Partito Comunista Internazionale

Alla FIAT nuovi metodi per lo sfruttamento di sempre

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L’accordo che, dopo trenta ore di trattative, ha posto fine alle lotte degli operai del complesso Fiat, merita un esame approfondito in quanto è significativo del modo in cui la politica sindacale tricolore riesce ancora ad ingannare, a deviare, ad annullare le spinte operaie alla difesa delle condizioni di vita e di lavoro.

L’opportunismo sindacale, infatti, grida alla vittoria per questo accordo, anzi, grida al miracolo, perché « per la prima volta in Europa » sarebbe stata modificata l’organizzazione del lavoro nella fabbrica. In realtà i bonzi e i padroni hanno vinto: quelli che non hanno vinto sono gli operai che vedono la loro lotta spegnersi in un mare di cavilli demagogici il cui significato cercheremo di chiarire.

Il primo punto dell’accordo stabilisce che « oltre ventimila operai di tutte le fabbriche Fiat potranno conseguire nell’arco di diciotto mesi il passaggio alla categoria professionale superiore, grazie ad una estesa applicazione dell’inquadramento unico e ad una radicale modifica dell’organizzazione del lavoro sulle linee di montaggio, dove gli operai non resteranno più legati allo stesso posto di lavoro, ma ruoteranno in diverse mansioni » (Unità 5/7/75).

Si tratta dunque di mettere gli operai delle linee in grado di svolgere più mansioni e di permettere il loro spostamento nei vari punti della catena di montaggio. Se questo comporta per i lavoratori, per una parte dei lavoratori, un apparente miglioramento (passaggio di qualifica in 18 mesi), comporta una vittoria netta dell’azienda la quale ha così la possibilità di reagire all’assenteismo e di spostare gli operai nei punti dove lo richiede l’andamento della produzione. Altro che « nuova organizzazione del lavoro »! Si tratta volgarmente di garantire l’andamento regolare della produzione aziendale creando un certo numero di operai capaci di svolgere mansioni diverse.

In questo modo è il sindacato stesso che si fa portavoce degli interessi dell’azienda, mascherando le sue esigenze di più razionale e maggiore sfruttamento della forza lavoro, sotto il manto di un miglioramento economico per alcuni operai legato alla « acquisizione di una qualificazione professionale adeguata ».

Altrettanto canagliesco è il secondo punto dell’accordo che prevede un controllo ed una consultazione con i sindacati e con i consigli di fabbrica per quanto riguarda i trasferimenti del personale da fabbrica a fabbrica. Le bonzerie sindacali ammettono tranquillamente il principio che l’azienda trasferisca gli operai, perché questo serve a garantire il migliore andamento della produzione. Quello che pretendono è soltanto di partecipare alle decisioni in merito, di essere consultati. Così l’accordo Fiat realizza davvero una ‘nuova organizzazione del lavoro’.

Realizza la ‘nuova organizzazione’ di cui il padronato ha bisogno in questo periodo di crisi: la massima mobilità della forza lavoro, cioè il massimo sfruttamento di essa. E gli operai che subiscono questa intensificazione del loro sfruttamento sono impossibilitati a reagire proprio per l’opera di disfattismo e di sabotaggio che viene costantemente attuata dai loro pretesi dirigenti in nome dell’economia nazionale, della produzione, della ripresa economica, della Nazione. Legare gli interessi degli operai a quelli della propria azienda, della propria nazione, della propria borghesia. Questo è sempre stato il compito dell’opportunismo nelle file operaie. Questo compito viene cinicamente svolto tutti i giorni dai bonzi tricolori. L’accordo Fiat ne è un esempio lampante.