Partito Comunista Internazionale

Napoli – l’opportunismo abbandona i disoccupati

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Il sanguinoso recente episodio di Napoli in cui le forze dello Stato hanno assalito una dimostrazione di disoccupati che manifestavano per il pane deve ben imprimersi nella memoria di tutti i proletari che sentono i loro interessi di classe e che vogliono combattere per difenderli. Non c’è solo, nell’episodio, lo spiegamento bestiale della violenza dello Stato borghese contro i lavoratori a dimostrazione di quale sia la funzione di salvaguardia del cosiddetto ‘ordine pubblico’, cioè difesa dell’ordine borghese contro la classe operaia. C’è la tragica situazione dei disoccupati, delle centinaia di migliaia di lavoratori che la crisi getta quotidianamente sul lastrico togliendo loro il diritto stesso all’esistenza. I disoccupati non sono uno ‘strano fenomeno’ di altri tempi e di altri luoghi come vorrebbero far credere gli apologeti della società capitalistica: sono una parte sempre crescente della classe operaia che il capitalismo nella sua crisi priva degli stessi mezzi di sussistenza, sono ‘gli schiavi salariati ai quali la borghesia non riesce nemmeno a mantenere la loro esistenza da schiavi’ secondo le parole del Manifesto dei comunisti.

Nessuna effettiva difesa delle condizioni di esistenza di questa parte della classe operaia che l’inesauribile sete di profitto del Capitale condanna inesorabilmente a morte è contenuta, né lo può essere, nella politica dei sindacati attuali. Per il sistema capitalistico e per tutti coloro che si pongono alla sua difesa riconoscendovi l’unico modo possibile, infatti, i disoccupati sono un fenomeno doloroso, ma inevitabile: il Capitale non può fare a meno per sopravvivere di seminare fame e disoccupazione nelle file della classe operaia. Sono i «costi inevitabili» della ripresa produttiva e non ci si può far niente. E così la pensa anche il P.C.I., così la pensano anche i bonzi sindacali, i quali, di fronte all’episodio di Napoli hanno avuto il coraggio di avanzare la tesi della ‘presenza di provocatori’ fra i lavoratori che dimostravano per il pane ed il lavoro. Per il P.C.I. e per i bonzi sindacali tricolori sono «provocatori» tutti coloro che turbano l’ordine costituito e siccome la disoccupazione di una parte sempre crescente della classe operaia è indispensabile al mantenimento dell’ordine capitalistico è un provocatore chi non accetta puramente e semplicemente di morire di fame ed è costretto a battersi per strappare un pezzo di pane ai profitti delle classi dominanti. Ecco il significato reale delle recenti leggi «sull’ordine pubblico»!

Mentre i salari delle categorie operaie si sono enormemente svalutati in questi ultimi anni ed un operaio, a qualsiasi categoria appartenga, stenta a vivere con il suo salario, la politica sindacale congiunta alla occhiuta beneficenza statale fa balenare davanti ai suoi occhi aumenti salariali che, più che avere un valore effettivo, servono a mantenere in lui l’illusione che facendo qualche sacrificio, tirando un poco la cinghia e sapendo attendere, forse le cose si rimetteranno a posto. E mentre gli operai occupati vengono cullati dai propri dirigenti politici e sindacali in questa tragica illusione centinaia di migliaia di loro compagni sono cacciati dalle fabbriche e dai posti di lavoro. L’aperto rifiuto di qualsiasi loro difesa da parte delle organizzazioni sindacali ufficiali non può che spingere questi proletari a difendersi come possono in scoppi violenti di sacrosanta collera che, invece di essere fatti propri dalla forza organizzata della classe operaia, sono additati dai traditori opportunisti come «provocazioni», consenziente così alla repressione statale. E contro questi scoppi di collera proletaria lo Stato è pronto ad intervenire «in difesa dell’ordine e della democrazia contro ogni manifestazione di violenza da qualsiasi parte provenga» con il beneplacito di partiti e di dirigenze sindacali che osano dirsi rappresentanti della classe operaia.

Solo il sorgere di una opposizione alla attuale politica sindacale sulla base della difesa degli interessi reali della classe operaia, solo la rinascita, sulla base di genuine rivendicazioni di difesa delle condizioni di vita e di lavoro di tutti gli operai, di organismi sindacali veramente di classe, non asserviti cioè allo scopo di difendere l’economia nazionale e l’ordine borghese potrà assumersi il compito della difesa dei disoccupati, dei semioccupati, dei lavoratori delle categorie operaie più esposte all’attacco capitalistico. Il sistema capitalistico non conosce altri mezzi per ‘uscire dalla crisi’ che quello di deprimere il tenore di vita di tutta la classe operaia in generale e di condannarne una parte sempre crescente alla disoccupazione e alla fame. I sindacati e i partiti che hanno per loro bandiera la difesa dell’economia e delle istituzioni capitalistiche non possono difendere efficacemente da questo schiacciamento né gli operai occupati, né tantomeno i disoccupati. Inevitabilmente questi partiti e questi sindacati si mettono dalla parte del padronato e dello Stato contro tutti i tentativi che la classe operaia fa e farà per difendere le sue condizioni di vita. Solo delle organizzazioni economiche che pongano come loro compito inequivocabile la difesa con tutti i mezzi e contro tutti del salario e del posto di lavoro e che perciò rifiutino di sottomettere gli interessi operai agli interessi della economia nazionale e dello Stato borghese possono svolgere efficacemente la difesa della classe operaia contro il padronato e lo Stato, possono unificare ed organizzare le lotte degli occupati e dei disoccupati in una sola battaglia generale. Queste organizzazioni economiche di classe attualmente non esistono, se non in episodi sporadici ed in manifestazioni passeggere. Ma esse devono risorgere perché gli operai siano in grado di difendere il loro pane quotidiano dall’offensiva capitalistica. E la strada della loro resurrezione passa necessariamente attraverso la lotta aperta ed organizzata contro l’attuale politica sindacale e contro i suoi difensori nel campo operaio, da parte di tutti i lavoratori, a qualsiasi categoria, azienda, appartengano, qualunque sia la loro opinione politica che sentono questa necessità impellente ed inderogabile.

Il salario ed il posto di lavoro non si toccano; essi vanno difesi con tutti i mezzi e con tutte le forze di cui la classe operaia dispone; ai disoccupati, ai licenziati, ai pensionati va garantito il salario pieno. Queste sono le rivendicazioni che sole corrispondono ai reali interessi della classe operaia e che devono costituire la base del formarsi e del potenziarsi di una opposizione classista alla politica sindacale attuale in vista del risorgere di veri sindacati di classe sulla cui bandiera, come su quella della gloriosa CGL del primo dopoguerra sia scritto: difesa integrale delle condizioni di vita e di lavoro di tutti gli operai fino alla soppressione del sistema del lavoro salariato. È a questo fine che la classe operaia deve utilizzare le sue forze migliori, perché è su questa strada che avverrà la dissociazione delle sorti della classe proletaria da quelle della economia capitalistica e, di conseguenza, il collegamento fra la classe operaia combattente in difesa delle sue condizioni materiali e l’indirizzo rivoluzionario del partito comunista mondiale.