Partito Comunista Internazionale

Lavoratori della scuola – opporsi all’accordo capestro sindacati – governo

Categorie: CGIL, Italy

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Con l’accordo del 20 maggio i lavoratori della scuola hanno subito una nuova sconfitta la quale è il risultato della politica collaborazionista condotta dai dirigenti sindacali da sempre contro tutte le categorie oggi resa più evidente dalla crisi avanzante del capitalismo.

Quest’accordo infatti ribadisce la estrema frammentazione della categoria, la suddivisione in tre ruoli, si dà autorizzazione al governo ad elevare a trenta il numero di alunni per classe, non si parla del personale non insegnante che è costretto allo straordinario obbligatorio a poco più di trecento lire l’ora, non si parla affatto delle forme di impiego precario, non si parla delle migliaia di disoccupati che sono costretti a frequentare i corsi abilitanti, cioè a sottoporsi ad ulteriori prove selettive per avere la speranza di poter lavorare o per mantenere l’impiego che hanno già.

Questo ennesimo tradimento ha spinto i lavoratori della scuola a manifestare il loro malcontento sia in assemblee che attraverso mozioni di contestazione dell’accordo stesso, fino a sfociare in una assemblea congiunta di lavoratori delle scuole medie e elementari promossa dai lavoratori stessi che si è tenuta l’11-6 scorso presso la scuola S. Lavagnini di Firenze: presenti oltre cento persone in rappresentanza di 15 scuole. Solo per invito dei convenuti era presente un dirigente sindacale di categoria della C.G.I.L., al quale però l’assemblea stessa non ha conferito alcun potere direzionale né la possibilità di trarre alcuna conclusione: egli doveva soltanto rispondere della politica confederale messa sotto accusa dai lavoratori della scuola. La riunione è iniziata con due relazioni: la prima svolta da un maestro che metteva in evidenza punto dopo punto come gli insegnanti delle scuole elementari siano particolarmente danneggiati dall’accordo; la seconda – svolta da un nostro compagno – dopo aver dimostrato che l’accordo colpisce non solo i maestri ma tutti i lavoratori della scuola di ogni ordine e grado (riferendoci sempre alla parte peggio pagata e non ai cosiddetti «baroni» della scuola), ha illustrato il significato politico e sociale dell’accordo che non deriva da un «errore» della politica sindacale né da una cattiva organizzazione del sindacato, bensì da un disegno ben chiaro dei dirigenti sindacali di curare gli interessi dei padroni, del governo e dello Stato e non quelli dei lavoratori. L’accordo quindi non è che l’ultima tappa di una serie di tradimenti ai danni dei lavoratori della scuola, sia dei sindacati autonomi che confederali i quali, anche in questa categoria, sacrificano gli interessi dei lavoratori in nome della pace sociale. La relazione terminava dimostrando come rifiutare l’accordo, e più precisamente lottare per la difesa delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori della scuola non può che passare attraverso l’organizzazione permanente dei lavoratori stessi in una opposizione tendente a rovesciare questa politica per riportare il sindacato ad una direzione veramente classista.

I temi delle relazioni introduttive sono stati ripresi con forza da numerosi interventi: unanime NO all’accordo; violenta indignazione per il comportamento dei dirigenti sindacali; una lavoratrice ha denunciato alla assemblea i dirigenti di categoria che in un incontro precedente a quella riunione avevano tacciato i lavoratori, indignati per l’accordo, di «corporativi» e finiva il suo intervento esprimendo il preciso intendimento di lottare fino al rovesciamento degli attuali dirigenti qualora non avessero mutato atteggiamento. Altra testimonianza della politica antioperaia dei dirigenti sindacali è venuta da due interventi di lavoratori non della scuola che hanno ampiamente dimostrato come anche nelle loro categorie vi sia lo stesso comportamento anticlassista delle dirigenze sindacali fino al sabotaggio sistematico di ogni loro lotta.

D’altra parte, tutto quanto è stato detto in questa riunione l’ha confermato vergognosamente il dirigente della C.G.I.L. nel suo intervento: in un primo tempo egli ha tentato di spostare il discorso su aspetti formali e di organizzazione sindacale, ma poi, richiamato violentemente dalla assemblea che chiedeva una esplicita risposta punto per punto a tutte le questioni sollevate ripeteva chiaro e tondo essere l’accordo positivo ignorando volutamente sia tutte le documentate critiche espresse dai lavoratori, sia passando sopra al loro profondo malcontento.

Questo dimostra come niente i lavoratori si devono aspettare dagli attuali dirigenti sindacali pronti a perdere la faccia di fronte ad una assemblea indignata pur di perseguire la loro politica di collaborazione con padroni governo e Stato. «Il sindacato siamo noi!» È stato gridato da più parti. Ma affinché questa verità non rimanga una sterile richiesta verso dirigenti ormai venduti è necessario allargare e potenziare questa opposizione classista sia nell’ambito della scuola sia in tutte le categorie operaie ove possibile per riportare nella classe il vero senso dell’unità sindacale poggiante non su pateracchi di vertici di diverse tinte tutti concordi però nel difendere l’ordine costituito, ma su comuni condizioni di sfruttamento sia nelle fabbriche che nelle scuole come in qualsiasi luogo di lavoro. Sarebbe una illusione pensare che la politica forcaiola che oggi domina nelle organizzazioni sindacali possa essere rovesciata esprimendo semplici proteste formali o svolgendo opera di convincimento nei confronti dei dirigenti. Noi non ci troviamo di fronte a «scelte errate» che possono essere corrette con una rettifica di tiro, ma ad una precisa volontà di mantenere le attuali organizzazioni sindacali sul terreno della pace sociale e della collaborazione con padroni e Stato, fino a trasformarle in organi completamente asserviti allo Stato capitalistico, fino ad integrarle in esso quando l’aggravarsi della situazione economica e sociale lo richiederà.

È contro questa tendenza che i lavoratori sono e saranno sempre più obbligati a combattere per difendere le loro condizioni di vita e di lavoro. Ed è per questo che è necessario combattere su due fronti: da una parte contro i padroni e il loro Stato, dall’altra contro la direzione opportunista che oggi domina i sindacati.