1 – Distingue il nostro partito
Categorie: Party Doctrine, Party History, Party Theses, Third International
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« la linea da Marx, a Lenin, a Livorno 1921, alla lotta della sinistra contro la degenerazione di Mosca, al rifiuto dei blocchi partigiani, la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario, a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco »
Questa la manchette che si trova a fianco del titolo del nostro giornale e che ha sempre costituito la bandiera del partito comunista internazionale. Noi vantiamo di essere rimasti sempre sulla stessa strada, sulla strada sinteticamente indicata da quelle poche righe.
Se è poca cosa per chi concepisce le posizioni del partito come sempre soggette a mutamenti e ad aggiustamenti di rotta in ragione di ‘scoperte’ dell’ultima ora o per chi crede che le posizioni del partito siano semplici enunciazioni ideali completamente disgiunte dalla pratica, è invece essenziale per noi che riteniamo queste posizioni come armi e strumenti che devono guidare ed indirizzare appunto l’azione pratica del partito, la battaglia che esso quotidianamente conduce sia oggi, che si svolge soprattutto sul piano della critica e della delimitazione, sia domani quando si svolgerà con le armi in pugno da parte di generazioni proletarie ritornate alla lotta. Non abbiamo successi «pratici» da vantare, non abbiamo raccolto allori nel campo dell’azione pratica e dei cosiddetti «grandi problemi» che, come tempeste in un bicchier d’acqua, fanno fantasticare di «conquiste» e di «avanzate» le «maree» di studenti e di piccolo borghesi nullafacenti pronti a strillare oggi per il Vietnam, domani per Mao, dopodomani per un altro «sensazionale avvenimento». La nostra classe, la classe del proletariato è ferma da cinquanta anni e tutta la stupida agitazione di questi strati si svolge alla superficie della vera lotta di classe, come volgare parodia di questa, e questa superficie non ne viene minimamente incrinata. Nell’arena della «attualità» siamo dunque dei dogmatici, dei talmudici, degli isolati, incapaci di «inserirsi» e di «incidere». Lo abbiamo sempre rivendicato come il nostro maggior vanto intendendo che si fa azione rivoluzionaria, «oggi, nella pratica», proprio sottraendosi alla prassi degli sculettamenti per «cogliere il successo» e mantenendo rigidamente la prospettiva che la ripresa rivoluzionaria passerà al di fuori e contro il misero prostituirsi attuale.
La lotta rivoluzionaria si fonderà su due elementi determinanti: il ritorno delle masse proletarie al combattimento sotto la costrizione delle contraddizioni capitalistiche e l’esistenza di un partito che abbia saputo mantenere integro l’indirizzo e le posizioni rivoluzionarie proibendosi ogni manovra equivoca. L’essere rimasti sulla linea di sempre non solo non cercando approcci con le mille sedicenti «formazioni rivoluzionarie» che impestano l’orizzonte attuale, ma lavorando a delimitarci ed a distinguerci sempre più da esse costituisce per noi la prima importante «attività», la garanzia che il proletariato ritornato alla lotta potrà ritrovare sulla sua strada il suo partito di classe con tradizione ed indirizzo incorrotti.
