Partito Comunista Internazionale

I sindacati tradiscono le rivendicazioni dei pubblici dipendenti

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Una delle illusioni più false contrabbandati dall’opportunismo fra i lavoratori dipendenti dallo Stato e dagli enti periferici è che il padrone pubblico, nei confronti del capitalista privato, sia più illuminato, meno grettamente interessato, come se lo Stato appartenesse un po’ a tutti si collocasse più o meno a mezza strada fra capitale e proletariato a seconda dei « suffragi » collezionati dai cosiddetti « partiti della sinistra ».

La pratica sociale, ricondotta al reale dalla crisi economica, sta facendo giustizia anche di questo diverso atteggiamento: milioni di statali, dai ferrovieri agli insegnanti, dai dipendenti dei vari ministeri a quelli degli enti locali stanno subendo continui ricatti da parte delle amministrazioni. Come nella industria privata quello che conta è la produttività del lavoro per far quadrare i sempre più magri bilanci; per i dipendenti significa maggior lavoro, ritardi nelle assunzioni di personale, straordinari e salari svalutati. proprio come nell’industria.

Infinite altre sono le inadempienze padronali nel settore pubblico: mancato pagamento degli straordinari, dei notturni, dei festivi, dell’indennità di mensa, di trasferta, dei rimborsi spese, pagamento di arretrati senza interessi; tutti atteggiamenti che il padrone pubblico può permettersi impunemente mentre obbliga quello privato ad un minimo di correttezza borghese se vuole scampare al codice penale. In queste categorie di lavoratori inoltre è particolarmente evidente come gli interessi dei vari partiti opportunisti, saldamente arroccati all’interno dei vari enti dei quali si spartiscono le prebende, vengano immediatamente in contrasto con le rivendicazioni operaie. Partiti che di classe non sono, bensì tutori della salute nazionale entrano necessariamente in contraddizione quando pretendono monopolizzare i sindacati: essi non possono guidare le lotte operaie che in senso contrario alle direttive di classe, al massimo subirle; per essi, il bene dell’ente che amministrano o pretendono amministrare, è al primo posto; come possono condurre le rivendicazioni dei dipendenti che necessariamente urtano contro l’interesse di questo?

Oltre all’accordo dei lavoratori della scuola e quello generale sulla contingenza è significativa la stipulazione del contratto nazionale dei dipendenti degli enti locali e successi integrativi regionali. Questo, che naturalmente i bonzi sindacali hanno spacciato per una mezza vittoria, prevede addirittura la rinuncia da parte dei lavoratori alla riscossione di tutti gli arretrati sul salario mai pagati dalle amministrazioni.

I sindacati inoltre, affermando perseguire il principio della « omnicompresività » hanno semplicemente ottenuto che venissero annullate tutte le numerose indennità che integravano la paga operaia, lasciando invariato o quasi lo stipendio base, per cui il risultato invece di essere che tutte le indennità aggiuntive vengono trasferite sulla paga base, la quale si aumenti per tutti, è stato quello della riduzione, per tutti, del salario ai livelli minimi tabellari! Lo stesso per l’aumento di anzianità, particolarmente forte nel pubblico impiego: affermando che è ingiusto che un giovane lavoratore percepisca meno di un anziano, nell’accordo si sono ben guardati dall’aumentare in modo significativo lo stipendio iniziale: hanno concordato di diminuire gli aumenti periodici col risultato che i lavoratori di una certa anzianità si sono visti minacciati di una riduzione di stipendio.

Nella atmosfera di malumore seguente la stipulazione di questo ultimo accordo un nostro compagno è stato eletto dai lavoratori dipendenti dell’amministrazione provinciale di Firenze delegato sindacale del loro settore. Nelle assemblee e nelle riunioni che sono seguite ha avuto modo di farsi portavoce dei bisogni e delle proteste della base operaia, cercando nel contempo di avvisare i compagni di lavoro che senza una loro mobilitazione diretta e pressione contro la linea politica imperante nei sindacati, senza contrapporre forza a forza mai sarà possibile combattere contro il peggioramento delle condizioni di lavoro.

È tempo che tutti i lavoratori scindano i propri interessi da quelli delle amministrazioni, si organizzino, come tutti i proletari di tutte le categorie, per difendere solo i propri interessi e in prima linea contro la politica sindacale di compromesso e di rinuncia.