Partito Comunista Internazionale

Fame e forca in Italia

Categorie: Economic Works, Fascism, Italy

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Il prossimo numero di « Prometeo » pubblicherà uno studio approfondito sulla situazione finanziaria in Italia.

Ci limitiamo in questo numero a riprodurre alcuni dati sui salari ed il costo della vita.

I dati che qui sotto riportiamo sono tratti da una pubblicazione ufficiale: Il Bollettino mensile dell’Ufficio centrale di Statistica del Regno d’Italia.

Si tratta del numero indice nazionale « complessivo » del costo della vita, a parte del numero indice riguardante il solo capitolo dell’alimentazione. Nell’uno e nell’altro caso è stato fatto convenzionalmente eguale a 100 il numero indice del mese di giugno 1928. Questa data è stata scelta evidentemente perché è da detta epoca che ha inizio la grande crisi che si è innestata nella generale crisi del dopoguerra.

Per non rifarci troppo addietro, noi prendiamo come punto di partenza il 30 settembre del 1934.

L’abbassamento del numero indice del 1934 rispetto al 1928 dipende dalla caduta dei prezzi causata dalla crisi. Esso non significa affatto una reale diminuzione del costo della vita.

Occorre ancora aggiungere che non è dato sapere quante « voci » entrino, secondo i compilatori attuali delle statistiche, a formare ciò che complessivamente si dice il « costo della vita »: in ogni caso ne entra un numero minore di quello che entra nella realtà. Il valore degli indici che riproduciamo è per conseguenza tutto nel confronto della loro successione.

Ecco pertanto i numeri indici del costo della vita secondo la citata pubblicazione ufficiale:

fine settembre193474,20
“ “193577,47
“ “193683,54
“ “193794,17

Ecco la progressione del costo della vita per quanto riguarda il solo capitolo dell’alimentazione:

fine settembre193468,35
“ “193573,11
“ “193677,82
“ “193789,01

Come si vede, l’aumento è, non solo costante, ma è ancora più accentuato tra il 1936 e il 1937 e lo è ancora di più per quanto riguarda i generi di alimentazione.

Da gennaio a settembre del corrente anno il progressivo aumento del costo della vita è ininterrotto, come lo dimostra la seguente tabella:

Gennaio86,40
Febbraio86,90
Marzo97,18
Aprile87,77
Maggio90,22
Giugno91,01
Luglio92,86
Agosto93,26
Settembre94,17

Se i meschini aumenti di salario si sono resi indispensabili nell’anno scorso, essi sono stati più che annullati dagli aumenti che sono registrati dalle statistiche, sia pure insufficienti ed incomplete.

* * *

A pag. 618 del Bollettino di Statistica si trovano i risultati di una inchiesta, compiuta presso 22.290 ditte che impiegano 1,4 milioni di operai circa, sui salari medi orari e il numero di ore di lavoro mensile nel mese di giugno per alcune categorie di operai:

Salario orarioOre di lavoroGuag. mensile
complessivamente2,17166360,22
Industrie agricole e alimentar1,66131217
Costruzione edile2,24152339,40
Industrie meccaniche2,71183495,93
Industrie metallurgiche2,95180531
Industrie cotoniere1,55166257,30
Industrie laniere1,77170300,90
Industrie della seta0,93142132,06

Esaminando le cifre dell’ultima colonna viene da domandarsi come fanno a vivere la maggior parte delle famiglie proletarie italiane. Le uniche categorie che riscuotono dei salari relativamente alti, sono quelle più strettamente connesse con le industrie di guerra, e che arrivano a prendere circa 500 lire mensili. All’altro estremo troviamo gli operai delle industrie agricole e alimentari (217 lire al mese) e quelli dell’industria della seta (132 lire al mese).

Sempre nel medesimo Bollettino, a pag. 120, troviamo dei dati che dovrebbero riferirsi alla totalità della popolazione operaia e che riportiamo nella tabella che segue:

salari agric.salaricosto d. vita
L.ind.ind.
dicembre 19341,121,6575,35
dicembre 19351,131,6981,52
dicembre 19361,171,8085,98
aprile 1937?1,7787,77
agosto 1937??93,26

Dal dicembre 1934 al dicembre ’36 i salari nominali agricoli sarebbero aumentati, in media, del 4,4% e quelli industriali del 9,1%. Il costo della vita aumentava però del 14,1%; cosí che i salari reali sarebbero diminuiti, durante lo stesso periodo, dell’8,6% per gli operai agricoli e del 4,6% per gli operai industriali.

Per questi ultimi il salario nominale diminuiva ancora dell’1,6% durante i primi quattro mesi di quest’anno, mentre il costo della vita aumentava del 2,1%. Nel periodo maggio-agosto il costo della vita aumentava ancora di un altro 6%, ma non risulta che le autorità corporative abbiano proceduto all’« allineamento » dei salari.

* * *

Eravamo stati ottimisti quando, nel numero scorso dopo avere contato 256 anni di galera pei tre primi processi davanti il tribunale speciale avevamo concluso colla cifra tonda di 3 secoli mancandoci ancora le pene del processo contro i proletari delle Puglie.

Il tribunale speciale è stato più munifico, « elargendo » a loro soli un secolo tondo. Il processo contro i comunisti si è concluso con le seguenti condanne: Romolo Di Giovannantonio a 18 anni di reclusione; Antonio Di Donato a 17; Antonio Di Modugno a 16; Fedele Celino e Antonio Damiano a 14 ciascuno; Vincenzo Antonucci a 10; Samuele Caccavo a 4; Michele Di Paola a 3; Leonardo Paulicelli e Antonio Marcovecchio a 2 anni ciascuno. Totale: 100 anni.

Nell’udienza del 22 ottobre, il Tribunale Speciale ha « giudicato » un gruppo di 17 antifascisti sardi, accusati di aver appartenuto al disciolto partito comunista e di avere diffuso stampa clandestina. Sette sono stati assolti. Gli altri dieci sono stati condannati alle pene seguenti: Giorgio Lunigo, a 5 anni di reclusione; Giorgio Giuseppe Paluma, Vittorio Tolu, Bellisai, Mario Murru, Francesco Fois, a 2 anni ciascuno; Antonio Melis, Angelo Pinna, Augusto Soro e Guido Soro a 1 anno ciascuno.

Totale: 19 anni di reclusione.

Dal febbraio al luglio scorso l’« Ovra » aveva proceduto nel paese di Genzano all’arresto di quarantacinque contadini accusati di propaganda antifascista, di ricostruzione del partito comunista e di manifestazioni per la Spagna repubblicana.

Gli arrestati furono deferiti al Tribunale Speciale che, nell’udienza del 15 ne ha « giudicato » un primo gruppo, condannando tutti gli imputati, a pene che vanno da 10 anni di reclusione ad 1.

E la macchina repressiva continua a funzionare.