Partito Comunista Internazionale

I fucilati spagnoli vittime della codardia del post-franchismo

Categorie: Democratism, ETA, Fascism, Opportunism, Spain

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In poco più di un mese la dittatura fascista del capitalismo spagnolo ha condannato a morte ben undici giovani, di cui alcuni ritenuti responsabili di appartenere all’organizzazione separatista basca e di aver ucciso un poliziotto, altri di aver partecipato ad atti terroristici contro il regime franchista.

La «commozione» del «mondo civile» si è subito mobilitata per chiedere che sia concessa la grazia. Dal Papa rosso a quello nero, dai governi democratici a quelli popolari, dai vescovi spagnoli alle centrali sindacali, dai partiti antifascisti è uscito un solo ed unico appello perché cessino le «rappresaglie politiche» e ritorni la «concordia nazionale».

Il proletariato rivoluzionario non può limitarsi a compiangere le vittime del terrore capitalistico, né tanto meno intende implorare la «grazia» e la pietà dai suoi carnefici. Questo è lo stile di chi è allenato a patteggiare tutto e soprattutto la pelle dei poveri, dei proletari, delle classi subalterne, per «ragioni di Stato» o di «partito». Di questo ennesimo episodio del terrorismo borghese e fascista è corresponsabile soprattutto l’incarnata dei falsi partiti operai che, sotto il manto dell’«umanitarismo» trafficano in patrie e libertà, attivisti insuperabili soltanto a gridare allo scandalo, superorganizzatori di manifestazioni folkloristiche, di referendum e petizioni. Il fine di questi partitacci è lo stesso fine della «Falange» famigerata, dell’ipocrita «Opus Dei», dell’infame «fronte antifranchista» che la borghesia sostiene in vista di un eventuale cambio della guardia al governo dello Stato spagnolo, quando dovesse ravvisare la necessità di cambiare facciata per meglio tutelare i suoi interessi che si sintetizzano nella continuità di sfruttamento delle masse lavoratrici; è il fine della «concordia nazionale», dell’«unità del popolo spagnolo», cioè di sfruttati e sfruttatori. Questi partitacci si battono non contro il capitalismo spagnolo, ma per ricreare alla borghesia una verginità che ha da tempo perduta, per fare ingoiare al proletariato e agli sfruttati il perpetuarsi del regime borghese.

Le lacrime dell’Unità e dell’Avanti! possono commuovere il bottegaio, l’intellettuale, l’industriale, il proprietario fondiario, forse il pretume di ogni colore, ma non armano il proletariato. La «Mano di Franco» non si ferma con queste ipocrisie, ma con l’armamento dell’esercito operaio, schierandolo sul fronte rivoluzionario anticapitalista.

Gli «appelli» e le «invettive» sono tutta una messa in scena. Non decidono nemmeno sulla sorte personale di questi disgraziati, legata soltanto alla «ragion di Stato». Ma decidono sul disarmo morale e politico della classe operaia, facendole credere che alla violenza organizzata dello Stato debba contrapporre puri sentimenti, novene laiche o religiose, o buffoneschi «tribunali Russel» di condanna verbosa per gli attentati alla «libertà».