Evviva la lotta degli edili greci!
Categorie: Cyprus, Democratism, Greece, Turkey
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L’attuale crisi mondiale del capitalismo che investe tutti i principali paesi capitalisti e che si manifesta con inflazione, calo della produzione industriale ed agricola e col conseguente aumento continuo del numero dei disoccupati, rendendo sempre più critiche le condizioni di vita del proletariato, tanto più si fa sentire nei paesi con economia più debole che sopravvivono all’ombra delle più grandi potenze imperialiste.
È questo il caso della Grecia ove negli ultimi anni, tanto per fare un esempio, mentre vi è stato un vertiginoso aumento del costo della vita giunto fino al 70-80% annuo, i salari sono rimasti pressoché invariati.
A questa situazione, disastrosa per la classe operaia, non ha certo portato giovamento il cambiamento verificatosi nel governo greco ove la «democrazia» ha spodestato la dittatura dei colonnelli troppo compromessi negli scandali verificatisi durante la recente guerra turco-cipriota. Gli operai più avanzati non si saranno fatti illusioni, a differenza dei vari pagliacci dell’opportunismo sinistroide, su Karamanlis e su quello che avrebbe rappresentato la nuova democrazia, ricordandosi che, sotto il suo precedente regime, per trovare lavoro erano costretti a farsi rilasciare un certificato di buona condotta dalla polizia politica, e non si saranno, in tal modo, meravigliati constatando che la democrazia non ha portato alcun miglioramento alle loro condizioni di vita che anzi, negli ultimi mesi, sono continuate a peggiorare.
La classe operaia greca si trova quindi schiacciata in condizioni economiche di mera sopravvivenza, oppressa dalla paura di una guerra con la Turchia, controllata da un apparato poliziesco che se ha cambiato i capi, non ha certo perso di efficienza rispetto a quello della «dittatura». In questa situazione giunge quindi tanto più esaltante l’occorrere di violenti scontri avvenuti a luglio ad Atene, quando 4.000 operai edili, una categoria tradizionalmente tra le più numerose e combattive della classe operaia greca, durante una manifestazione nel centro della capitale per richiedere aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro, si sono scontrati violentemente con la polizia ingaggiando una vera e propria battaglia per le strade della città.
Sui giornali borghesi si è tentato di spiegare questa magnifica espressione di collera proletaria dicendo che le violenze erano state volute da elementi provocatori «nostalgici della dittatura militare» (Le Monde) e Paese Sera, col dente avvelenato dell’opportunismo, dice testualmente descrivendo «i fatti»: «Al termine di un comizio organizzato dagli edili – comizio non autorizzato dal ministero degli interni – bande di neofascisti si sono infiltrate tra i lavoratori con il chiaro intento di provocare i disordini con le forze dell’ordine».
Quanto sia falso tutto questo può capirlo chiunque non abbia venduto la sua anima ai partitacci opportunisti. Quegli edili erano in piazza per rivendicare aumenti salariali perché il loro salario è ormai al limite della sopravvivenza, esigevano migliori condizioni di vita perché, loro che costruiscono le ville e le case di lusso per la borghesia, vivono in povere case alla estrema periferia di Atene, non erano in piazza per fare una festa, ma per lottare, per imporre i loro diritti e non c’era bisogno di nessun provocatore (che se ci fosse stato avrebbe avuto semmai le ossa rotte) per arrivare allo scontro con la polizia, cioè con lo Stato. Ma il fatto è un altro. Il fatto è che gli opportunisti, ed in primo luogo i due partiti comunisti greci, non vogliono scontrarsi con lo Stato borghese, ma vogliono difenderlo e dispiace loro che il primo anniversario della caduta del regime dei colonnelli (che ricorreva il 25-7-75), il primo anniversario di questa democrazia che ha permesso anche a loro di andare a riscaldare le panche parlamentari per meglio truffare i proletari, sia stato «funestato» da queste manifestazioni di violenza di classe.
Noi sappiamo chi sono i provocatori per i signori opportunisti greci, italiani e di tutto il mondo, SONO GLI OPERAI PIÙ COMBATTIVI, QUELLI CHE NON CREDONO ALLE LORO MENZOGNE SULLA PACE SOCIALE, QUELLI CHE NON VOGLIONO VENIRE A PATTI CON LO STATO E CON I PADRONI, QUELLI CHE NON HANNO NIENTE DA DIFENDERE NELL’INGANNEVOLE DEMOCRAZIA BORGHESE, QUELLI CHE NON SI PIEGANO!