Partito Comunista Internazionale

Milano – uno slancio di classe

Categorie: CGIL, CUB

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I tramvieri di Milano sono riusciti – anche se solo per 24 ore – a tenere in scacco contemporaneamente Azienda e bonzi sindacali, ai quali hanno rifiutato obbedienza, paralizzando per l’intera giornata del 23 aprile tutti i trasporti pubblici della metropoli lombarda.

Questi sono i fatti che i più non conoscono, perché tutti i quotidiani di cosiddetta informazione si sono dati da fare per sminuire l’azione autonoma dei tramvieri milanesi, accusando i lavoratori di essere «provocatori» e «teppisti», col loro gesto «irresponsabile e corporativistico». Si è gridato allo «scandalo» per gli «ingorghi stradali», al «disagio della popolazione»…

I tramvieri hanno tenuto duro per tutta la giornata, e avrebbero resistito di più se l’opera di «persuasione» dei loro dirigenti e il sindacato non li avesse infine costretti a riprendere il lavoro.

Resta il fatto che hanno saputo dare un magnifico esempio di combattività operaia scavalcando le barriere erette dai bonzi confederali per boicottare la riuscita dello sciopero.

La C.G.I.L. nel suo comunicato dice: «È necessario che i lavoratori dell’A.T.M., in questo particolare momento politico e sindacale, tengano in massima considerazione il fatto che ogni azione deve essere condotta ricercando la più ampia unità con i lavoratori e la cittadinanza, potendo altrimenti acuire un clima di incertezza e di tensione. I tramvieri – continua il comunicato sindacale – vengono invitati a respingere qualsiasi strumentalizzazione, difendendo le corrette forme di lotta finora portate avanti e che si inseriscono nella più generale azione del movimento sindacale (riforme, politica dei trasporti, ripresa produttiva)». La Direzione aziendale, da buona alleata, comunica: «Chi organizza queste azioni, anche se si proclama di sinistra (CUB, extraparlamentari, etc.) fa il gioco delle forze che vogliono imporre sull’ondata emotiva creata dal terrorismo di destra, soluzioni autoritarie di stato d’emergenza».

Orrore!: la realtà sfugge ai dirigenti sindacali, che non riescono più a controllare gli aderenti all’organizzazione! La loro autorità è scossa, i loro orientamenti e la loro azione non sono più condivisi dalla maggioranza dei lavoratori. «Un gruppo di oltranzisti» è riuscito a bloccare i mezzi nei depositi e rilanciare la lotta già in mattinata interrotta dai bonzi.

L’agitazione ha avuto inizio 10 mesi fa per il mancato pagamento delle competenze arretrate legate al Contratto Aziendale e dei contributi previdenziali e assistenziali che l’Azienda non versa da molto tempo alla Cassa Soccorso, cosicché se al tramviere necessita medico o medicine, deve tirare fuori i soldi di tasca sua.

Una prima giornata di sciopero era stata proclamata dai sindacati per fine marzo, ma all’ultimo momento fu revocata sulla base di generiche promesse, tanto generiche che a fine aprile tutto era rimasto come prima.

Oggi i sindacati si sono dissociati dalla lotta definendola «corporativa» ed «elemento di divisione tra cittadini e lavoratori». Un volantino sindacale accennava a vaghe promesse ed invitava i lavoratori a cessare lo sciopero, sostenendo che nella notte del 23/4 era stato firmato col Sindaco e l’Assessore un accordo che garantiva il pagamento degli arretrati, quando in verità risultò che l’Assessore era assente da Milano!

Come è facile constatare la rabbia dei pompieri sindacali e politici è stata causata dal modo con cui i tramvieri hanno difeso i loro interessi. Secondo questi signori, i lavoratori dovevano dare una prova di educazione sindacal-democratica, anziché scioperare senza preavviso, in barba alle disposizioni dei loro rappresentanti sindacali «liberamente imposti» ed al «buon costume democratico».

Burocrati d’Azienda e di sindacato sono talmente abituati a mettersi d’accordo sempre e su tutto, che questa «alzata di testa» li ha lasciati di sasso e al momento in balia di un certo panico.

Infatti, non sono stati capaci di organizzare né un decente servizio di emergenza, né il famigerato crumiraggio. Ma questa che i servi prezzolati del padronato chiamano una «bravata corporativistica», è stata la più bella dimostrazione di virilità di classe che il proletariato milanese abbia potuto dare. I tramvieri dell’A.T.M. hanno dimostrato col loro coraggioso esempio per quale strada e con quali mezzi si difendono gli interessi economici del proletariato.

I sindacati e tutto il ciarpame piccolo-borghese cittadino non sono riusciti a dare altra spiegazione di questo bello sciopero se non quella forcaiola della presenza fra i tramvieri di elementi «fanatici», «mestatori» e, in stile coi tempi, «cinesi».

L’insegnamento che ci viene da questa magnifica battaglia operaia è quello che noi andiamo costantemente ripetendo e dimostrando ai proletari: non è possibile battere il padronato se nello stesso tempo non si combatte la politica opportunista e antioperaia dei vertici sindacali e dei partiti traditori. La classe operaia deve combattere su due fronti: contro il padronato e contro i suoi lacché nelle organizzazioni operaie. Solo dalla conduzione di questa battaglia e dal ribaltamento completo dell’attuale politica sindacale può derivare la rinascita del Sindacato Rosso, organo di battaglia, inquadramento campale del proletariato, suscettibile di direzione comunista verso le battaglie più grandi a cui la classe sarà chiamata.