Antifascismo: salvagente di S.M. il capitale
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La vittoria del fascismo alla scala mondiale come mezzo di conduzione della macchina statale borghese, data alla conclusione della seconda guerra mondiale, proprio nel momento in cui gli opportunisti di tutte le razze ravvisano una pretesa vittoria antifascista e popolare. Niente peraltro di antitetico in questo. È infatti il fascismo stesso, prodotto dalla sconfitta subita dal proletariato internazionale ad opera del tradimento opportunista, che partorisce l’antifascismo: blocco interclassista che mai rappresentò lotta di classe, ma diplomazia e guerra fra Stati, patriottismo e blocco con la borghesia. È proprio la negazione della lotta di classe, della dittatura proletaria, della rivoluzione comunista, che genera la rivendicazione della democrazia quale ritorno allo «status» normale. Per tutti gli epigoni di Stalin il fascismo rappresenterebbe infatti una mossa «antistorica», un «passo indietro» rispetto alle «libertà» democratiche, proprio là dove noi affermiamo che il fascismo rappresentava invece un «passo avanti» nella misura in cui è l’ultima parola del capitalismo che nella sua fase senile, tende sempre più a tradurre sul piano politico e sociale quel contenuto accentratore che già ha realizzato a livello economico. È la democrazia elezionista e dal referendum facile, catena dorata della classe operaia, che rappresenta il terreno su cui si è costruita la pace sociale e grazie alla quale si è potuto far ricostruire l’economia capitalistica ancora una volta col sudore dei lavoratori. È sotto la maschera latte-miele della democrazia che si fanno passare oggi licenziamenti e svalutazione del salario. Schierarsi dunque per la difesa della democrazia rappresenta dal punto di vista marxista un enorme errore di principio, errore che è la base dell’opportunismo, gendarme antiproletario che inalvea oggi le forze operaie disposte alla lotta nella fogna antifascista, rendendo al capitale il servizio di allontanare la classe dalla visione della presa totalitaria del potere politico. Ieri ponte di raccordo tra lo Stato fascista e lo Stato democratico (FNL), oggi baluardo dell’ordine e dell’interclassismo sociale, l’opportunismo tradizionale o gruppettistico opera nel senso dello smantellamento della tradizione e del risorgere della lotta di classe.
Sono proprio i vari «gruppetti» così «rivoluzionari», o meglio radicali a parole, il nuovo alimento della lotta antifascista; questi signori rilanciando la parola d’ordine dell’«antifascismo militante», hanno posto un’ennesima pietra miliare sulla via dell’accodamento completo al PCI, e ciò accade ormai in maniera sempre più serrata (come già avevamo detto dovesse essere), in tutte le questioni fondamentali, divergendo sempre più – finalmente il campo proletario tende a sgombrarsi – dalla via comunista.
Questi democratici sempre pronti e vigili a sventare qualunque avvisaglia di «golpe», rappresentano i porta bandiera di quella che potrebbe essere la nuova «crociata» antifascista. Nella loro visione completamente antidialettica la peste nera appare autonoma, a- e anti-storica e non come prodotto di forze ed esigenze sociali del capitale, ma parto della mente di qualche feudatario sopravvissuto, che violentando i legittimi organi statali, tende a risucchiare nel passato la società intera. Ma è proprio lo Stato che, instaurata la caccia al fascista, al terrorista nero, crea le premesse per la formazione di forze opportuniste che domani – al potere il PCI e le «sinistre» – potrebbero rappresentare la nuova «milizia» sguinzagliata in nome dell’«ordine democratico» contro la classe operaia finalmente risorta alla lotta di classe per la difesa del salario e delle sue condizioni di lavoro.
L’opportunismo tradizionale ha già ben mostrato il suo volto controrivoluzionario e sciovinista, Berlinguer ha già ormai convinto quasi tutti i buoni borghesi che non è la fine della loro classe che vuole, ma che al contrario vuol portare aiuto e «ristoro» alle loro industrie ingolfate reclamanti maggior merce da produrre e più schiacciamento della forza lavoro; certo è che gruppi e gruppettini non si faranno lasciare indietro: Lotta Continua ha già dato tutto il suo appoggio al partitone ed anche gli altri stanno ben inquadrandosi: la nuova «crociata» parrebbe non essere lontana e per chi sa leggere in leggi come quella «Scelba» sa che esse potrebbero rappresentare il nuovo modo «democratico» per tentare di eliminare i veri comunisti, troppo pericolosi per la «libertà» borghese.
È la classe operaia che viene sviata da questi degni epigoni di Stalin (coscienti o no) che dovrà decidere, e lo deciderà con la forza, se farsi giocare ancora una volta dalla mossa «neo-risorgimentale», con tutto il suo apparato di alleanze interclassiste, o se finalmente si rimetterà in movimento contro lo Stato borghese, sola, ma con la ritrovata coscienza della forza che possiede.
La nostra lotta è quella di sempre, lotta al fascismo significa per noi comunisti rivoluzionari, lotta contro tutte le forze che preparano il terreno per lo schiacciamento della classe. È la democrazia che rappresenta il vero nemico da battere, è questa la mascheratura attraverso la quale si imbriglia il proletariato in orge elettoralesche, lo si ubriaca di referendum e consultazioni, lo si porta sulla via della collaborazione di classe mentre migliaia di operai vengono licenziati o messi in cassa integrazione. E eliminare l’opportunismo ed il terreno su cui si muove: la democrazia, significa togliere il punto di appoggio del fascismo. Nel 1922-23 non furono i fascisti ad incendiare le Camere del Lavoro, ma lo Stato liberale, il suo esercito, causa il tradimento dei partiti socialdemocratici. Battere il fascismo significa affossare le mosse dell’opportunismo vecchio e nuovo, se di nuovo ve ne può essere, e ridare al proletariato la visione della lotta di classe, della rivoluzione proletaria. Fascismo e democrazia non rappresentano che due volti della dittatura del capitalismo: diretta, scoperta, fascista, una; indiretta velata, democratica l’altra; chi difende la democrazia difende la dittatura dei padroni, chi parteggia per la democrazia, parteggia per la controrivoluzione.