Dichiarazione della Sinistra al IV Congresso dell’IC sul progetto di organizzazione dell’Internazionale
Categorie: Fourth Congress, PCd'I, Third International
Articolo genitore: La Sinistra al IV Congresso dell'I.C.
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XXVII seduta, 30 novembre 1922
[Dopo la lettura della sessione precedente del nuovo progetto di organizzazione dell’I.C., prende la parola Bordiga (pp. 814-816)].
Trovo completamente accettabile in tutte le sue parti il progetto di organizzazione. Esso contiene disposizioni che, obbiettivamente considerate, hanno una grande importanza perché mirano ad eliminare gli ultimi residui dei metodi organizzativi a tipo federalistico della vecchia Internazionale.
Se, in questo stadio del Congresso, fosse ancora possibile allargare ancora un po’ la discussione, potrei sollevare la questione su tutto ciò che è necessario per rendere operante una effettiva centralizzazione rivoluzionaria è realizzabile mediante una riforma dell’apparato organizzativo.
Ho già detto qualcosa in merito nel mio discorso sul rapporto dell’Esecutivo e non mi ripeterò ora. Devo tuttavia ribadire che, se vogliamo realizzare un’effettiva centralizzazione, cioè una sintesi delle forze spontanee dell’avanguardia del movimento rivoluzionario nei diversi paesi, per potere eliminare le crisi disciplinari che oggi constatiamo dobbiamo si centralizzare il nostro apparato organizzativo, ma nello stesso tempo unificare i nostri metodi di lotta e precisare bene ciò che si riferisce il programma e alla tattica dell’I.C.
A tutti i gruppi e compagni appartenenti all’I.C. dobbiamo spiegare esattamente che cosa significhi il dovere di incondizionata obbedienza che essi contraggono entrando nelle nostre file.
Quanto ai congressi internazionali, concordo pienamente sulla soppressione dei mandati imperativi e sul modo di convocazione dei congressi nazionali.
Ammetto senza riserve che si tratta qui di misure che corrispondono ai principi della centralizzazione, ma sono dell’avviso che, nell’interesse di una vera centralizzazione, non dovremmo limitarci a dichiarare che i mandati imperativi devono essere soppressi e i congressi mondiali tenuti prima dei congressi nazionali, perché sullo stesso lavoro e sulla stessa organizzazione dei Congressi mondiali vanno dette parole ancor più gravi.
Siamo giunti alle ultime sessioni del Congresso e dobbiamo constatare che l’opera svolta non è sotto tutti i rapporti soddisfacente.
Resta per esempio aperta la questione delle dimissioni.
Sono d’accordo che le dimissioni devono essere impedite. Suggerisco però l’adozione della norma in vigore nel nostro partito, secondo la quale tutte le dimissioni sono accettate e colui che le ha presentate non può riprendere il suo posto nel partito nei successivi uno o due anni. Credo che questa procedura avrebbe per effetto di ridurre sensibilmente il numero delle dimissioni.
Ma v’è un’altra questione che ritento di dover trattare malgrado lo stadio nel quale il Congresso si trova: la proposta relativa ad un intervallo di due anni fra i Congressi mondiali. Se il prossimo Congresso non dovesse essere così gravato di lavoro e di questioni com’è accaduto all’attuale, sarebbe certo consigliabile non ripetere questo imponente sforzo organizzativo e finanziario. Ma io sollevo la questione specifica del tempo che ci separa dal V Congresso.
Noi stiamo per rimandare al prossimo Congresso una serie di questioni della massima importanza, in specie la presentazione di un nuovo programma, o meglio del primo vero programma, dell’I.C., e la revisioni dei suoi Statuti, cioè del legame organico che unisce l’Internazionale e le sue sezioni.
Dopo il rapporto dell’Esecutivo, abbiamo a lungo discusso la questione della tattica, ma i diversi oratori che si sono succeduti alla tribuna non hanno trattato il grande problema della tattica dell’Internazionale, limitandosi a discutere alcuni rilievi nel C.E. sull’attività o sulla situazione di questa o quella sezione nazionali. Questioni molto importanti, come quella del governo operaio, non sono state invece chiarite.
Non propongo di riaprire ora un grande dibattito sulla questione della tattica ma, se penso al programma, agli statuti, alla tattica, trovo assurda l’idea di convocare il V Congresso solo fra due anni. In nome della maggioranza della delegazione italiana, mi riservo quindi di presentare la proposta che il V Congresso dell’I.C. tenuto conto del rinvio di temi molto importanti, si tenga nell’estate o nell’autunno del 1923 al massimo.
[Kolarov a nome del C.E. chiarisce che il V Congresso si terrà l’anno prossimo e che le decisioni circa l’intervallo di due anni fra i congressi mondiali entreranno in vigore solo dopo]
Dal Protocollo tedesco.