Partito Comunista Internazionale

Esempi della “Nuova Tattica” Sindacale

Categorie: CGIL, CISL, CUB, Partito Comunista Italiano, UIL

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Un esempio di come le bonzerie sindacali tricolori, ben sostenute da PCI, soci, padroni e governo, intendono affrontare la difesa degli interessi immediati dei lavoratori ce la offre lo sciopero improvviso dei ferrovieri marinai e del personale «camera e mensa» dei traghetti da Civitavecchia per la Sardegna gestiti dall’azienda delle Ferrovie dello Stato. Questi lavoratori da tempo rivendicavano un trattamento uguale ai loro compagni che lavorano sulla linea ferro-marittima Civitavecchia-Messina. È inutile dire che, con la scusa che questi lavoratori sono organizzati in uno dei tanti sindacati «autonomi», non sono state mai prese seriamente in considerazione né dall’azienda, né tanto meno dai sindacati confederali dei ferrovieri le loro rivendicazioni. Cosicché, di fronte allo sciopero improvviso del 2 agosto, che ha paralizzato tutto il traffico Civitavecchia-Sardegna e ritorno, eccezionalmente intenso, la Federazione unitaria CGIL-CISL-UIL ha «condannato» pubblicamente lo «sciopero corporativo» ed invitato i ferrovieri aderenti alla Federazione di adoperarsi «con ogni mezzo per contenere al minimo i disagi dei viaggiatori e dei cittadini»! Proprio così. Non solo, ma il comunicato – e qui sta la lezione per tutti i lavoratori – «esprime pieno consenso ed appoggio verso l’azione intrapresa dai sindacati ferrovieri confederali per assicurare alle navi traghetto il personale necessario al loro pieno funzionamento». E l’Unità del 3-8 commenta che lo sciopero è da «condannarsi per i suoi aspetti corporativi e ricattatori», per avere «esasperato le gravi condizioni nelle quali avvengono i collegamenti tra il continente e le isole».

Questi signori considerano uno sciopero che loro non hanno autorizzato, perché esorbitaa dal clima demo-clerico-massone nel quale si progetta il salvataggio degli interessi del padronato italico, sciopero per il pane, un «ricatto», un atto che «esaspera» le critiche condizioni dell’economia capitalistica. Di modo che ogni sciopero che non contribuirà a risanare l’economia – ammesso che ci siano scioperi che non indeboliscano l’economia! – verrà considerato un «ricatto» ed una «esasperazione», da condannare. Con questo è già detto a chiare lettere che scioperi in difesa del pane e del lavoro non verranno autorizzati. I lavoratori sono già avvertiti: scioperare, lottare per i bisogni vitali, quando il padronato è in stato di debolezza, vale a dire quando i padroni sono in condizione di affamare gli operai, è «ricatto», «esasperazione», «corporativismo»! Quindi gli scioperi sinora condotti dalla triplice sindacale tricolore – è implicitamente ammesso – sono stati scioperi di categorie operaie concepiti come tornei cavallereschi, col fiore in bocca, in lizza per la corona al vincitore. Noi gridiamo: viva il ricatto di classe! Che gli operai approfittino della minima debolezza del nemico ed esasperino fino al crollo gli interessi dei padroni e del loro Stato!

A precisare ancora meglio il contenuto della «nuova» tattica sindacale delle Centrali sindacali, enunciata ed illustrata dai grandi duci confederali, quella del «prima l’occupazione e dopo il salario», sopraggiunge la notizia di un altro episodio. A Palermo seicento netturbini, inquadrati nei sindacati CISNAL, missino, e CILDAL, autonomo, che avevano scioperato ad oltranza per protesta contro l’azienda municipalizzata che ha corrisposto solo l’80 per cento del salario di luglio e non ha ancora liquidato alcune indennità arretrate per «mancanza di fondi», con decreto immediato del Prefetto di Palermo, sono stati «precettati». In forza del decreto i lavoratori che non dovessero immediatamente riprendere servizio, verrebbero incriminati d’ufficio per «abbandono di servizio di pubblica utilità», con conseguente condanna e perdita del posto di lavoro. Non contenti di non aver aderito allo sciopero, di averlo anzi avversato, i Sindacati confederali hanno consentito che Comune e Azienda mobilitassero centinaia di squadre speciali costituite da lavoratori non scioperanti, con l’ausilio di autocarri privati, per la pulizia della città. Questa volta il pretesto dei bonzi è ancor più suggestivo, perché i sindacati promotori sono d’ispirazione missina.

Ma ogni pretesto è capzioso e svela il carattere antiproletario della politica di tutti i sindacati, confederali, autonomi, missini, ecc. Gli operai che lottano per il pezzo di pane non si discriminano per colore politico, onde si possa stabilire che alcuni proletari devono mangiare altri no. La politica di autonomi e missini è stata la stessa verso i confederali. Tutte le bande sindacali hanno considerato gli interessi immediati dei lavoratori strumenti del loro particolare disegno politico inteso a non esorbitare dai limiti della conservazione del potere del capitalismo. Tutti i lavoratori, imprigionati nelle rispettive galere sindacali, sono vittime di questa politica sia che vengano discriminati da sindacati confederali, sia dagli autonomi o dai missini.

