Agli ordini dei padroni bonzi senza scrupoli
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Le centrali sindacali hanno una incommensurabile faccia tosta a proclamare di essere «autonome e indipendenti dal governo, dai partiti e dal padronato». Come se non bastasse la loro linea politica, impostata esclusivamente sulla difesa e lo sviluppo dell’«economia nazionale», sull’«intesa» corretta e «civile» con «tutte le forze sociali», cioè con i padroni grandi medi e piccoli, arriva a proposito, diffuso dai C.U.B. dei ferrovieri di Roma e Napoli, il testo del «verbale della discussione conclusiva del direttivo unitario» della Federazione delle Confederazioni sindacali con la Federazione dei ferrovieri. Nel verbale, stilato nelle «camere segrete» del supremo vertice bonzesco, le cose vengono dette senza veli, certi di non essere ascoltati dai lavoratori.
Stralciamo dal dialogo. Dice Storti: «Il mandato che noi della segreteria unitaria abbiamo ricevuto dal governo è rigidamente limitato… Vorrei richiamare alcune linee principali che abbiamo preso da tempo e sulle quali ci siamo impegnati di persona, anche con il governo». Ribadisce Vanni: «…questo è ciò che il governo chiede a noi e ciò che noi gli abbiamo promesso». Come si sa, il governo ha chiesto ai falsi rappresentanti dei lavoratori che gli aumenti non superino le trentamila lire mensili e questi bellimbusti hanno «promesso», si sono «impegnati di persona» a far passare la linea governativa. Che bella «autonomia» dal governo!
Questi signori hanno discusso non per respingere le proposte governative, ma solo per convincere i lavoratori ad accettare il «mandato» che essi hanno «ricevuto dal governo». Ma i rappresentanti dei lavoratori non devono mandare ad effetto il mandato dei lavoratori, che possono ricevere solo dai lavoratori?
Protetti dalla segretezza non hanno esitato a parlar chiaro. Storti ha continuato: «Abbiamo detto di privilegiare nelle richieste e nella lotta l’occupazione e gli investimenti e per questo ci stiamo impegnando in una politica salariale che, sia detto tra noi, possiamo anche definire moderata»! Capito? Il superbonzaccio insiste che «In queste linee fondamentali non possiamo non coinvolgere tutte le categorie e tanto più quelle che non hanno scadenze contrattuali ravvicinate». Quindi, le quattro palanche svalutate saranno concesse non solo alle categorie oggi in rinnovo contrattuale ma anche alle altre, quando cioè la svalutazione, che cresce ogni giorno, si sarà ancor più accentuata.
Ma a questi signori non solo è stato chiesto di far digerire ai proletari questi irrisori aumenti salariali, ma ancor più la funzione ormai semisecolare dei sindacati tricolore, di essere cioè i cani da guardia della classe operaia. È sempre Storti che parla: «In questi giorni negli incontri col governo e con i partiti, tutti ci chiedono quanto saremo capaci di controllare il movimento e noi rispondiamo di essere abbastanza capaci». E Vanni di rincalzo: «Ce la fate a reggere questa situazione? – ci hanno detto i partiti e il governo -, altrimenti – ci hanno detto – tornate a svolgere il vostro ruolo e lasciateci fare le nostre manovre politiche»!
Che padroni esigenti, governo e partiti! Pretendono che i loro servi sindacali «controllino» gli operai, che gli operai non si ribellino a questa infame funzione dei bonzi, e preannunciano la minaccia che se questo non riusciranno a fare, il «governo e i partiti» prenderanno un’altra strada, ovvero sceglieranno servi più capaci e attrezzati (la CISNAL?, i sindacati «autonomi»?).
Intanto assistiamo alla ignobile manfrina dell’immancabile tira e molla delle trattative con i ferrovieri, appunto, che dovrebbero servire da cavia per quelle con le altre categorie sia del pubblico impiego che delle aziende private. Il governo ha proposto un anticipo di 10-12 mila lire mensili, contro le 25 mila «chieste», o meglio già concordate, al governo nelle riunioni scorse. Un bel voltafaccia. Gridano al tradimento i bonzi, all’inganno, ma non osano dire apertamente quello che hanno detto in «segreto». È la fine dei servi questa, ai quali il padrone chiede di prostituirsi e poi butta in pasto ai suoi nemici.
Ai bonzi non resta che moltiplicare l’impegno ad un servaggio più accentuato ed esigente, se vogliono godere della loro alta posizione sociale e dei loro alti stipendi. Non è da dire che non si sforzino, che non si diano da fare per escogitare una fitta rete di trappole in cui far cadere la volontà dei lavoratori.
Questi padroni sono proprio malvagi con i loro giannizzeri se non riconoscono l’obbedienza alle loro esigenze in questa frase programmatica, contenuta nel «Documento conclusivo dei lavoratori del comitato direttivo della Federazione CGIL-CISL-UIL» diramato giorni or sono tra gli organizzati al sindacato. Al punto 10 della lettera D) si legge: «Una politica severa e rigorosa, di rinnovamento si esprime oggi con una chiara decisione di blocco delle assunzioni nei settori della pubblica amministrazione e delle aziende pubbliche… attraverso l’uso della mobilità…».
Vale a dire che i lavoratori dello Stato dovranno sottostare all’aumento dello sforzo lavorativo, perché vi sarà il «blocco delle assunzioni», che lavoratori non verranno assunti, per le stesse ragioni, e che potranno essere sbattuti dove meglio piaccia alle esigenze aziendali, e tutto col beneplácito dei sindacati cosiddetti rappresentanti gli interessi dei lavoratori.
In questo stesso «documento» si legge pure che l’anticipo di 25 mila lire mensili viene richiesto soltanto per ferrovieri, postelegrafonici e monopoli, e non per gli altri lavoratori dello Stato, come gli insegnanti per esempio e i lavoratori della scuola non insegnanti. Il punto 8 infatti dice: «Per tutte le altre categorie del pubblico impiego l’anticipazione della definizione del nuovo contratto non dovrà comportare anticipazione alcuna della decorrenza dei miglioramenti»! E perché? Nessuno lo spiega, perché la spiegazione rientra negli «ordini» che il governo ha impartito ai sindacati: diluire nel tempo la spesa pubblica, altrimenti la baracca salta. E, come sempre, la spesa dello Stato la paga il lavoratore, tutti i proletari.
Gli ordini del padrone vengono impartiti, come si vede, con rigida fedeltà. La loro esecuzione, però, anche gli stessi bonzi, poveretti, come fanno a garantire che sarà puntuale e precisa? L’elemento decisivo sarà la forza, o quella dello Stato per imporre la sua volontà, o quella dei lavoratori per imporre la loro. I giochetti rinviano il problema, non lo risolvono.