Introduzione a “Nota elementare sugli studenti ed il marxismo autentico di sinistra”
Categorie: Student Movement
Questo articolo è stato pubblicato in:
L’inganno sui Decreti Delegati e sui «nuovi organi» di «gestione della scuola», secondo i quali le «componenti sociali» interessate alla scuola, dovrebbero partecipare al suo «governo», ci spinge ancora una volta a ribadire la corretta visione del marxismo rivoluzionario su ciò che rappresentano questi falsi gruppi sociali (studenti, genitori, ecc.) che la borghesia ha interesse a buttare tra i piedi degli operai, nella speranza di cancellare i confini che delimitano le vere classi della società. La classe operaia non solo non ha alcun interesse comune con le altre classi, ma i suoi interessi immediati e finali sono in aperto e irriducibile contrasto con quelli delle altre classi. L’articolo che ripubblichiamo e che fu scritto nel 1968, durante l’ubriacatura del «maggio francese» che fece affondare maggiormente tutti i partiti e movimenti che si richiamano al proletariato, fa giustizia sommaria di tutte queste pagliacciate e della pretesa dello studentame a configurarsi come classe sociale, la quale, secondo le informi teorie marcusiane, avrebbe dovuto sostituire nella funzione rivoluzionaria la classe operaia. È una sbrodolatura della arciconosciuta teoria del carattere rivoluzionario delle classi medie, fatta propria dall’ordinovismo, e combattuta senza misericordia dalla Sinistra. Il testo ricorda il corso «storico» (si fa per dire) di queste pseudo-classi che si sintetizza nell’accodarsi sempre al più forte per abbandonarlo quando la fortuna gli volge le spalle e noi vogliamo aggiungere che è lo stesso studentame che veniva arruolato dal fascismo nelle adunate oceaniche assieme ai suoi insegnanti per plaudire allo storico balcone. Lo dicemmo nel 1919, quando alla base del nostro astensionismo stava l’oggettiva necessità della mobilitazione rivoluzionaria delle masse lavoratrici, nella quale e soltanto nella quale le mezze classi si sarebbero piegate, volenti o nolenti, al terrore rosso, alla forza e alla violenza del proletariato armato. È l’unico mezzo di convinzione.
Indulgere in questa situazione a comportamenti «comprensivi» o ricercare atteggiamenti «pratici», significa aprirsi alle oscillazioni, subire le suggestioni del «realismo» controrivoluzionario che fa leva su tutti i movimenti estemporanei suscitati dall’anarchia capitalistica per coprire l’attacco immancabile che lo Stato sta predisponendo alla classe operaia, nel campo economico e sociale. Lo studente, l’intellettuale non sono né semiproletari né proletari. Gli elementi d’«eccezione» che potranno pervenire al partito non si mobilitano come classe ma come comunisti che individualmente hanno aderito alla milizia. Quando pretendono di venire al partito come studenti e come intellettuali sono da respingere inesorabilmente, senza pietà. Come sono false classi sociali, così sono falsi i cosiddetti loro movimenti, le loro «rivendicazioni», le loro «pretese», che sono quelli di strati che nei bailamme di questa sgonfia ed esosa società, si ingegnano ad arraffare privilegi e prebende («assegno agli studenti», premi e onorificenze agli intellettuali, ecc.), per poi mettersi al servizio incondizionato dell’economia nazionale, della patria, dello Stato.