La beffa della contingenza agli statali
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« Altri tre milioni di lavoratori hanno strappato un positivo accordo sul recupero salariale e l’impegno ad agganciare le pensioni alla dinamica dei salari. Resta ancora la vertenza per braccianti e salariati agricoli, dopodiché tutti i lavoratori avranno compiuto importanti passi avanti per salvaguardare i loro redditi dalla falcidia dell’inflazione ». (Unità 17.4.75).
Così l’organo del P.C.I. commenta l’accordo raggiunto tra governo e sindacati dei dipendenti pubblici sul problema appunto del « recupero salariale » o contingenza.
L’accordo è soltanto una truffa ai danni dei lavoratori statali, a ciascuno dei quali lo Stato ruberà circa 100.000 lire, il tutto benedetto dalla trinità sindacale e dai partiti opportunisti.
La questione sta così:
I dipendenti pubblici avevano, fino a quest’ultimo accordo, un sistema di scala mobile diverso da quello dei dipendenti privati perché i punti di contingenza maturati nell’anno venivano pagati solo al gennaio dell’anno successivo (ad es. solo col gennaio 75 dovevano cominciare a riscuotere i 31 punti di contingenza maturati fino all’1.11.74);
Nel 1974 sono maturati 31 punti di contingenza.
Ciò vuol dire che vi è stato un fortissimo aumento del costo della vita (circa il 25%). Poiché ogni punto viene valutato L. 400, a gennaio 1975 i dipendenti pubblici avrebbero dovuto avere un aumento mensile di L. 12.400 (lorde).
Questo aumento non avrebbe certo mantenuto i salari al livello del 1974: con dodicimila lire mensili di aumento non si può certo rincorrere l’aumento vertiginoso dei fitti, dei generi alimentari, dei servizi, delle tasse, della benzina etc.; ma fatto è che lo Stato non ha voluto dare neanche questo. Con un cinismo da bandito, che dovrebbe far vergognare chi, come sindacati e partiti opportunisti, specula sulla presunta onestà e imparzialità del padrone pubblico rispetto all’egoismo ed alla disonestà di quello privato, lo Stato ha proposto di dare, invece delle dodicimilaquattrocento lire mensili di aumento, cinquemila lire e soltanto nel periodo che va da luglio a dicembre 1975. Un’elemosina, insomma, di trentamila lire (lorde).
È evidente che i rappresentanti dello Stato sapevano bene con chi avevano a che fare: sindacati corrotti e pagati, venduti agli interessi dell’economia nazionale ed una categoria, degli statali, tradizionalmente debole e collaborazionista, ancora illusa di presunti privilegi nei confronti dei dipendenti privati.
Ma nonostante tutto una tale presa in giro non poteva essere accettata nemmeno dai nostri sindacati tricolore ed è così iniziata la « vertenza ». Ci sono stati alcuni scioperi, tra l’altro ben riusciti, il che dimostra il crescente malcontento anche tra queste categorie tradizionalmente « arretrate », ed infine, a tarda sera (chissà perché queste cose si fanno sempre di notte), si è giunti all’accordo. È evidente che per i lavoratori statali, per le categorie più basse degli impiegati, che percepiscono salari da fame, ancora spesso inferiori alle 150.000 lire mensili, non si trattava di arrivare ad un « accordo », ma di ottenere le 12.400 lire che spettavano loro; semmai lottare per avere qualcosa in più, vista l’ascesa vertiginosa dei prezzi. Nulla di tutto questo. Lo Stato era partito dal non concedere niente per concedere poco; i sindacati sono partiti da quello che spettava di diritto ai lavoratori statali già pronti a venire ad un compromesso. Il risultato è stato la truffa di cui si parlava all’inizio. I lavoratori hanno ottenuto il pagamento del 75% dei 31 punti a L. 400 per punto a partire dal 1.7.1975. Il restante 25% dei 31 punti sarà pagato, sempre a L. 400, dal 1.1.76. Lo Stato ha così rubato ad ogni suo dipendente 12.400 lire al mese per i primi sei mesi del 1975 e cioè 74.400 lire e 3.300 lire al mese (cioè il 25% dei 31 punti) per i restanti sei mesi del 1975 e cioè 19.800 lire. In totale ha rubato, nell’anno 1975, 94.200 lire ad ogni suo dipendente. Se si moltiplica questa cifra per 4.000.000, quanti sono cioè i dipendenti dello Stato (3 milioni in servizio ed 1 milione in pensione) si ottiene la bella somma di 400 miliardi circa. 400 miliardi che lo Stato ha estorto ai lavoratori con la complicità dei Sindacati, i quali, di fronte ad una situazione economica e sociale sempre più dura per gli operai, non sanno fare altro che piangere sull’economia nazionale disastrata anziché formare un fronte compatto di lotta contro l’offensiva padronale, anziché organizzare la classe operaia in difesa dei suoi più elementari interessi: la difesa del posto di lavoro e delle sue condizioni di vita.
