Storia e teoria dei rapporti tra le forme economiche e quelle politiche dell’organizzazione della classe lavoratrice (pt. 3)
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I passi che seguono sono tratti da un celebre scritto di Marx di aspra e inesorabile critica al programma sulla base del quale si dovevano unificare in un partito le due frazioni socialdemocratiche tedesche.
La durezza di Marx nel riordinare in termini precisi le questioni sollevate dal progetto di programma sottoposto al giudizio di Marx stesso, confermano quanto sia determinante all’azione del partito operaio non solo il programma ma la corretta precisazione e formulazione in esso di tutti gli elementi fondamentali. Il testo non lascia scampo ad interpretazioni equivoche e bolla a fuoco ogni deviazione dai principi. Siamo nel 1875, ma sarà sempre così, sia da parte di Engels poi o di Lenin successivamente. Questo sottolineiamo a condanna dei traditori di oggi che vorrebbero nascondere i loro misfatti con il pretesto di rinnovare i programmi, perfezionare i principi, col risultato sempre più visibile che la disfatta operaia nel mondo sta toccando il fondo.
Per risalire quindi la china è necessario rifarsi ai principi immutabili sulla base dei quali ricostruire il partito politico di classe. Ed è quello che sta facendo la nostra modesta compagine.
(Dalla Critica del programma di Gotha di C. Marx, pag. 32).
« Dopo la morte di Lassalle si è fatto strada nel nostro partito il criterio scientifico che il salario non è ciò che sembra essere, cioè il valore e rispettivamente il prezzo del lavoro, ma solo una forma mascherata del valore, rispettivamente del prezzo della forza-lavoro. Con ciò tutta la vecchia concezione borghese del salario, come la critica finora diretta contro di essa, è stata una volta per sempre gettata a mare e si è messo in chiaro che l’operaio salariato ha il permesso di lavorare per la sua propria vita cioè di vivere, solo in quanto lavora, per un certo tempo, gratuitamente, per il capitalista (e quindi anche per quelli che insieme col capitalista consumano il plusvalore); che tutto il sistema di produzione capitalistico si aggira attorno al problema di prolungare questo lavoro gratuito prolungando la giornata di lavoro o sviluppando la produttività cioè con una maggiore tensione della forza-lavoro, ecc.; che dunque il sistema del lavoro salariato è un sistema di schiavitù, e di una schiavitù che diventa sempre più dura nella misura in cui si sviluppano le forze produttive sociali del lavoro, tanto se l’operaio è pagato meglio, quanto se è pagato peggio. E dopo che questo criterio si è fatto sempre più e più strada nel nostro partito, si ritorna ai dogmi di Lassalle, benché ormai si debba sapere che Lassalle non sapeva ciò che è il salario, ma seguendo gli economisti borghesi, prendeva la parvenza per la sostanza della cosa.
È come se tra gli schiavi venuti finalmente a capo del mistero della schiavitù e diventati ribelli, uno schiavo prigioniero di concetti antiquati scrivesse nel programma della ribellione: la schiavitù deve essere abolita, perché il mantenimento degli schiavi nel sistema della schiavitù non può sorpassare un certo massimo poco elevato!
Il semplice fatto che i rappresentanti del nostro partito sono stati capaci di commettere un così enorme attentato al criterio diffuso nella massa del partito, mostra da solo con quale insolente leggerezza, con quale mancanza di coscienza essi si sono accinti alla redazione del programma di compromesso!
Invece dell’indeterminata frase conclusiva del paragrafo “l’eliminazione di ogni disuguaglianza politica e sociale”, si doveva dire che con l’abolizione delle distinzioni di classe, scompaiono da sé tutte le disuguaglianze sociali e politiche che ne derivano ».
(Dalla lettera di Marx a Bebel del 18-3-1875).
«In quinto luogo, non si fa parola dell’organizzazione della classe operaia come classe a mezzo dei sindacati di mestiere. E questo è un punto molto essenziale, perché questa è la vera organizzazione di classe del proletariato, in cui esso combatte le sue lotte quotidiane contro il capitale, in cui si addestra, e che oggi nemmeno la peggiore reazione (come ora a Parigi) non è più in grado di distruggere. Data l’importanza che questa organizzazione assume anche in Germania, noi pensiamo che sarebbe assolutamente necessario ricordarla nel programma, e possibilmente farle un posto nell’organizzazione del Partito».