Partito Comunista Internazionale

Il voto ai diciottenni: l’orgia continua

Categorie: Democratism, Electoralism, Italy, Opportunism, Russian Revolution

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Il voto ai diciottenni: l’orgia continua

Gli ultimi mesi sono trascorsi all’insegna della «crisi», dell’austerità, dell’approssimarsi della grande recessione. Molti miti e molte illusioni sono crollate, non si parla più di benessere, pace, riforme sociali, ma di «far uscire il paese dalla crisi». Ma con miracolosa abilità, da veri prestigiatori consumati, i lacché di questo sporco regime sono riusciti a mantenere in piedi il mito più consunto, l’inganno più vergognoso, l’illusione più pericolosa: la democrazia, la libertà, intese come valori assoluti, astratti, patrimonio di tutto il «popolo», che dovrebbero essere difesi ad ogni costo e di fronte ai quali gli operai si dovrebbero inchinare come di fronte all’altare, rinunciando alla lotta di classe.

Non è certo un caso se il progressivo avanzare della crisi, l’avvicinarsi del grande crollo, è stato segnato da eclatanti «vittorie democratiche» che gli esponenti dei partiti opportunisti e i bonzi sindacali, hanno fatto passare per «conquiste della classe operaia».

Quante meraviglie sono uscite, e quante ne usciranno ancora dal cappello a cilindro di questi illusionisti? Il referendum sul divorzio, gli organi collegiali della scuola, il voto ai diciottenni, l’aborto, ecc.

Gli operai hanno osservato attoniti gli effetti della crisi che piombavano sulle loro spalle. Ingannati dai loro dirigenti sindacali, non sono stati in grado di difendere il loro salario e i loro compagni che venivano licenziati. Ma purtroppo non hanno avuto esitazioni quando i loro falsi dirigenti li hanno chiamati alla battaglia… elettorale, per difendere false conquiste, per raggiungere falsi obiettivi.

E qui sta il vero significato della incantata elettorale di questi ultimi tempi: la democrazia è il miglior puntello del regime. Finché gli operai lotteranno per «conquiste democratiche», la lotta di classe non si scatenerà; la pace sociale sarà salva!

L’ultima conquista è stata il voto ai diciottenni, provvedimento sul quale tutti i partiti si sono dichiarati d’accordo. Perché lasciare migliaia di giovani fuori dalla festa? Che partecipino anche loro con la loro brava scheda. Sarà un’altra «conquista» da aggiungere alla collezione.

Anche la Russia rivoluzionaria, esattamente 57 anni fa, deliberò in materia di «diritto elettorale», ma in modo ben diverso:

Dalla Costituzione della Repubblica Socialista Federale dei Soviet di Russia (deliberazione del V congresso Panrusso dei Soviet. 10.7.1918):

«Art. 64. Il diritto di eleggere e di essere eletto ai Soviet, appartiene ai cittadini dei due sessi della Repubblica socialista federale dei Soviet di Russia, senza distinzione di confessione, nazionalità, abitazione, ecc… a tutti coloro che nel giorno delle elezioni, hanno 18 anni compiuti e rientrano nelle categorie seguenti:

a) Tutti coloro che si guadagnano la vita con un lavoro produttivo ed utile alla società, nonché le persone che eseguiscono lavori domestici per permettere ai primi di attendere ai loro lavori: operai e impiegati di ogni specie e categoria, che lavorano nell’industria, nel commercio, nell’agricoltura, ecc., contadini e cosacchi, agricoltori che non si valgano del lavoro di altri per trarne profitto.

b) I soldati dell’esercito e della marina dei Soviet.

c) I cittadini delle categorie sopra enumerate che hanno perduto in una certa misura la loro capacità di lavoro».

«Art. 65. Non possono eleggere né essere eletti, anche se rientrano in una delle categorie sopra enumerate:

a) Coloro che si valgono del lavoro altrui per trarne profitto.

b) Coloro che vivono di un reddito non prodotto dal loro lavoro; rendita di capitali, reddito di imprese industriali e di proprietà fondiarie.

c) Negozianti privati, intermediari e agenti di commercio.

d) Monaci e preti dei culti ecclesiastici e religiosi.

e) Agenti e impiegati dell’ex polizia, dei corpi speciali di gendarmi e dell’Okrana, nonché i membri dell’ex dinastia regnante di Russia.

f) Le persone riconosciute legalmente affette da malattie mentali, gli alienati, le persone sotto tutela.

g) Le persone condannate per delitti infamanti o commessi a scopo di lucro, durante il periodo fissato dalla legge e dalla sentenza del tribunale».

Giriamo gli articoli 64 e 65 in primo luogo agli adoratori ufficiali della democrazia, borghesi e semi-borghesi, poi ai corrotti dalla democrazia: i falsi partiti proletari.

Nel prossimo regime proletario finalmente nemmeno si voterà. Tuttavia la gioventù proletaria sarà la parte più combattiva e determinante della edificazione della società non mercantile, senza mistificazioni e, soprattutto, senza democrazia.

Allora soltanto la gioventù operaia e rivoluzionaria sarà davvero protagonista della storia.