Partito Comunista Internazionale

Con i netturbini napoletani

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A Napoli ha vissuto ore di estrema tensione lo sciopero proclamato ad oltranza dai netturbini, i quali hanno puntato i piedi per la retroattività di vecchi aumenti di stipendio non corrisposti. Il bonzume sindacale ha criticato la forma di questa lotta, che i netturbini hanno portato avanti ad oltranza con una combattività che ricorda tempi migliori.

Tutto è cominciato quando il Sindaco di Napoli ha respinto le loro richieste, dalla stessa CGIL definite «strettamente corporative» e poi a malincuore da questa subite. Col pretesto che i rifiuti puzzano e la salute della cittadinanza ne soffre, il prefetto di Napoli ha denunciato 904 dipendenti comunali addetti alla nettezza urbana con un’ordinanza nominativa notificata dalla P.S. La risposta, nonostante la minaccia (ai sensi di legge) di denuncia all’autorità giudiziaria, è stata un secco «no», ragion per cui sembra inevitabile che la faccenda vada a finire in Tribunale. Il Comune è stato costretto ad organizzare squadre di emergenza per la rimozione dei rifiuti ammucchiati ad ogni angolo della città, facendo arricciare il naso e gridare all’indecenza e allo scandalo i benpensanti.

Ma chi dovrebbe avere paura di questa atmosfera di tensione?

Non certo gli operai, che si battono per difendere un diritto già acquisito, ma i cosiddetti dirigenti; visto che la partita si mette male per loro, redarguiti dalle «superiori autorità» e «dall’opinione pubblica», di fronte alla quale addirittura calano le brache. Si riuniscono urgentemente nel palazzo municipale, col Sindaco, la giunta e le altre autorità, per trovare una via d’uscita alla situazione. La lunghissima riunione si conclude con una proposta di accordo, concedendo a malincuore ai netturbini gli arretrati richiesti con decorrenza 1 luglio 1970.

Lo sciopero di questi lavoratori acquista grande importanza, in quanto sono riusciti a far resuscitare un morto: LO SCIOPERO AD OLTRANZA; per dieci giorni sono riusciti a mettersi sotto i piedi l’abituale trantran delle agitazioni a termine, care alle centrali tricolori (compresa la fascista CISNAL), dando vita a una mirabile sfida alle forze della reazione borghese raggruppate attorno al governo e ai suoi sbirri, malgrado le enormi difficoltà obiettive che hanno intralciato la lotta di questa categoria di primaria importanza.

Lo sciopero non è una vacanza decretata da inaccessibili Uffici Confederali. È lotta dura e ostinata. Ciò hanno capito i netturbini di Napoli, malgrado la stampa di tutte tinte che parla di «sciopero assurdo per il modo come è stato proclamato e portato avanti irresponsabilmente».

Infatti, la C.G.I.L. non vi si è associata, perché «non condivide né la forma di lotta, né la motivazione dichiarata assurda» (Paese Sera, 3-2-1975). È chiaro: i lavoratori fanno paura solo se si muovono sul serio, con tutta la loro forza. Le confederazioni sindacali che si disputano il controllo del mercato del lavoro, da decenni lavorano a cancellare qualsiasi memoria di un’arma gloriosa di combattimento del proletariato, anzi dell’unica arma che nelle infami condizioni borghesi permette ai lavoratori di piegare la prepotenza padronale: LO SCIOPERO AD OLTRANZA E SENZA PREAVVISO.

Contro la mortificazione che la classe operaia sta subendo ad opera delle forze sindacali e politiche che la controllano, noi Comunisti Internazionali siamo i soli a batterci, smascherando gli opportunisti in ogni occasione, svergognando senza pietà i bonzi sindacali e politici, partecipando ad ogni lotta contro i padroni e il loro Stato, denunciando agli operai in lotta l’indirizzo opportunista delle rivendicazioni e condannando i metodi di lotta adottati.

Perciò noi diciamo ai proletari in lotta: CONTINUATE. SIETE SULLA BUONA STRADA. NOI SIAMO CON VOI!