Partito Comunista Internazionale

Borghesia lusitana

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I militari portoghesi sembra che siano intenzionati a ribadire la loro dittatura «socialista» legittimata dall’appoggio dei falsi partiti operai. Dopo aver licenziato i ministri «socialisti» e quelli socialdemocratici, si apprestano a «fondare», per decreto statale, una bieca parodia di Consigli operai, ovviamente disarmati.

Nel precedente governo fascista Salazar-Caetano, i generali stavano in caserma, dietro il portone fino ai denti armati. Nell’attuale governo «rivoluzionario», i generali stanno fuori della caserma, ma sempre fino ai denti armati. Fondano partiti, dettano la Costituzione, scelgono, rimpastano, sciolgono, riscelgono uomini e governi. I partiti si accodano, ubbidiscono, fanno la riverenza ai reali rappresentanti del potere statale, per non «pregiudicare la rivoluzione socialista», dicono. Questa «rivoluzione» sulla punta delle baionette non va troppo a genio ai partitacci nostrani. Sono le forme che non vanno bene, non certo le baionette. Che i generali «proteggano» la «rivoluzione portoghese», va bene; che inviino truppe nelle colonie per mettere «pace» tra le opposte frazioni della borghesia indigena, anche; che vietino scioperi e impongano restrizioni, pure; ma che si sostituiscano ai partiti, rubino loro il mestiere questo non va bene. Il gioco, se continua, diventa troppo scoperto. I generali «rossi» compromettono la credibilità del regime. La decantata «rivoluzione» verrebbe ad assomigliare troppo alla vecchia reazione perché gli operai possano obbedirle ciecamente. Un regime siffatto assume sempre più le forme di un regime da «stato d’assedio», da «colonnelli» greci o sud-americani. Queste preoccupazioni sono sagge. Ma il potere statale, roccaforte della classe borghese, per affinare le sue armi non può compromettere la sua saldezza. È grezzo e prepotente. Diventerà sofisticato e diplomatico alla scuola dei partiti che intendono seguirlo, se non romperanno le glorie. E i partiti, in particolare quelli sedicenti operai, ci fanno una figura da cani. Se si oppongono al Movimento delle forze armate rischiano la guerra civile. Se lo assecondano rischiano di dimostrare apertamente di essere gli strumenti della violenza di classe. In ogni caso né l’uno né gli altri potranno impedire il collasso economico e il conseguente contraccolpo sociale.

Se, secondo la tesi opportunista e borghese, la violenza è sinonimo di fascismo come la mettiamo con il regime militare portoghese che si permette di esprimere la sua dittatura persino sugli stessi partiti che lo acclamano salvatore della patria dall’odiato fascismo? Giriamo la domanda ai proletari perché riflettano.