Con i manovali e contro i bonzi
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L’ultima più clamorosa « sputata » il Lama, superbonzo con pipa, l’ha tirata facendo da paggio in televisione alla Cassandra nazionale Ugo La Malfa. Mentre quest’ultimo cercava di spiegare le regole della buona convivenza sociale secondo la massima capitalistica: « ognuno va retribuito secondo quanto rende alla società », il Lama facendosi poderosamente largo tra il fumo traduceva per i lavoratori analfabeti e ottusi il linguaggio del comprimario: « … io non sono dell’opinione che un ingegnere che costruisce un ponte debba essere pagato come il manovale che porta le pietre – evidentemente questo sarebbe assurdo – occorre però diboscare la giungla perché nella giungla non vince chi ha ragione, ma chi è come gruppo più forte, anche se ha torto » (Corriere della Sera 8-10-75).
Ora, quello che dice La Malfa lo sappiamo almeno da secoli, né gliene facciamo un torto, è il suo mestiere; ma che il Lama pretenda di confondere la classe operaia con il suo linguaggio moralistico alla Proudhon, con le sue « ragioni » e i suoi « torti » non gliela lasciamo passare.
Non si dimentichi che nonostante la conclamata autonomia del sindacato, il superbonzo si abbevera giornalmente alle poppe della gran madre PCI, e dunque pretende che le sue ricette sindacali facciano parte della strategia opportunista per il passaggio democratico ed indolore al … socialismo. Ha voluto forse dire che è assurdo che il manovale possa essere retribuito come l’ingegnere riferendosi alle infami condizioni della società capitalistica, o ha voluto recitare una massima universale? Non ci sono dubbi: il Dalai Lama non si scomoda per fare delle constatazioni parziali e contingenti, ma pontifica ex-cathedra e sciorina dogmi di valore universale, anzi assoluto.
Dunque nessun dubbio: il socialismo per bestie del suo rango non potrebbe concepire la stessa retribuzione per l’ingegnere e per il manovale, troppa è la distanza di « qualifica » professionale e l’« utilità sociale » dei due. Ed allora, a questo moraleggiante bonzo, sbattiamo sotto la pipa uno sferzante passo di Engels, che polemizza con un … Düring di par suo. « Per il socialismo, che vuole liberare la forza-lavoro umana dalla sua posizione di merce, è di grande importanza il riconoscimento che il lavoro non ha né può avere un valore – con questo riconoscimento cadono tutti i tentativi che il signor Düring ha ereditato dal primitivo socialismo operaio, di regolare la futura distribuzione dei mezzi di sussistenza come una specie di salario più elevato – da cui ne consegue ulteriormente il riconoscimento che la distribuzione, nella misura in cui viene dominata da considerazioni puramente economiche, sarà regolata nell’interesse della produzione e che la produzione viene favorita al massimo da un modo di distribuzione che permetta a tutti i membri della società di sviluppare, conservare ed esercitare le proprie capacità il più che sia possibile in tutte le direzioni. Alla mentalità delle classi colte, ereditata dal sig. Düring, deve certamente apparire una mostruosità che non ci debbano più essere carrettieri ed architetti di professione (gli ingegneri e i manovali di Lama fanno lo stesso), e che l’uomo, che in una mezz’ora ha dato delle istruzioni come architetto, per un certo tempo possa anche spingere un carro fino a che venga di nuovo richiesta la sua attività di architetto. Bel socialismo, che eterna la professione del carrettiere! » (Antidüring – Lavoro Semplice e Lavoro Composto).
I proletari sappiano che i sig. Lama e compagni sono per l’eterna professione del manovale, e guai a chi mette in discussione le qualifiche professionali! Ma, ci si dirà, non siamo ancora nel socialismo. È vero, e di questo passo e con questi tipi neanche ci si arriva! Sappiano allora i proletari che la lotta sindacale quando è di classe, è la palestra nella quale gli operai si allenano a lottare contro il capitale, contro le artificiali articolazioni e divisioni che il bonzume attuale alimenta, magari richiamandosi alla professionalità, ai diplomi e alle lauree. Il socialismo non si inventa con le battute ad effetto che fanno leva nella mentalità inevitabilmente dominante anche in seno al proletariato, educato dalla borghesia e dall’opportunismo al rispetto sacro verso la piccola borghesia che si presume colta e che in mancanza di cospicui mezzi di produzione come la grande borghesia, cerca di valorizzare al massimo le sue cartacce e i suoi diplomi con sigillo statale. La classe operaia deve disprezzare simili feticci ed unirsi contro queste sirene il cui fine è quello di eternizzare lo stato di abbrutimento e di inferiorità del proletariato. Saranno anzi proprio i manovali a rovesciare questi ideali e a instaurare il potere proletario, sotto la guida del Partito Comunista.
Sputi (ma di rabbia) il Lama o pianga La Malfa!