Immobilizzati gli operai portoghesi da partiti e sindacati traditori la borghesia intensifica l’offensiva
Categorie: Angola, MPLA, PCP, Portugal
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La funzione dei partiti opportunisti, di cui l’esempio per ora insuperato ma imitato resta quello della socialdemocrazia tedesca del primo dopoguerra, non sembra svolgersi in forme diverse dal passato. Così anche la tattica della borghesia, potenziata con la manovra fascista, ripete i consueti schemi. In Portogallo, come più volte rilevato da noi nei precedenti articoli che hanno trattato questo argomento, la borghesia, in gravi difficoltà economiche per la perdita delle colonie e per la crisi economica mondiale, ha giocato la carta della copertura socialdemocratica, per l’occasione antifascista e democratica, ritirando i suoi uomini dal governo centrale, ma mantenendo saldo in pugno il potere effettivo dello Stato. Il succedersi dei governi «rivoluzionari» sotto tutela militare prima, poi con la diretta partecipazione dei militari sostenuti da tutto l’arco dei partiti opportunisti, ed ora con la partizione delle forze armate e dei partiti in due disegni tattici, miranti però allo stesso scopo, al mantenimento cioè, del regime borghese, dà l’impressione che la borghesia abbandoni la carta socialdemocratica, o se si vuole, la scartina socialdemocratica e intenda riprendere direttamente nelle sue mani il governo dello Stato, magari con gli uomini del partito socialista, come primo passo, e poi con i suoi stessi uomini e partiti di «destra».
Questo ruolo socialdemocratico è stato svolto anche dal cosiddetto partito comunista portoghese, il cui atteggiamento apparentemente più radicale denota di poggiare su una base operaia, che preme sul partito e lo sollecita a muoversi. Infatti, questo partito non è mai andato oltre le parole a volte effervescenti, e quando si è trattato di mobilitare la classe non per la parada elettorale ma per azioni difensive, soprattutto sul terreno economico, ha tirato fuori il classico argomento opportunista del senso di responsabilità della classe operaia. I Sindacati unici, anch’essi sotto tutela militare per via dell’ipoteca del famigerato movimento delle forze armate che controlla tutto, non osano pronunciarsi apertamente e soprattutto non si mobilitano nemmeno in difesa delle condizioni operaie. Se qualche impennata avviene è fuori dall’ufficialità e spontanea, ma non può trovare sfogo per l’assoluta mancanza di un partito di classe. Stando così le cose, la borghesia può manovrare con relativa sicurezza, puntando poi definitivamente a spezzare eventuali resistenze alla sua macchina economica che, nella fase attuale di spartizione del suo patrimonio economico coloniale, da parte delle grandi potenze imperialistiche, deve mantenere buone relazioni d’affari con l’Angola. Affari che, stando alla attuale posizione dominante del movimento indigeno dell’MPLA, appoggiato dall’URSS, consigliano un atteggiamento prudente verso il PCP, fin tanto che i suoi interessi non vengano lesi o trovino in altra direzione il necessario appoggio.
La questione portoghese, del pari di quella greca, mette in luce che i punti più deboli del capitalismo internazionale, quando vengono investiti dalle contraddizioni del sistema economico, non consentono, come parrebbe logico, uno sviluppo favorevole alla lotta di classe proletaria, perché in essi più che la dittatura della borghesia, blocca il movimento operaio la dittatura opportunista, che si trova, volente o nolente, a svolgere la funzione reazionaria della borghesia stessa. Questo ci conferma, se mai ci fosse bisogno, che il nemico da abbattere è l’opportunismo dietro cui si nasconde il capitalismo.