Comitati di zona: un’altra forma per soffocare le lotte operaie
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Alla conferenza di Rimini del dicembre 1974 della Federazione sindacale CGIL CISL e UIL, è stata approvata la costituzione dei Consigli di zona (CdZ), che, nelle intenzioni federali, dovrebbero essere la struttura di base del sindacato. Il CdZ è formato dai rappresentanti dei consigli di fabbrica, dei consigli dei delegati, delle leghe, unioni sindacali, camere del lavoro e camere sindacali, esistenti nella zona.
I CdZ rappresentano strutture più ampie di quelle aziendali e quindi coinvolgono lavoratori di diverse categorie e settori. Strutturalmente sono portati ad avere una visione meno gretta, più complessa e generale, rispondente meglio alla classe, organizzativamente più atti a contenere e al tempo stesso a comprendere le particolarità d’impresa. In tal modo, inoltre, la direzione dell’attività sindacale viene portata fuori della fabbrica.
Sulla carta e istituzionalmente queste strutture territoriali si sostituirebbero, inglobandole, alle tradizionali Camere del Lavoro comunali e provinciali, costituendo delle Camere del Lavoro territoriali. Ci sembra palese il disegno di controllare più da vicino, tramite i CdZ, l’organizzazione sindacale e di smembrare anche se attive solo burocraticamente, le vecchie Camere del Lavoro. Il controllo sui lavoratori nell’ambito del CdZ non è solo svolto per mezzo dei funzionari stipendiati del sindacato, ma ancor più dalla funzione populista che viene accentuata nei CdZ. Infatti questi organi devono stabilire «permanentemente» collegamenti con le «realtà zonali», e cioè con i «consigli di quartiere, distretti scolastici, unità sanitarie locali», ecc. È chiaro lo sforzo di sommergere gli interessi specifici degli operai nel minestrone degli interessi compositi e contraddittori del botteghiaio, dell’intellettuale, dell’industriale, del prete, insomma del popolo, a maggior gloria della democrazia. Il sindacato così affogato, perde anche i connotati esteriori di organizzazione operaia, dopo aver perso quelli di classe, per divenire una «aggregazione» come tante altre, senza anima né iniziativa che non sia quella dettata dagli interessi di tutte le classi, come dire della sola classe che detenga il potere, la borghesia.