Partito Comunista Internazionale

Terrorismo statale USA

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Non passa giorno che la stampa quotidiana non sveli, informando di accadimenti violenti e repressivi, il crescente legame tra lo Stato e organizzazioni «private» o «pubbliche» cui è stato dato incarico di esercitare lo spionaggio, la violenza e ogni sorta di delitti che, compiuti in nome della democrazia e della libertà, dovrebbero non essere legalmente e penalmente perseguibili.

Si apprende che la CIA, che giuridicamente è una agenzia pubblica, e non una organizzazione statale, come l’FBI, fu incaricata a suo tempo dai rispettivi governi federali in carica, di uccidere Castro, di assassinare Lumumba, di sostenere i colonnelli greci e quelli cileni, di corrompere il tal ministro del tal paese, servendosi di ogni strumento e arnese, dalla droga alle torture, dai gangsters ai criminali più in voga dal ricatto ai dollari veri e falsi insomma senza esclusione di colpi.

Se queste notizie agghiaccianti vengono di tanto in tanto date in pasto al grosso pubblico, e sempre in maniera tale che le persone coinvolte possano con relativa facilità dimostrare che le accuse non hanno legale fondamento o non sono dimostrabili, salvo l’eventuale classico infortunio sul lavoro, se questo avviene non è certo perché la «moralizzazione della vita pubblica», tanto cara a tutti gli oppositori di ogni tinta e paese sinché sono appunto all’opposizione, si è finalmente imposta, ma sulla premessa della concorrenza ovviamente sleale tra pretendenti, partiti o meglio bande politiche, s’innesta l’apologia della democrazia e della libertà, senza riuscir mai però a dimostrare che riparazione all’eccidio, al misfatto, all’assassinio è stata fatta, se non con la poststaliniana e cinica «riabilitazione». Mentre nulla cambia.

I grandi quotidiani, quindi, fingono di meravigliarsi delle odierne «clamorose rivelazioni» e sguinzagliano cronisti e redattori per pescare il «colpevole», il nome di lusso o meno da buttare in pasto ai lettori, onde forzarli a ritenere che prima o poi la «verità» viene alla luce in un paese «libero», al contrario non emerge mai sotto regimi dittatoriali. Ci si appaga, cioè, dei processi e delle confessioni, senza andare alla radice dei misfatti.

Terrorismo statale che presuppone la violenza tra le classi che, in assenza di un proletariato fortemente organizzato alla scala mondiale, viene egemonizzata dal capitalismo sia nei rapporti tra gli Stati sia nei rapporti economici e verso paesi che tentano di sottrarsi alla tutela imperialistica per disporre liberamente delle proprie forze produttive.

Il terrorismo statale, ed è la tesi che qui ci interessa mettere avanti, non è appannaggio di Stati «dittatoriali» soltanto, ma di qualsiasi Stato, anche dello Stato proletario. Chi storce la bocca è un fariseo e si presta a truffare o ad essere truffato in nome della «persona umana» che non esiste se non nella mitologia della morale popolare e nella propaganda velenosa contro il comunismo.

Lo Stato di Dittatura Proletaria terrorizzerà e violenterà le classi abbattute dalla rivoluzione vittoriosa per impedire che rialzino la testa, allo stesso modo che la borghesia ha terrorizzato e violentato le classi che l’hanno preceduta e la classe operaia. La differenza è nella natura dello Stato proletario che si esaurisce a misura che scompaiono le classi perché finirà l’economia mercantile, la produzione di merci. Lo Stato capitalista, al contrario, incattivisce sempre più come un condannato alla pena capitale che non si rassegni, poggiando su classi che non vogliono perdere i loro privilegi e di cui è privato il proletariato.

Che non vengano a vantarsi della «Grande Democrazia Americana», allora. Essa, alla pari di qualsiasi etichetta governativa, non è soltanto gerente del terrore delle classi possidenti contro le classi nullatenenti, ma è anche una spregevole sentina di atrocità di fronte alle quali le persecuzioni dei Don Rodrigo dell’antico regime appaiono timide esercitazioni di artigiani della violenza.