Un vero sindacato di classe imposta la difesa degli interessi immediati dei lavoratori sulla base della solidarietà di tutti i lavoratori. È così che lotta anche contro i sindacati scissionisti, strappando loro di mano le azioni rivendicative e collegandosi con i lavoratori in essi inquadrati. Al contrario, si semina discordia, la divisione, la debolezza nel campo vitale della difesa economica in cui l’unità di tutti i lavoratori è un coefficiente formidabile di forza. Ed è così che si sgretolano le organizzazioni sindacali manovrate dalla borghesia.

I gloriosi Sindacati Rossi del 1921 non disdegnavano di prendere la testa delle agitazioni e degli scioperi promossi dai sindacati mussoliniani, «nazionali», e così li sconfiggevano. Gli operai passano ai «rossi» spinti dalle concrete manifestazioni di solidarietà e di lotta fraterna.

Dinanzi a questi esempi, non i primi né gli ultimi, del disfattismo del fronte antiproletario, di cui Centrali sindacali grandi e piccole, autonome o no, tutte tricolori, «nazionali», e partiti opportunisti costituiscono i pilastri infami, l’unico indirizzo di classe nel campo economico proletario è quello della Sinistra Comunista: DIFESA SENZA QUARTIERE, CON TUTTI I MEZZI, DELLE CONDIZIONI VITALI DEGLI OPERAI.

Non c’è due senza tre. Ma l’avvenire ci riserberà ancora di peggio. Questa volta c’entrano i ferrovieri «autonomi» «non marinai». Lo sciopero improvviso nel periodo cruciale di fine ferie ha creato notevoli disservizi sulla rete ferroviaria italiana, in particolare in Sicilia. Immediatamente il governo dispone l’impiego del Genio Ferrovieri, e le Confederazioni «nazionali» si adoperano per ridurre il «disagio» degli «utenti» ordinando alle organizzazioni sindacali locali dei ferrovieri di collaborare con l’Azienda statale, premono sul sentimento dei ferrovieri stessi facendo leva sui lavoratori emigrati che se non rientrano per tempo alle loro sedi estere perderanno il lavoro. Si mobilita, insomma, tutto e tutti, e ovviamente si continua a battere sul tasto dello sciopero «fascista». Ritorna a galla la «regolamentazione dello sciopero», prevista dalla costituzione repubblicana. Lama afferma che il «senso di responsabilità» dei lavoratori (leggi: la volontà forcaiola dei bonzi sindacali) è sufficiente a sistemare le cose e tutt’al più lo Stato può intervenire, nei momenti cruciali, come ha fatto con il Genio Ferroviario! Il Napoleone del sindacalismo tricolore ha imparato bene la lezione. È facile arguire che quando al governo ci saranno i partitacci traditori, allora verrà il momento di varare una legge specifica sullo sciopero, oppure, il che è lo stesso, scioperi non verranno più proclamati per non «indebolire il potere popolare». Va da sé che i lavoratori che, spinti dal bisogno, sciopereranno anche senza ordine delle Centrali, saranno bollati di sabotatori e «fascisti».

Infatti il bollo di «fascista» se lo sono preso già anche da ora i ferrovieri inquadrati nei Comitati Unitari di Base (C.U.B.) che a Roma hanno disposto in una riunione del 22/8 scorso di proclamare uno sciopero dal 2/9 al 4/9 per ottenere un assegno mensile di 100.000 lire «uguali per tutti» ad eccezione, giustamente, che per i funzionari i quali già percepiscono un assegno che oscilla da 95 mila a 300 mila lire al mese, secondo il grado. Nel volantino che i C.U.B. hanno diffuso si ribadisce, inoltre, la funzione opportunista delle Centrali nazionali, dei sindacati «autonomi» e «fascisti», e dei «partiti di sinistra» e si incitano i ferrovieri a partecipare alla lotta con la parola d’ordine:

«La crisi facciamola pagare ai padroni». Secondo le bonzerie tricolori questi organismi di lavoratori sarebbero «fascisti»! I lavoratori comunisti rivoluzionari, invece, solidarizzano con questa lotta e con le rivendicazioni di rivalutazione dei salari falcidiati dalla crisi e bloccati dall’inerzia traditrice dei sindacati ufficiali sostenuti dai partiti di «sinistra» e dal Governo in carica. Nell’esprimere questa solidarietà, i veri comunisti ricordano ai lavoratori dei C.U.B. che la lotta generale in difesa degli interessi vitali immediati di tutti i proletari per avere successo deve uscire dal ristretto ambito aziendale e locale ed investire tutta la classe, in opposizione aperta alle direttive forcaiole dei bonzi tricolori autonomi e fascisti che scientemente sabotano questa difesa opponendo lavoratori a lavoratori, categoria a categoria, agendo di fatto in maniera antiunitaria e antiproletaria.