Partito Comunista Internazionale

Lotte operaie nel mondo

Categorie: Inflation, UK, Unemployment, USA

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USA

L’economia americana, simbolo e sostegno dell’economia borghese mondiale, mostra ogni giorno di più la sua caratteristica di equilibrio instabile, equilibrio che rappresenta per altro, la condizione in cui si dibatte tutta l’economia capitalistica.

Prendendo come punto di riferimento la fine della seconda guerra mondiale, gli USA hanno sempre presentato uno stato di disoccupazione cronica, tipica di uno Stato capitalistico altamente tecnicizzato, ma secondo gli ultimi dati di settembre si nota una impennata del fenomeno, con l’aggravante di una economia non più in espansione, ma in netto riflusso verso la totale paralisi da sovrapproduzione; la produzione industriale registra una tendenza, praticamente senza sobbalzo alcuno, a discendere, mentre l’inflazione tende ad aumentare velocemente rispetto al 7,2%, tasso calcolato su base annuale a tutto il settembre.

Niente di nuovo per noi comunisti. La scientifica previsione marxista della crisi mondiale prende forma e concretezza, realtà che i moderni cow-boys (bovari per i popoli latini) della Casa Bianca certo non sanno apprezzare. La classe operaia spinta dalle condizioni imposte dalla crisi comincia a rialzare la testa per difendere i suoi interessi di classe. La categoria dei dipendenti pubblici ad esempio, dopo i passati scioperi dei netturbini di New York e degli insegnanti in tutti gli USA, si è rimessa in moto in maniera massiccia sia nella stessa New York che in altre città come a Kansas City dove per quattro giorni i vigili del fuoco hanno scioperato, « isolati » dalla « pubblica opinione » e dai giornali. Ma gli scioperi si estendono a tutte le categorie: dai minatori (80 mila hanno scioperato per tre settimane) agli operai rotativisti di Washington che hanno bloccato buona parte dei giornali della capitale.

Va ricordato che i continui licenziamenti e l’inflazione, schiacciano sempre di più la classe operaia, facendo sconfinare nel sottoproletariato e nella « povertà » generica la fascia più disagiata: gente di colore, portoricani, immigrati in genere. Sono 1.500.000 nella sola New York i poveri che lo Stato assiste direttamente e che rappresenterebbero una vera e propria bomba lanciata contro il sistema qualora tale assistenza cessasse. Lo Stato « assistenziale » USA dunque, con i suoi milioni di poveri espulsi irrimediabilmente dal ciclo produttivo, rappresenta veramente un organo particolarmente delicato nel congegno capitalistico mondiale. Si cerca disperatamente, ad esempio, di salvare dalla bancarotta il comune di N. Y. consci delle ripercussioni a catena che coinvolgerebbero non soltanto gli Stati Uniti ma anche le varie Berlino, Roma, Parigi, ecc.

Ad ogni classe dunque il suo problema: alla borghesia quello della sopravvivenza del suo modo di produrre, a quella dei proletari quello di abbattere una volta per tutte lo Stato che tale modo di produrre impone.

INGHILTERRA

Borghesia italiana ed inglese mirandosi allo specchio, notano sempre più di essere se non sorelle, data la stretta pronuncia anglosassone della seconda, per lo meno cugine.

I problemi economici sono più o meno gli stessi, ed anche in Inghilterra a suo tempo i bonzi locali si posero il problema che oggi sembra dilaniare i nostri: occupazione o salari? Occupazione si era detto in coro nelle camere dei Lords e dei Comuni e negli eleganti uffici della locale confindustria, occupazione, soluzione che tutti favorisce! Panacea di tutti i mali dunque? No, la solita, antica e sempre più vigliacca fregatura per i proletari. Subordinare i salari all’occupazione, ovvero i salari agli investimenti, ovvero gli interessi proletari agli interessi dell’economia nazionale borghese. Gli operai inglesi che spinti dalle Trade Unions avevano accettato, anche se a bocca storta, l’accordo, si sono avveduti che la disoccupazione non è affatto diminuita, anzi ha fatto registrare un aumento non indifferente (1.250.000 sarebbero i disoccupati secondo le fonti ufficiali a metà settembre), mentre l’inflazione, che doveva recedere in seguito alla « pace sociale », è aumentata, lasciando svuotati i salari nominali della classe operaia. Era evidente che avendo pagato di tasca propria il giochetto dei bussolotti imbastito da sindacati traditori e Stato borghese gli operai buttassero al macero l’impalcatura cartacea che gli era stata creata intorno. Il via alla rottura della « santa pace sociale » è stata data dagli operai degli stabilimenti siderurgici del Galles, che hanno iniziato a chiedere nuovi aumenti salariali per tener dietro all’inflazione.

La santa triade sindacale che ha sede in quel di Roma, non appare scossa dagli insuccessi dei colleghi, dipendenti di Sua Maestà; forse lo sarà di più quando gli operai nostrani cominceranno a capire quanto sono stati presi per il sedere e busseranno, non troppo gentilmente, alla porta del tempio intersindacale.