Partito Comunista Internazionale

La vile borghesia etiopica 

Categorie: Ethiopia, Ethiopian revolution

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La borghesia etiopica, rappresentata dal DERG (comitato militare) sta raccogliendo quello che ha seminato. La questione contadina era la chiave della rivoluzione, ma essa non ha voluto o saputo affrontarla.

Ha imprigionato l’imperatore e pochi suoi cortigiani, senza avere il coraggio di giustiziarli. Ha destituito il vecchio Haile Selassie, ma non ha avuto nemmeno il coraggio di proclamare la repubblica (infatti, il titolo di «imperatore» è stato assegnato al principe Asfa Wossen, il quale ha accettato, ma per ora se ne sta prudentemente in Svizzera).

Pare anzi che nelle campagne, numerosi contadini non sappiano nemmeno della caduta dell’imperatore. A Dessié (nella regione centrale) quando un gruppo di studenti diffuse la notizia affermando che «la terra appartiene a chi la coltiva», immediatamente i mezzadri rifiutarono di consegnare la parte dei prodotti spettante ai proprietari (Le Monde, 30-1-75).

La semplice notizia della caduta di Haile Selassie, può mettere in movimento le masse dei contadini diseredati e ridotti alla disperazione. La rivoluzione ha abbattuto la Monarchia, ma non ha intaccato la vecchia struttura feudale, che è ancora in piedi nelle campagne.

Il DERG, non ha avuto il coraggio di attuare una riforma agraria radicale, il che avrebbe significato mettere in movimento le masse contadine, e armarle contro le classi reazionarie. Il DERG ha invece duramente represso le rivolte contadine e ha sparato sugli operai in sciopero. È in questa situazione che hanno preso fiato le spinte autonomistiche, alimentate dai vari «Ras», provvisti di proprie milizie personali i quali, sfruttando le differenze razziali, etniche e religiose, stanno trascinando una parte di contadini nella lotta di secessione.

Il tentativo di secessione dell’Eritrea si inquadra in questo processo. La secessione dell’Eritrea è alimentata dagli interessi di alcuni paesi arabi. La Libia e l’Arabia Saudita aiutano il FLE in denaro e in armi. Nelle dichiarazioni degli esponenti del FLE non si accenna alla questione della terra. Il programma del Fronte arriva fino alla proclamazione della indipendenza da Addis Abeba. Si capisce perciò perfettamente, come ad esso possano aderire gente come l’ex capo della polizia di Asmara che il 22/1 è fuggito con 100 uomini unendosi al Fronte, o il «Ras» Mangascia, con il suo esercito privato.

Il DERG non ha affrontato la questione della terra, ha sempre rinviato la riforma agraria. È per questo che ora, in condizioni di estrema debolezza, con un esercito di poche migliaia di uomini, in un paese estesissimo e quasi privo di comunicazioni, si trova a dover affrontare queste spinte secessionistiche.

La borghesia è nata già reazionaria, ha fatto una «rivoluzione a metà» e più oltre non è riuscita ad andare. Anzi, reprimendo le lotte dei contadini non ha fatto altro che respingerli nelle braccia dei loro padroni, mandandoli così ad ingrossare le file dei secessionisti.

La soluzione per noi sarebbe stata una sola: armare i contadini, guidarli nella lotta contro i proprietari fondiari, proclamare la fine di tutti i privilegi feudali, confiscare le terre dei latifondisti.

Di fronte a questo obbiettivo, nessun contadino sarebbe stato fuorviato da rivalità razziali o da aspirazioni autonomistiche.

La questione nazionale (come tutte le altre questioni) non si può risolvere che con metodi rivoluzionari; e questi fatti ne sono una ulteriore dimostrazione.