Il “diritto” alla casa: una infame menzogna
Categorie: Housing Question, Italy
Questo articolo è stato pubblicato in:
Il tragico episodio di San Basilio a Roma, dove la polizia statale ha dato l’assalto in forze al quartiere per cacciarne gli occupanti «abusivi» di case, con feriti, contusi, e sul selciato il cadavere di un giovane, trova tutti i partiti e sindacati allineati su un’unica interpretazione: inerzia, malcostume, indecisione, mancanza di case, e non rispetto del dettato costituzionale del «diritto alla casa» per tutti.
In qualsiasi modo il regime borghese «riformi» la casa, per gli operai e i nullatenenti non c’è soluzione. L’operaio se non viene stipato nelle bidonvilles, viene invischiato in affitti insostenibili; se non si lascia marcire nei tuguri e nei «fondi», viene attratto in casermoni, un addensato di cunicoli, un brulicare di vita promiscua, effimeri manufatti di subitanea decadenza.
Non c’è da riformare, ma da rovesciare. Mettere sottosopra! In ogni direzione e latitudine.
Il «diritto alla casa», come ogni altro «diritto» in regime mercantile, va pagato. L’operaio può pagarlo quando lavora. Ma quanto è precario il suo lavoro, il suo «diritto» al lavoro! E quando cade disoccupato? Quando non lavora per inabilità, infortunio e vecchiaia?
Abbiamo più volte sostenuto che la vera e irreversibile riforma consiste nel bloccare la costruzione di case per abitazione almeno per vent’anni; trasformando locali inutili e nocivi per gli operai, come sedi di banche, uffici, enti, chiese, ecc. per poi edificare piccole città, ben distribuite sul territorio, sventrando le megalopoli asfissianti. È l’unica seria riforma. Chi può farla? Le chiacchiere parlamentari, l’esoso proprietario, il governo borghese o «socialista», l’imprenditore strozzino? Oppure il politicante, il sindacalista, fautori della concordia nazionale, del rispetto di tutti i «diritti»? Giammai!
Da sempre all’operaio viene fatto balenare il miraggio della «sua» casa, per indurlo a sgobbare di più, per distoglierlo dalla reale soluzione di tutti i problemi che avviliscono la classe. Il potere proletario comunista soltanto può operare la confisca forzata, senza indennizzo e la redistribuzione delle case a chi lavora e tutti avranno l’obbligo di lavorare. Ogni altra proposta è menzognera o ciarlatanesca.
Solo una piccola minoranza privilegiata di lavoratori e di piccoli borghesi ha potuto soddisfare fino ad oggi il «diritto» alla casa. Ma questa minoranza, già oggi minacciata di «esproprio» dall’imperversare di tasse e imposte, sarà domani decimata dalla voracità di un regime che è disposto persino a divorare i propri figli.
I «baraccati», sottoproletari molti, hanno tentato di risolvere direttamente la questione di un tetto. Lo Stato lo ha impedito con le armi. Come potrà impedirlo, quando le masse proletarie, organizzate, disciplinate, dirette dal vero partito comunista, occuperanno anche la casa della borghesia, lo Stato e lo distruggeranno?