Lo sciopero è scontro non una passeggiata
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Lo sciopero ormai, secondo le confederazioni sindacali non è più un’arma del proletariato per difendere le sue condizioni di vita e di lavoro contro le angherie della classe borghese, non è più uno strumento di lotta col quale i proletari dimostrano agli sgherri della borghesia la loro forza; NO, nulla di tutto questo, secondo i sindacati confederali non ci sono più classi nemiche, né padroni contro cui lottare, lo sciopero è per… , cioè per lo sviluppo dell’economia (capitalistica), per la riforma dello Stato (borghese), per la difesa degli interessi nazionali (imperialistici).
Con questa politica traditrice e demoralizzante verso la classe operaia i sindacati si apprestano ad affrontare le scadenze contrattuali di questo autunno ed inverno ed una crisi capitalistica che minaccia di gettare fuori dalle fabbriche milioni di operai e di ridurre gli altri a lavorare per un tozzo di pane.
Se lo sciopero non deve essere un’arma di lotta, se le manifestazioni devono essere tranquille passeggiate per le strade cittadine è logico allora che gli operai non sentano alcun interesse a parteciparvi e stiano a casa. Ma è proprio questo che le confederazioni sindacali vogliono, troncare le gambe alla classe operaia, agli operai più combattivi, a quelli che vogliono che lo sciopero, visto che tra l’altro l’operaio LO PAGA DI TASCA SUA, sia un’arma di lotta, rechi più danno possibile alla classe nemica, per strapparle i privilegi che ha e che, essa sì, difende con forza e violenza.
La classe operaia oggi non è più forte di ieri, anzi è più debole, la paura della disoccupazione già si fa sentire, lo spettro della crisi già grava sulle famiglie proletarie; a maggior ragione quindi, in questi momenti di debolezza oggettiva della classe, il sindacato dovrebbe riunire tutte le forze e chiamarle alla lotta più dura contro la classe borghese. La classe operaia imparerà a sue spese che essa non ha da venire a patteggiamenti con nessun preteso alleato, né tantomeno con i suoi nemici, come vorrebbero far credere i preti sindacali, ma ha solo da riprendere la strada della lotta di sempre riempugnando le sue classiche rivendicazioni che sono:
AUMENTI SALARIALI GENERALIZZATI ED INVERSAMENTE PROPORZIONALI CIOÈ PIÙ ALTI PER I PEGGIO PAGATI.
SALARIO PIENO AI DISOCCUPATI AI PENSIONATI ED AGLI SCIOPERANTI.
RIFIUTO DEGLI STRAORDINARI E DEL COTTIMO.
RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO A TRENTASEI ORE SETTIMANALI A PARITÀ DI SALARIO.
PER L’ESTENSIONE E L’UNIFICAZIONE DELLE LOTTE DI TUTTI I LAVORATORI FINO ALLO SCIOPERO GENERALE!
Cosciente che l’unico mezzo per la sopravvivenza è quello dello scontro aperto con la classe nemica.