La manchette del giornale esprime per noi non un simbolo formale ma, molto di più e sinteticamente, un percorso storico reale di scontri e di lotte, di battaglie e di sconfitte del proletariato mondiale, attraverso il quale è passato e si è selezionato il partito di classe. Un percorso storico che forma la base monolitica su cui deve muoversi il partito, attuale e futuro, nella sua azione. Le posizioni a questo riguardo possono essere soltanto due: o questa linea di continuità e perciò di esperienza pratica accumulata dalla lotta proletaria esiste ed allora il partito di classe deve muoversi sulla base di essa; o non esiste, e allora hanno ragione i mille raggruppamenti spontaneisti per i quali la lotta proletaria è nata ieri e per i quali l’«attualità» produce sempre qualcosa di nuovo e di impensato di fronte al quale inchinarsi. Tutti questi raggruppamenti che fanno della «realtà effettuale» il loro idolo noi li abbiamo sempre ed in blocco denominati «opportunismo» e riallacciati, nelle loro varie manifestazioni, a quel grande filone storico, dell’opportunismo appunto, che ha condotto alla sconfitta il proletariato mondiale. Il nostro partito si distingue da tutti gli altri perché sa che questa linea di continuità storica esiste e la pone a base della sua azione in quanto è il frutto dell’esperienza pratica del movimento proletario mondiale ed è teorica solo in quanto si condensa in tesi ed in testi scritti. La linea da Marx a Lenin significa dunque non una frase od un’etichetta, ma l’accettazione integrale da parte del partito oggi combattente delle lezioni derivate da un arco di lotte del proletariato lette alla luce della teoria marxista. Significa in primo luogo l’accettare il dato storico per cui dal 1848 al 1920 la teoria marxista ha dimostrato di essere l’unica teoria rivoluzionaria, capace di interpretare i fatti sociali e politici e perciò ha sconfitto e dimostrato false tutte le teorie anarchiche, individualiste, libertarie anche se diffuse nel movimento operaio. Significa accettare le posizioni sostenute da Marx e da Engels contro anarchici e democratici piccolo borghesi e del dato storico della definitiva separazione dagli uni e dagli altri. Significa accettare le lezioni che il marxismo ha tratto dalla sconfitta della Comune di Parigi e dalle battaglie eroiche del proletariato francese e conducenti alla conclusione che la lotta rivoluzionaria deve essere diretta dal partito di classe, unico e centralizzato, guidato dalla integrale visione marxista; che questo partito deve dirigere in prima persona lo Stato dittatoriale che il proletariato instaurerà dopo la distruzione violenta ed armata della macchina statale borghese. Significa che, alla luce delle battaglie condotte da milioni di proletari in tutto il mondo, hanno avuto torto non solo gli anarchici e i democratici del periodo 1848-1871, ma anche la successiva ondata revisionista e riformista della fine del secolo il cui prevalere portò la II Internazionale all’adesione alla guerra; che viene rivendicata globalmente la lezione delle battaglie condotte dai rivoluzionari marxisti in seno alla stessa II Internazionale contro gli attacchi dei riformisti e delle risorte correnti anarchiche e sindacaliste fino alla fondazione della III Internazionale. Il bilancio di questo arco immenso di battaglie è che il partito proletario si fonda sulla integrale teoria marxista e ne difende l’invarianza e l’integrità contro tutti i tentativi di deformazione, di arricchimento, di aggiornamento. Altro bilancio storico è quello che conduce alla identificazione nello Stato democratico del peggiore nemico della rivoluzione proletaria ed alla negazione di qualsiasi tentativo di conquista legale e pacifica dell’apparato amministrativo borghese. Lezione storica formidabile è che lo Stato borghese non si conquista neanche per via rivoluzionaria, ma deve essere distrutto per far posto ad una nuova macchina statale proletaria. Rivendicazione aperta del totalitarismo di Stato e di partito come armi indispensabili della vittoria rivoluzionaria.