Ci sovviene che proprio in questi giorni, con l’appoggio di tutte le forze politiche, PCI, PSI e sindacati in testa, sono stati concessi aumenti salariali ai carabinieri ed alle forze di polizia, proprio in questi mesi è in corso un processo di ristrutturazione dell’esercito, vorrà dire che anche i dipendenti dello Stato avranno pagato il loro modesto obolo per rafforzare l’apparato repressivo dello Stato borghese!
Ma i sindacati con quest’accordo hanno ottenuto altre vittorie: il costo della vita aumenta e, per dio, anche il valore del punto di contingenza deve aumentare. Ecco cosa si legge al proposito nel testo dell’accordo: « Il valore del punto resta fissato in L. 948 da raggiungere attraverso le seguenti tappe: L. 500 dal luglio 1976; L. 600 dal gennaio 1977; L. 700 dal luglio 1977; L. 800 dal gennaio 1978; L. 948 dal luglio 1978.
Rallegratevi, o dipendenti pubblici, fra tre anni mangerete le bistecche che dovreste mangiare quest’anno! Campa cavallo che l’erba cresce…
Per quanto riguarda gli assegni familiari, dal 1.9.75 vi sarà un aumento di L. 2.000 (lorde) per ogni figlio a carico e di L. 2.000 per ogni familiare a carico se lo statale è in pensione. Dal 1.7.1976 vi sarà un ulteriore aumento di L. 2.000.
La miseria di questi aumenti, che sono una vera presa in giro per chi, come tanti statali, percepisce un salario di 130-140 mila lire al mese ed è costretto per tirare avanti a fare un secondo lavoro, è talmente palese che non serve commentarla.
Ma si è pensato anche ai pensionati: chi percepisce una pensione inferiore alle 100.000 lire, cioè chi crepa di fame se non ha qualcuno che lo aiuta, avrà un aumento di 13.000 lire.
Non entriamo in ulteriori particolari di questo accordo truffa in quanto a noi interessa rimarcarne gli aspetti principali, di tradimento ai danni della classe operaia.
Gli opportunisti, i bonzi delle tre confederazioni sindacali hanno definito questo accordo, « nel complesso », una vittoria, ma i dipendenti statali peggio pagati, quelli che lavorano e non prendono bustarelle, inghiottiranno amaro.
Non è pensando all’interesse dello Stato, alla salvezza dell’economia nazionale che si difendono gli interessi della classe operaia. Gli interessi del proletariato sono opposti a quelli dello Stato borghese che non è altro che il rappresentante degli interessi generali della classe dominante, la borghesia.
Per difendere la classe operaia, per difendere il suo diritto alla vita ci si deve quindi scontrare con lo Stato borghese e con i suoi lacché, i suoi servi ben pagati. Le sconfitte ci hanno sempre insegnato molto di più delle vittorie. Le sconfitte che la classe operaia sta subendo da cinquant’anni e che continua a subire devono insegnare che se vuole difendere anche soltanto i suoi interessi immediati deve tornare sul terreno del combattimento, della lotta aperta organizzata nel suo proprio organo, il sindacato di classe, sindacato unico e centralizzato di tutti i lavoratori contro la dispersione in falsi sindacatini di categoria, sindacato libero dai dirigenti opportunisti ormai irreversibilmente compromessi col padronato.