È indispensabile che i proletari si liberino dall’influenza dei partiti traditori e si leghino all’indirizzo del genuino partito comunista rivoluzionario accrescendo le sue forze e le sue possibilità di penetrazione negli organismi economici di classe. Solo su questa strada la classe proletaria ridiventerà capace di difensiva «autonoma» delle proprie condizioni di vita e di «autodifesa» nei confronti della violenza legale o «illegale» delle forze borghesi, come ridiventerà capace di offensiva rivoluzionaria. Parlare di possibilità di «autodifesa proletaria» contro la violenza borghese quando il proletariato, infeudato a sindacati e partiti traditori, non riesce a difendere nemmeno il suo salario quotidiano, è soltanto una vile beffa nei confronti degli operai, un ennesimo mezzo per far loro dimenticare la sola strada dell’armamento rivoluzionario di classe: il risorgere di organizzazioni economiche di classe influenzate e dirette dal partito comunista.