Livorno 1921 significa che il partito attuale accetta integralmente non solo le lezioni ed il bilancio storico che portarono alla fondazione della III Internazionale, ma la lotta della Sinistra comunista d’Italia che portò alla fondazione del Partito comunista d’Italia e le sue indicazioni critiche elevate fin dal 1920 al II Congresso mondiale, pur nell’adesione totale alle posizioni di questo, nel campo della definizione delle caratteristiche del partito di classe (organo e non frazione della classe) e dei problemi tattici (astensionismo contro parlamentarismo rivoluzionario). Le tesi del II congresso mondiale e le posizioni critiche in esso assunte dalla Sinistra italiana il partito le ritiene confermate e convalidate da tutta l’esperienza storica successiva e perciò formanti parti intangibili del suo blocco di posizioni. La lotta della Sinistra contro la degenerazione di Mosca significa che il partito, nei confronti dei fatti che portarono dal 1922 al 1926 alla degenerazione dell’Internazionale ed alla sua subordinazione allo stalinismo, controrivoluzione trionfante in Russia, rivendica integralmente come proprie tutte le posizioni svolte dalla Sinistra italiana per reagire prima agli errori tattici ed organizzativi che minavano la solidità dell’Internazionale, poi alla progressiva deviazione di essa che culminò nella cosiddetta «teoria del socialismo in un solo paese». Significa opposizione netta e definitiva non solo agli antistalinisti generici di stampo anarchoide, ma anche alla Opposizione Russa condotta da Trotski, la quale trasse dalla vittoria dello stalinismo lezioni del tutto opposte, incapaci non solo di spiegare il fenomeno stalinista, ma di definire le cause della degenerazione del movimento comunista mondiale e del suo approdare sulle attuali sponde controrivoluzionarie. Non l’antistalinismo costituisce dunque la base del partito attuale, ma la chiara visione e previsione svolta dalla Sinistra italiana, l’unica che avendo identificato le debolezze della III Internazionale poté preventivamente cercare di reagirvi e lasciare così al partito futuro, dopo la disfatta, una preziosa ed intangibile eredità di posizioni. Il rifiuto dei blocchi partigiani significa netta presa di posizione del partito nei confronti degli avvenimenti storici che si succedettero dal 1926 in poi in Europa con l’affermazione del fascismo e del nazismo e il sorgere di un antifascismo democratico a cui aderì l’Internazionale ormai degenerata e che condusse all’aperta adesione della Russia e dei partiti staliniani alla seconda guerra imperialista fino a culminare nell’azione di aperto e totale tradimento di tutte le posizioni rivoluzionarie sotto la parola d’ordine disfattista e controrivoluzionaria di «resistenza al fascismo» e di «guerra antifascista». Il partito rivoluzionario di classe fu contro i fronti popolari, contro la prima edizione di partigianismo antifascista operata in Spagna nel 1936, contro i blocchi partigiani in funzione antifascista in Italia ed in altri paesi europei, assumendo come suo cardine distintivo la nozione che il proletariato non deve difendere o rivendicare contro il fascismo il ritorno allo stadio sorpassato delle istituzioni democratiche, ma preparare contro democrazia e fascismo le condizioni per l’affermazione della propria dittatura di classe. Il partito attuale rivendica dunque tutta la battaglia condotta su queste basi dalla Frazione di Sinistra organizzata in Francia e la sua separazione definitiva dalle correnti del trotskismo internazionale, dalla cosiddetta IV Internazionale e da Trotski stesso.
È su questa base di posizioni sancite dall’esperienza storica che il partito ricominciò la dura opera del restauro della teoria e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori del politicantismo personale ed elettoralesco. Rivendicazione della integrale teoria marxista la cui restaurazione contro deformazioni e falsificazioni non costituisce però una fase o una «tappa», ma è concomitante alla restaurazione dell’organo rivoluzionario, cioè del partito militante ed attivo e al contatto con la classe operaia, cioè con le sue lotte per quanto parziali e limitate esse siano. In questa triplice direzione si è svolta e si svolge contemporaneamente la «dura opera» selezionando nel suo corso ormai trentennale un indirizzo politico, un’organizzazione ed una azione di partito le cui caratteristiche sono globalmente opposte a quelle di qualsiasi altro raggruppamento politico ed in particolare a quelli che si dicono più vicini al partito o magari «rivoluzionari». Non conosciamo vicini, affini, cugini non perché non lo vogliamo o per mania di purezza, ma perché il corso storico che abbiamo cercato di descrivere ha tracciato con un bilancio terribile di sconfitte del proletariato, l’indirizzo del partito di oggi e di domani. E questo indirizzo, che è frutto non di elucubrazioni intellettuali, ma della esperienza storica, o si accetta integralmente ed in blocco o integralmente ed in blocco se ne è al di fuori. E più al di fuori di tutti ne sono coloro che fingono di accettarne alcune parti rigettandone altre. Sono i peggiori proprio perché coprono la loro reale e globale opposizione al partito con la foglia di fico di qualche giusta posizione.