Magnifici slanci di combattività operaia
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Riportiamo alcuni episodi di lotte di classe, indicativi di un modo e di una predisposizione che gli operai dei paesi «progrediti» e «democratici» sembrano aver dimenticato.
Il primo è quello della Spagna. Fin dai primi di dicembre 50 mila operai di numerose città spagnole erano scesi in lotta contro le sospensioni e i licenziamenti dei compagni più combattivi e per un aumento dei salari. La repressione è stata energica: attacchi della polizia ai cortei operai, decine e decine di arresti.
La scintilla non si è però spenta qui. Il 9 dicembre 30 mila operai della Seat di Barcellona, da tempo in lotta per il rinnovo del contratto e per il diritto di scegliere genuini rappresentanti sindacali, subiscono la serrata della fabbrica. Ne segue una manifestazione per le strade di Barcellona che viene duramente attaccata dalle forze di polizia, vi sono feriti da entrambe le parti e l’agitazione prosegue. Lo stesso giorno a Pamplona la Guardia Civile fa uso delle armi per disperdere un corteo di operai delle miniere di fosfati, sospesi senza salario fino al 2 marzo per aver scioperato richiedendo aumenti salariali; due giorni dopo tutta la zona industriale della Navarra entra in sciopero: circa 12.500 sono gli operai che incrociano le braccia per solidarietà con i minatori.
È significativo che proprio là dove gli operai non possono godere delle «delizie» della democrazia, finalmente si riprendano ad utilizzare con decisione gli strumenti propri della lotta di classe come lo sciopero a oltranza e senza preavviso, mentre là dove vige la democrazia, questi vengono considerati arnesi vecchi e da buttar via. Ciò riconferma quello che abbiamo sempre sostenuto, cioè che è molto più nefasta per la classe operaia la mistificazione democratica, che il manifestarsi aperto e diretto della dittatura dello stato capitalista.
Altro episodio di lotta da ricordare è quello degli operai del centro industriale di Heluan in Egitto. Confluiti in massa, il 1° gennaio al Cairo, a manifestare contro il carovita, essi hanno presto raccolto i consensi degli operai locali che si sono accodati al corteo che si è svolto in un clima di grande tensione. Sono poi seguiti 60 arresti e dichiarazioni allarmate e minacciose da parte delle autorità. Certo è che, come anche Israele, l’Egitto ha che fare con una situazione interna tutt’altro che serena.
Infine rammentiamo i fatti del Sud Africa, dove nella più grande miniera del mondo, quella di Vaal Reefs, in seguito a uno sciopero la polizia ha sparato sugli operai uccidendone 8 e ferendone circa una trentina, nonostante tutto lo sciopero è proseguito.